Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Prove di dialogo fra Iran e Stati Uniti. Trump preferisce sempre parlare con i dittatori Cronaca di Matteo Legnani
Testata: Libero Data: 03 febbraio 2026 Pagina: 15 Autore: Matteo Legnani Titolo: «Prove di dialogo fra Iran e Stati Uniti Appuntamento venerdì 6 a Istanbul»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 03/02/2026, a pag. 15, con il titolo "Prove di dialogo fra Iran e Stati Uniti Appuntamento venerdì 6 a Istanbul" la cronaca di Matteo Legnani.
Erdogan fa da mediatore fra Usa e Iran, per evitare un conflitto. Il messaggio di Trump è chiaro: «Niente armi nucleari e smettete di uccidere i manifestanti».
Da quasi 50 anni Stati Uniti e Iran hanno interrotto ogni relazione diplomatica. Dalla rivoluzione khomeinista del 1979 non hanno avuto alcun tipo di rapporto, se si escludono minacce e attentati, tutti di matrice iraniana o delle organizzazioni terroristiche affiliate e assoldate dal regime di Teheran.
Per cui l’incontro che dovrebbe avvenire venerdì tra l'inviato americano Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi a Istanbul avrà una portata in ogni caso storica. Anche se, come riferito da Axios, è assai probabile che, più che un tête-a-tête tra i due Paesi, quello in Turchia sarà un vertice allargato ai ministri degli Esteri di alcuni Paesi della regione, tra i quali Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Oman e forse anche Emirati Arabi.
La svolta era stata preannunciata nel weekend dal presidente Usa Donald Trump, che aveva fatto sapere che gli iraniani «ci stanno provando seriamente, vogliono parlare». E ieri il presidente Mamoud Pezeshkian ha infine ordinato che la sua diplomazia, di concerto con gli intermediari regionali, si muovesse per concretizzare un incontro con gli inviati americani.
Un primo effetto del riavvicinamento tra le parti è stata la cancellazione delle esercitazioni marittime che il regime aveva previsto dalla giornata di ieri nello Stretto di Hormuz. E anche i mercati paiono credere a una distensione che scongiuri uno scontro armato, con il petrolio che ieri a New York, dopo la notizia del vertice di Istanbul, ha visto le sue quotazioni calare di oltre il 5%.
L'oggetto specifico dell’incontro Usa-Iran resta ancora piuttosto fumoso. Soprattutto dopo che Ali Bagheri, vicepresidente per la politica estera presso la segreteria del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell'Iran, ha affermato che «i funzionari iraniani non hanno alcuna intenzione di spostare materiali nucleari arricchiti fuori dal Paese» perché, ha spiegato, «i negoziati (con gli Usa, ndr) non riguardano tale questione».
Dopo l’orrore che si è visto in Iran dallo scorso 28 dicembre e dopo i tanti appelli a un intervento americano arrivati dagli oppositori degli ayatollah, sarebbe effettivamente riduttivo se un attacco al regime fosse sospeso solo per negoziare sul nucleare, tema sul quale Teheran è sempre stata evasiva e non ha mai rispettato gli impegni. Ma è anche difficile immaginare quali concessioni il regime sia disposto a mettere sul tavolo sul piano delle riforme.
Benché l’economia iraniana sia al collasso e abbia disperatamente bisogno che le sanzioni si allentino, il clero iraniano resta sulle barricate e ieri la notizia dei colloqui (e la conseguente messa in standby di un attacco americano) non ha avuto sulla guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, altro effetto che fargli cantare vittoria per «la sconfitta dei nemici che hanno aizzato le proteste, Stati Uniti e Israele» negli stessi toni bellicosi delle ultime settimane.
Nella serata di ieri, il Dipartimento di Stato Usa ha fatto più chiarezza, riferendo un messaggio del presidente Trump a Teheran: «Niente armi nucleari e smettete di uccidere i manifestanti». L’estrema sintesi di quello che, secondo altre fonti americane citate da Axios, sarebbe l’intendimento del vertice: elaborare un “pacchetto di accordi” su più temi che impedisca una guerra.
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