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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
03.02.2026 Assistenza in cambio di favori. La maschera civile di Hezbollah
Analisi di Luca Longo

Testata: Il Riformista
Data: 03 febbraio 2026
Pagina: 7
Autore: Luca Longo
Titolo: «Assistenza in cambio di favori. La maschera civile di Hezbollah»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 03/02/2026, a pagina 7, l'analisi di Luca Longo, dal titolo: "Assistenza in cambio di favori. La maschera civile di Hezbollah".

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Luca Longo

Hezbollah ha costruito in Libano un vero e proprio Stato parallelo, con tanto di servizi assistenziali. Così si consolida nel territorio, fa proseliti e continua a reclutare terroristi pronti a combattere contro Israele.

Hai un problema amministrativo? Ti serve denaro? Hai una disputa con i vicini o cerchi protezione per poter lavorare in sicurezza? In Libano, soprattutto nel Sud del Paese, la risposta è una sola: rivolgiti a Hezbollah. È questo l’indirizzo implicito per la risoluzione di ogni questione civile nei villaggi, ma anche il principale canale di collegamento tra la popolazione e le infrastrutture terroristiche. L’organizzazione libanese ha saputo intrecciare la propria presenza militare con strutture apparentemente civili, rafforzando un controllo sociale e logistico capillare su intere comunità rurali. Oggi, per la prima volta, fonti delle Forze di Difesa israeliane rivelano nel dettaglio questo sistema di coordinamento e le operazioni mirate avviate per estirpare quello che viene descritto come un vero cancro mafioso annidato nella sfera civile.

Nei villaggi del Libano meridionale il modus operandi è noto a tutti. I residenti vengono indirizzati verso un sistema parallelo quando hanno bisogno di assistenza finanziaria, di mediazione in una disputa o di risolvere problemi con le autorità. Hezbollah ha costruito un modello che sfrutta sistematicamente il tessuto civile delle città e dei villaggi: figure apparentemente impegnate nell’assistenza sociale, nella risoluzione dei conflitti o nelle attività economiche locali non sono semplici operatori civili, ma rappresentanti diretti dell’organizzazione, con ruoli che spaziano dalla gestione finanziaria alla supervisione militare, fino al controllo informativo.

Questo meccanismo di integrazione, spiegano fonti dell’IDF, costituisce una delle principali strutture di controllo territoriale di Hezbollah. Chi riceve aiuto, sia economico sia sociale, entra in una relazione di dipendenza che si traduce in obblighi concreti: concedere spazi per lo stoccaggio di armi, trasformare abitazioni private in infrastrutture logistiche o fornire informazioni sensibili sui movimenti delle truppe israeliane.

Nelle comunità analizzate, la figura dell’operatore “civile” si è progressivamente trasformata in un perno della macchina di controllo dell’organizzazione. Questo intermediario funge da collegamento tra la gerarchia militare e la popolazione, influenzando le decisioni locali — dalla gestione delle risorse all’allocazione degli spazi — e alimentando il flusso di informazioni strategiche verso la leadership armata. Il servizio alla comunità diventa così una facciata, utile a consolidare consenso e normalizzare una presenza che è tutt’altro che neutrale.

La conseguenza diretta è una progressiva dissoluzione della distinzione tra civile e militare. In caso di operazioni di contrasto o di conflitto armato, questa commistione rende estremamente complesso intervenire, complicando non solo le operazioni militari ma anche qualsiasi tentativo di ripristinare una governance civile autonoma.

Per questo l’IDF ha avviato contromisure specifiche, orientate non soltanto alla distruzione delle infrastrutture materiali, ma anche alla disarticolazione della rete di influenza. L’obiettivo è identificare e neutralizzare gli operatori chiave che fungono da ponte tra associazioni civiche e apparati militari. Un esempio emblematico è l’azione contro Abu Ali Salameh, figura locale a Yanuh coinvolta nel mantenimento delle attività di Hezbollah nella regione. L’operazione ha colpito sia la sua capacità di intervento diretto sia la rete di protezione civile che incarnava, puntando a isolare l’organizzazione dai suoi centri di influenza territoriale.

La strategia di fondere attività militari, economiche e sociali non è nuova, ma si è fatta sempre più sofisticata dopo la fine del conflitto del 2023. In seguito alle operazioni nella Striscia di Gaza e all’intensificarsi dell’azione dei proxy iraniani in Medio Oriente, Hezbollah ha cercato di consolidare ulteriormente il proprio peso nelle aree rurali del Libano meridionale. Si tratta di una dinamica che va oltre la dimensione militare e assume un carattere sociale e politico, rendendo l’organizzazione difficilmente separabile dalla vita quotidiana delle popolazioni locali.

Le implicazioni sono profonde: riguardano la sicurezza di Israele, i negoziati diplomatici regionali e l’efficacia delle politiche di contenimento dei gruppi terroristici. Non è solo un’operazione militare, ma una strategia più ampia volta a ridurre la capacità di Hezbollah di usare la popolazione civile come copertura operativa e come fonte di informazioni. Parallelamente, Israele coordina azioni per impedire il riassetto delle infrastrutture dell’organizzazione, con particolare attenzione ai depositi di armi e ai siti di lancio.

La complessità di questo sistema rappresenta una sfida metodologica e politica di primo piano. Non si tratta più soltanto di colpire bunker e arsenali, ma di comprendere e spezzare la rete di relazioni che consente a Hezbollah di mantenere influenza, capacità di reclutamento e operatività. In un contesto in cui la stabilità del Libano e l’equilibrio del Mediterraneo orientale restano fragili, l’azione contro la “maschera civile” di Hezbollah non riguarda solo la sopravvivenza dello Stato di Israele, ma costituisce un tassello essenziale di una strategia più ampia per limitare il potere dei gruppi armati integrati nel tessuto sociale del Medio Oriente.

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