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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
04.02.2026 Gli squadristi con la kefiah e quelli col passamontagna
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 04 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Gli squadristi con la kefiah e quelli col passamontagna. Askatasuna e pro-Pal, due bandiere stessa violenza»

Gli squadristi con la kefiah e quelli col passamontagna. Askatasuna e pro-Pal, due bandiere stessa violenza
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Deborah Fait

Pro-Pal e squadristi rossi dell'Askatasuna, stessa gente, stessa violenza. Ma la sinistra politica li assolve, li giustifica, perché ne condivide, infine, lo stesso odio contro Israele.

Askatasuna spacca vetrine, assedia sedi pubbliche, attacca la polizia e poi si dichiara perseguitata.
Nelle università italiane, i pro-Pal occupano aule, bloccano lezioni, impediscono conferenze, intimidiscono studenti ebrei,  cacciano relatori ebrei, poi escono all'aperto e distruggono e bruciano intero quartieri.
Ma il copione è identico: la violenza non è mai violenza, se arriva dalla parte giusta per loro. Entrambi i gruppi si completano, devastano, minacciano, aggrediscono. Se sei “contro il fascismo” o “contro Israele”, puoi fare tutto: picchiare, minacciare, distruggere, persino cercare il morto. Gli unici fascisti sono proprio loro.

La sinistra sta diffondendo l’idea tossica che esistano aggressioni nobili, come augurare a un poliziotto di morire martellandolo in testa, ma, per carità, era solo un martelletto, scrive il Manifesto. Il sindacalista comunista Cremaschi, a Quarta Repubblica, accusa il governo italiano di coprire (indovinate cosa?) un genocidio. Anzi IL genocidio. Non intendeva parlare di curdi, yazidi o l'intenzione mai sopita di fa scomparire ancora gli ebrei. Quelli come Cremaschi accusano Israele di genocidio da almeno mezzo secolo. Genocidio è l'argomento preferito dalla sinistra dopo la vittoria schiacciante di Israele nella Guerra dei Sei Giorni. Se così fosse, nel giro di 60 anni, non dovrebbe esistere nemmeno il ricordo dei palestinesi che invece sono decine di volte più numerosi.

A Torino Askatasuna incendia il conflitto urbano da 30 anni, con un rituale tragico: distruzioni, scontri, comunicati autoassolutori e una parte della politica che balbetta giustificazioni e tira fuori, allo scopo di distogliere l'attenzione dalla guerriglia, un inesistente genocidio a Gaza.
Nelle università, lo schema si replica con più ipocrisia: occupazioni “per Gaza”, lezioni sospese da due anni, docenti messi sotto pressione, studenti ebrei invitati al silenzio “per non provocare”, buttati fuori dai cortei. Minacciati e aggrediti.

Alla Sapienza di Roma, a Milano, a Bologna, a Torino, scene viste e riviste:
dibattiti annullati perché non allineati, aule occupate che diventano territori dove si organizza la guerriglia, bandiere palestinesi ovunque e zero spazio per una voce diversa.
Provate a organizzare un incontro che non sia accusatorio verso Israele: salta immediatamente.
Provate a dire che Hamas è un’organizzazione terroristica: venite isolati, offesi, denunciati come "fascisti".
Questa sarebbe l’università pluralista. Uno schifo dove studiare è l'ultima cosa da fare. Ma tranquilli:  i facinorosi non vogliono intimidire né distruggere il sistema. Vogliono insegnare la  “sensibilità politica” e la loro personale visione della democrazia. Gli studenti pro Pal che impediscono l’accesso alle lezioni non sono prepotenti: sono “attivisti”, chi vuole studiare è un fascista sottomesso a "un governo che provoca e usa le violenze per poter reprimere la libertà"
Chi subisce non è una vittima: è “provocatore”.
Un capolavoro linguistico che ribalta la realtà con disinvoltura, Askatasuna non è violenta: è “antagonista”. Abbiamo visto le devastazioni a Torino, più di 100 agenti mandati all'ospedale. Cercavano il morto! .

E poi ci sono gli episodi che nessuno vuole vedere.

