Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il portavoce di Fatah sbugiarda la propaganda anti-israeliana e svela la visione immorale condivisa da Hamas e Autorità Palestinese Video di Palestinian Media Watch
Testata: israele.net Data: 03 febbraio 2026 Pagina: 1 Autore: Palestinian Media Watch Titolo: ««Prima del 7 ottobre, Gaza era un paradiso e la carneficina di ebrei non è un problema di per sé, ma è stata gestita male da Hamas». In poche frasi il portavoce di Fatah sbugiarda la propaganda anti-israeliana e svela la visione immorale condivisa da Hama»
Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione del video di Palestinian Media Watch e il commento della redazione d'Israele.net, dal titolo "«Prima del 7 ottobre, Gaza era un paradiso e la carneficina di ebrei non è un problema di per sé, ma è stata gestita male da Hamas». In poche frasi il portavoce di Fatah sbugiarda la propaganda anti-israeliana e svela la visione immorale condivisa da Hamas e Autorità Palestinese'".
Clicca sulla foto per vedere il video Mundhir Al-Hayek, portavoce di Fatah nella Striscia di Gaza: “Ho definito la dirigenza di Hamas fallimentare, specialmente dopo il 7 ottobre…". Al-Hayek non condanna moralmente il massacro del 7 ottobre, ma solo la gestione delle sue conseguenze, trattando l’uccisione di civili come un fatto “eccessivo” ma non illegittimo.
Le sue parole confermano che Autorità Palestinese e Hamas divergono sulle tattiche, non sul principio: il terrorismo è valutato per utilità politica, non rigettato sul piano morale
In un’unica intervista radiofonica, il portavoce di Fatah nella Striscia di Gaza – che rappresenta il partito al governo dell’Autorità Palestinese, quello che ora si sta posizionando come futura autorità di governo a Gaza – ha esplicitato tre verità che i capi palestinesi di solito evitano di affermare così apertamente:
che prima del 7 ottobre Gaza non era affatto un “inferno” invivibile;
che l’omicidio di massa di israeliani non è moralmente da condannare di per sé, per principio;
che il dibattito interno palestinese non verte sulla legittimità o meno del terrorismo in quanto tale, ma solo su quanto il terrorismo torni, o non torni, utile.
L’ammissione di Al-Hayek secondo cui “la Striscia di Gaza prima del 7 ottobre era un paradiso” e che “la situazione era molto buona” smentisce seccamente tutta la propaganda anti-israeliana che cerca di sostenere che la carneficina del 7 ottobre sarebbe stata la conseguenza delle condizioni “disumane” in cui era costretta a vivere la popolazione palestinese dentro una Striscia di Gaza costantemente descritta come una “prigione a cielo aperto”, se non addirittura un “lager”.
Non è la prima volta che esponenti palestinesi e funzionari di Fatah che parlano da Gaza affermano che la vita nella Striscia non era solo tollerabile, ma “molto buona”, finché Hamas non ha scatenato la guerra.
Altrettanto significativo è ciò che Al-Hayek non condanna. “Non mi riferisco all’operazione in sé” afferma esplicitamente riferendosi alle atrocità del 7 ottobre, ma solo a ciò che ne è seguito.
Il peggiore massacro di ebrei dopo la Shoà non viene rigettato in quanto tale. Viene trattato come un semplice dato di fatto.
Come Palestinian Media Watch ha costantemente documentato, l’Autorità Palestinese non condanna moralmente il terrorismo in generale, né il 7 ottobre in particolare. Si limita a criticare la cattiva gestione politica o tattica che è stata fatta delle conseguenze del 7 ottobre.
Per Al-Hayek, il fallimento non è stato il massacro di civili, gli stupri, le atrocità di massa, la deportazione di ostaggi, ma il fatto che Hamas – dopo il 7 ottobre – non ha esercitato abbastanza “logica e buon senso” per “salvare il nostro popolo”, e non ha saputo gestire le conseguenze della violenza che aveva scatenato.
Forse ancora più istruttiva è l’affermazione di Al-Hayek secondo cui il massacro in sé era eccessivo, ma non illegittimo. “Avevamo bisogno del 10% del 7 ottobre – ha detto – per trasmettere al mondo il messaggio”.
Cosa significa “il 10% del 7 ottobre”?
Significa sequestrare e deportare come ostaggi a Gaza solo 25 persone invece di 251?
Significa trucidare a sangue freddo 120 innocenti, anziché più di 1.200?
Significa violentare meno donne o bruciare vive meno famiglie?
Le parole del portavoce di Fatah smascherano la vera ideologia dell’Autorità Palestinese, che non considera il terrorismo qualcosa da condannare sul piano morale, ma solo una questione da valutare in termini quantitativi e sulla base di una accorta gestione delle conseguenze e dei costi politici.
In effetti, lo stesso presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha descritto il 7 ottobre come un tentativo di raggiungere “obiettivi importanti”, mentre il suo importante consigliere Mahmoud Al-Habbash lo ha definito “una cosa legittima”.
Il portavoce di Fatah Al-Hayek non fa che ripetere fedelmente questa visione.
Autorità Nazionale Palestinese e Hamas possono dividersi su tattiche e tempistiche, ma sono sostanzialmente concordi sulla questione fondamentale: la legittimità del terrorismo.
(Da: palwatch.org, israele.net, 21.1.26)
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