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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
06.02.2026 Armi di Hamas nelle borse di UNRWA
Commento di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 06 febbraio 2026
Pagina: 5
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «Armi di Hamas nelle borse Unrwa. Guterres è cieco?»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 06/02/2026, a pagina 5, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Armi di Hamas nelle borse Unrwa. Guterres è cieco?"


Iuri Maria Prado

Antonio Guterres, segretario generale dell'ONU, possibile che non veda nulla? Nelle borse umanitarie dell'UNRWA ci sono le armi destinate a Hamas. L'UNRWA è un'agenzia ONU. Nessuno ha qualcosa da dire?

Le armi dei terroristi di Gaza infilate nei borsoni degli aiuti umanitari griffati Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per il sussidio dei cosiddetti rifugiati palestinesi, non toccano la coscienza del segretario generale António Guterres. È impegnato a denunciare le violazioni del cessate il fuoco (a patto che siano addebitate a Israele), e non può dunque occuparsi di quelle minuzie. Analogo disinteresse onusiano davanti alle immagini delle ambulanze adibite al trasporto di armi e terroristi dalla stazione di partenza (una scuola) al capolinea (un ospedale).

Sono faccende di così poca importanza da non meritare neppure un tentativo di smentita da parte dei molti che denunciano la “finta pace” del Piano per la ricostruzione di Gaza chiudendo gli occhi davanti alla realtà più semplice: e cioè che le formazioni terroristiche palestinesi non solo continuano a operarvi, ma lo fanno – come sempre – sotto il manto indifferente o complice della presunta cooperazione internazionale.

Il segretario generale delle Nazioni Unite che invita le parti in campo a rispettare gli accordi è tanto occhiuto sugli effetti delle azioni israeliane quanto guercio su quelle dei miliziani di Hamas, i quali in buon numero compongono le statistiche sui morti di Gaza che indignano le buone coscienze umanitarie. E quello strabismo riguarda poi esattamente gli accordi evocati per denunciarne la violazione sempre che sia Israele a esserne imputato: essi prevedevano, e fino a prova contraria prevedono ancora, la deradicalizzazione della Striscia e la neutralizzazione delle capacità offensive delle sigle terroristiche che la infestano.

Ma, vedi la combinazione, si tratta della parte meno considerata, anzi proprio accantonata, del Piano di pace: e ad accantonarla, vedi sempre il caso, sono esattamente quelli che pure – come il segretario generale delle Nazioni Unite – l’avevano salutata come un positivo punto di svolta per la soluzione del conflitto.

La realtà è che un vasto schieramento avverso ha sempre rifiutato anche la sola idea che quella soluzione dovesse passare per la distruzione di Hamas, e ciò perché tra le realtà a confronto – lo Stato ebraico, da un lato, e chi vuole distruggerlo, dall’altro – non vede differenze. E, se ne vede, non ha dubbi su chi abbia colpe più grandi (Israele) e su chi meriti più tutela (Hamas).

Quel fronte di opposizione al Piano di pace si è disposto ora sfrontatamente, come hanno fatto gli attivisti delle stesse Nazioni Unite, vale a dire i manipoli degli “special rapporteur”, ora invece con un silenzioso e diffuso lavorìo di boicottaggio. Ma nei due casi, in modo identico, questo composito schieramento militante ritiene perfettamente legittimo che il terrorismo palestinese resista, resista, resista. E se i sacchi degli aiuti umanitari diventano recipienti di mortai è comunque per una buona causa.

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redazione@ilriformista.it

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