  • Trent'anni di occupazione illegale, promozione di terrorismo, antisemitismo, odio.  Devastazioni! Altro che associazione culturale, associazione per delinquere, questo sono gli Askatasuna, esattamente come i pro Pal.
  • Studenti ebrei costretti a togliere i simboli identitari per non essere pestati a sangue e insultati.
  • Cori “dal fiume al mare” che evocano momenti tragici.
  • Mail anonime di minacce di morte, pressioni, isolamento.
    Ma non chiamatelo antisemitismo: disturba. Meglio accusare Israele di un genocidio inesistente ma creduto dalle menti deboli di cui ormai l'Italia è colma.

E la sinistra istituzionale? Presente! Ma solo per giustificare.
Sì, la violenza non va bene, ma bisogna capire la rabbia.
Sì, l’antisemitismo è grave, ma Israele…
La protesta dunque viene fatta passare per legittima, la violenza naturalmente è provocata dalle forze dell'ordine. I sinistri lo dicono tranquillamente, senza vergogna.
Se a occupare le università fossero gruppi di destra, avremmo allarmi democratici, editoriali infuocati, richieste di sgombero immediate.
Se a essere intimidati fossero studenti musulmani, scatterebbe la mobilitazione nazionale e le accuse di razzismo si sprecherebbero.
Ma siccome il bersaglio è Israele- e, per osmosi, gli ebrei- allora si relativizza. Si minimizza. Si giustifica. Si osa dimenticare, peggio, dileggiare, il 7 Ottobre.

Oggi: Askatasuna con i suoi devastanti assedi urbani, tollerati, giustificati, da alcuni addirittura esaltati. (AVS, M5S e estremisti del PD)
Oggi: I pro-Pal con campus trasformati in recinti ideologici protetti da tutta la sinistra italiana con manifestazioni violente di odio antisemita.
Domani inventeranno un’altra sigla, un altro slogan, la stessa arroganza di sentirsi intoccabili perché “dalla parte giusta della Storia”. E intanto ieri come oggi e probabilmente domani, le bandiere che aprono tutti i cortei sono quelle della morte e della violenza palestinese. Intorno, il silenzio più rumoroso di tutti.
Il silenzio dei partiti che temono di perdere consenso.
Il silenzio delle istituzioni che preferiscono voltarsi dall’altra parte.
Il silenzio di chi confonde la paura con la sottomissione.

La verità, brutale e semplice, è questa:
una parte della sinistra non combatte la violenza. La gestisce.
La condanna solo quando è altrui.
Quando è propria, la chiama lotta, protesta, impegno e, la parola magica, antifascismo. E così le università smettono di essere luoghi di pensiero e diventano palcoscenici di intimidazione e violenza.
Gli ebrei tornano a sentirsi ospiti scomodi e rinnovano i passaporti per essere pronti a scappare.
La violenza, con la bandiera giusta, non fa scandalo. Sabato quella bandiera apriva il corteo "pacifico" di Askatasuna.

Ma la causa è nobile, dicono. E quando la causa è nobile, anche l’odio trova sempre qualcuno disposto a spiegarlo, ad accettarlo, a relativizzarlo. Askatasuna ha distrutto Torino, da due anni i kompagni pro Pal distruggono l'Italia e tutti insieme diffondono odio verso gli ebrei, verso Israele, verso polizia e carabinieri e, per finire, verso il governo Meloni. L'Occidente è finito, il pericolo non è più un'utopia. E' qui presente, in sintonia con i dettami del Corano,  vuole distruggere la nostra civiltà e i non musulmani. Quello che accade nelle città occidentali contro Israele è un vero e proprio jihad organizzato dai gruppi palestinesi. Jihad significa “sforzo” o “lotta”. Il jihad è un insieme completo di tattiche per soggiogare i non musulmani (Kafir), con l'obiettivo finale di sottomettere il mondo intero a Maometto, Allah e al comunismo. Non è protesta: è prevaricazione ideologica.

Askatasuna, pro Pal e kompagni hanno tutti le stesse idee, la stessa ideologia: distruggere tutto e costruire un mondo fatto di violenza e orrore.

Askatasuna si dice “antifascista”.
I pro-Pal si dicono “antisionisti”.
Entrambi usano una parola-scudo per assolversi preventivamente.

Askatasuna odia lo Stato, la polizia, le istituzioni, il governo.
I pro-Pal più semplicemente odiano Israele ma con una tale forza da tenere sotto scacco le piazze di tutto il mondo occidentale.
Due gruppi, stessa ideologia della violenza, dell'odio, della devastazione. E noi, nel mezzo, siamo costretti a sopportare. Basta!


takinut3@gmail.com

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