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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
05.02.2026 Ugo Volli: 'I prof universitari di sinistra complici morali degli scontri. Anche il Pd troppo morbido'
Intervista di Franco Giubilei

Testata: La Stampa
Data: 05 febbraio 2026
Pagina: 5
Autore: Ugo Volli
Titolo: «I prof universitari di sinistra complici morali degli scontri. Anche il Pd troppo morbido»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 05/02/2026, a pag. 5, con il titolo "I prof universitari di sinistra complici morali degli scontri. Anche il Pd troppo morbido", l'intervista di Franco Giubilei a Ugo Volli.

Franco Giubilei
Ugo Volli

Ugo Volli, l'area grigia di borghesia colta evocata dalla procuratrice Musti contribuisce alla violenza di piazza?

«Sono stato docente all'Università di Torino per vent'anni fino al 2019 e conosco bene questo ambiente: ho sensazione ed esperienza che più che un'area grigia ce ne sia una rossa, più che maggioritaria, che controlla l'ateneo e che da sempre è attiva sostenitrice degli antagonisti. Professori, figli del '68, che appoggiano tutto ciò che è antagonista e tutte le occupazioni».

Quindi anche nel caso specifico e più recente di Askatasuna?

«Non c'è mai stata una condanna, e questo significa appoggio. Quando il sindaco Lo Russo ha fatto l'accordo con il centro sociale, nel comitato di garanzia hanno trovato posto illustri docenti che hanno molto protestato quando il sindaco ha fatto venir meno il patto con Askatasuna. Ma c'è una storia lunghissima di continuità con episodi del genere, una responsabilità morale profonda e continua che non ha mai avuto soste fin dal '77, quando durante un corteo dell'estrema sinistra morì un giovane nel rogo del bar L'angelo azzurro, qui a Torino».

Era un contesto del tutto diverso e una situazione generale molto più grave.

«La responsabilità morale e politica però c'è, come allora, e la procuratrice ha perfettamente ragione a denunciarla. Anzi, sono rimasto stupito dal fatto che la rettrice dell'università abbia condannato le violenze di sabato scorso, sia pure in modo molto prudente».

Saremmo di nuovo ai cattivi maestri degli Anni 70?

«Qualcosa di analogo ma con differenze profonde. Non c'è un Toni Negri, un docente a capo di un'organizzazione, né responsabili sul piano giuridico, ma sul piano culturale sì, perché c'è una massiccia solidarietà con gli estremisti».

Lei cinquant'anni fa insegnava all'università di Bologna, coglie delle analogie con il periodo attuale?

«Il Settantasette fu una rivolta contro il Pci che investì anche i docenti, ma allora esisteva comunque un confine, che oggi non c'è più, fra sinistra extraparlamentare e istituzionale. Non a caso, proprio quell'anno, Luciano Lama fu contestato alla Sapienza a Roma».

E oggi invece?

«Oggi la sinistra fa i patti dicendo che Askatasuna è un bene comune della città di Torino. Allora invece sarebbe stato impensabile che un deputato della sinistra partecipasse a una manifestazione di autonomi che avesse come scopo gli scontri con la polizia, com'è avvenuto l'altro giorno. Anche il Pd ha avuto una posizione troppo morbida: quando si lascia intendere che i disordini dipendano dal fatto di aver sgomberato Askatasuna e che era giusto raggiungere un accordo col centro sociale, vuol dire non fare una resistenza troppo forte a certe pratiche. Siamo ancora ai "compagni" che sbagliano, non si oppone una discriminante precisa sull'uso della violenza politica».

Però la maggioranza di chi ha manifestato sabato lo ha fatto in modo pacifico.

«Io penso invece che ci sia una maggioranza di manifestanti che non ha voglia, coraggio ed età per fare a botte, ma che sia comunque complice di Askatasuna. Sono favorevoli agli scontri con la polizia ma non hanno l'energia e la preparazione per farli. Questo però non li rende pacifici, dato che lo scopo della manifestazione era la riconquista della sede del centro sociale. Lo sapevano benissimo che sarebbe finita così».

Lei condivide le misure che sta preparando il governo? Non teme possano essere liberticide?

«Credo che qualcosa si debba fare. Il monopolio della violenza in una società di diritto è dello Stato e questo principio sta vacillando, nel momento in cui la violenza si diffonde si arriva a un clima pericoloso in cui prevale chi è più capace di organizzare scontri. Siamo in una situazione simile agli Anni di piombo e bisogna impedire che si formino milizie private rivoluzionarie. Il che non significa impedire il dissenso e le manifestazioni pacifiche, ma bisogna far sì che non degenerino in violenza senza essere represse. Ci vorrebbe il consenso delle forze politiche, proprio come negli Anni 70. Questo non è dissenso, ma violenza distruttiva e pericolosissima che va stroncata».

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