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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
05.02.2026 Tirate fuori le spille per l’Iran
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 05 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Tirate fuori le spille per l’Iran»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 05/02/2026, a pagina 1/IV, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Tirate fuori le spille per l’Iran".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Tirate fuori le spille per l'Iran”. Il grande Draiman le suona ai colleghi  silenti sui massacri | Il Foglio
Il silenzio del mondo dello spettacolo sul massacro iraniano è diventato assordante: nessuna parola ai Golden Globe, nessuna ai Grammy, mentre migliaia di civili venivano uccisi dalla repressione del regime

Roma. Il regista Javad Ganji è stato assassinato nella Tiananmen iraniana e poche ore dopo ai Golden Globe nessuno si è curato di citarlo. Per Mark Ruffalo e Javier Bardem non era una causa valida. Mojtaba Tarshiz, ex centrocampista dei Tractor, la squadra vincitrice del campionato di calcio iraniano, ha lasciato le figlie coi genitori ed è uscito per protestare. Lui e sua moglie sono stati assassinati. Nessuna stella del calcio si è inginocchiata. Le celebrities che hanno difeso gli iraniani si contano sulle dita di una mano: ci sono le cantanti Pink e Dua Lipa, la produttrice discografica Sharon Osbourne e la scrittrice di “Harry Potter”, J. K. Rowling. Ora sono passati anche i Grammy e nessuno ha di nuovo fiatato. Così David Draiman, il frontman dei Disturbed e leggenda vocalist metal, ha prodotto un video per i social e le ha suonate al red carpet. “Dopo aver visto i Grammy Awards sono rimasto deluso dal fatto che nessuno abbia deciso di dire nulla su ciò che sta accadendo in Iran.

Sul fatto che decine di migliaia di persone innocenti sono state massacrate, fucilate dopo le loro proteste nei letti d’ospedale, braccate senza pietà, represse. Dovreste essere contro la repressione, a favore della libertà e dei diritti umani, giusto? Non c’era una sola voce a nome del popolo iraniano? Lo farò io”. La Human Rights Activists News Agency, un’organizzazione per la difesa dei diritti umani in Iran, al Washington Post di ieri ha spiegato che i morti sono almeno 6.800 e oltre undicimila altri casi sono sotto revisione. Numeri che hanno superato il massacro di piazza Tiananmen e l’uccisione da parte delle forze governative siriane di almeno diecimila persone a Hama nel 1982. Draiman ha poi preso carta e penna e scritto al Wall Street Journal. “Alla cerimonia dei Grammy, una sola causa sembrava avere importanza: la repressione dell’immigrazione da parte dell’Amministrazione Trump.

Ma ci sono altre cause nel mondo. Perché il massacro di migliaia di iraniani innocenti, perpetrato dalle forze della Repubblica islamica che li tengono in ostaggio da decenni, non rientrava tra queste?”.

E’ probabilmente il più grande massacro di civili perpetrato da un regime nella storia recente. Gli sgherri del regime hanno ucciso anche due musicisti, Sanam Pourbabaei e Pouya Faragardi. “Eppure, i luminari dell’industria discografica riuniti a Los Angeles non hanno avuto nulla da dire al riguardo. Perché?”. Draiman lo sa, che la questione iraniana è in contrasto con le narrazioni di oppressione, genocidio e violazione dei diritti umani “che hanno preso piede nella sinistra antisemita e antisraeliana negli ultimi anni”. Il loro simbolo è la mano rossa insanguinata, indossata come una spilla da artisti e attivisti, anche se la maggior parte di loro sa che è un simbolo di morte, il simbolo dei linciaggi di israeliani durante la Seconda Intifada. Billie Eilish non ha avuto problemi a sfoggiarequesto simbolo agli Oscar. “Ma non è riuscita a trovare il coraggio di dire una parola a nome del popolo iraniano nel momento del suo più grande bisogno?”, 

chiede Draiman. “Coloro che si trovano in un’alleanza inaspettata con il regime iraniano, pensando che il loro sostegno solidale sarà ricompensato con diritti e libertà, farebbero bene a ripensare a ciò che è accaduto a persone come loro quando i mullah hanno preso il potere. O alle migliaia di cristiani massacrati e presi in ostaggio dai radicali islamici in Africa. O alle donne afghane, private di tutte le libertà conquistate con il sangue delle truppe americane. Dove sono le campagne e le marce per queste vittime dell’intolleranza? Perché non ci sono spille per loro?”.

Draiman conclude: “La signorina Eilish e le sue amiche non sono coraggiose. Il coraggio è il coraggio di restare soli, di difendere ciò che è giusto quando il pubblico non ti applaude”. E ancora deve iniziare Sanremo, il festival delle canzonette e dei cachet.

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