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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
03.02.2026 Ugo Volli: l’islam fanatico con i black bloc
Intervista di Luca Sablone

Testata: Il Riformista
Data: 03 febbraio 2026
Pagina: 2
Autore: Luca Sablone
Titolo: «L’Islam radicale con i black bloc. Volli: «Squadre paramilitari»»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 03/02/2026, a pagina 2 l'intervista di Luca Sablone a Ugo Volli: "L’Islam radicale con i black bloc. Volli: «Squadre paramilitari»".

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Ugo Volli

Askatasuna all'assalto con squadre paramilitari

Per vent’anni ha insegnato all’Università di Torino. Filosofo e semiologo, Ugo Volli non si dice affatto sorpreso dalla guerriglia esplosa durante il corteo pro-Askatasuna. Conosce bene quella regia: i personaggi di spicco che compongono le «squadre paramilitari» arrivano dal «nucleo storico degli autonomi», che da anni controllano i cortei e dirigono l’assalto alle forze dell’ordine e ai cantieri Tav. Sullo sfondo, anche il legame mai reciso tra ultrasinistra e Islam radicale.

È rimasto sorpreso dalla violenza scatenata contro gli agenti o il clima da guerriglia non l’ha sorpresa?
«No, non mi ha affatto stupito. Gli autonomi di “Askatasuna” — una parola basca che non a caso richiama il nome dei sanguinosi terroristi dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna, “Paese basco e libertà”) — in Val di Susa fanno esercizi di guerriglia urbana da vent’anni, anche usando etichette e sigle diverse, con il ridicolo pretesto di opporsi all’Alta velocità. A Torino hanno organizzato letteralmente centinaia di manifestazioni violente: per anni hanno espulso con la forza dall’università persone e gruppi con idee diverse, occupato scuole ed edifici universitari, scontrandosi spesso con la polizia. La violenza fa parte del loro Dna, ma col tempo è diventata sempre più pesante».

Antagonisti, centri sociali, infiltrati: chi è davvero sceso in piazza?
«Attribuire gli scontri a misteriosi “infiltrati” è letteralmente ridicolo. Alla manifestazione di Torino non si è infiltrato nessuno: è successo il contrario. A un certo punto, quelli che non volevano rischiare hanno capito che stava per iniziare lo scontro — previsto da tutti — e si sono allontanati, lasciando campo libero alle squadre paramilitari che avevano fin dall’inizio il controllo del corteo. La violenza viene dal nucleo storico degli autonomi, che gestiscono centri sociali come Askatasuna. È un gruppo eversivo molto ben organizzato, che inquadra militarmente i propri aderenti e pratica la violenza sulla base di un progetto politico. Bisognerebbe chiedersi perché non si applichi nei loro confronti la legge Scelba contro la costituzione di movimenti politici militarizzati».

C’è anche lo zampino di gruppi legati all’Islam radicale?
«Negli ultimi anni Askatasuna è stata in prima linea nelle manifestazioni e nelle occupazioni a favore di Hamas, usando questa bandiera sia per convinzione sia per cercare visibilità. Se esistano legami organizzativi diretti con i terroristi mediorientali non si può affermare con certezza, ma solo supporre. Resta però una lunga tradizione della sinistra extraparlamentare: già negli anni Settanta andava ad addestrarsi nei campi palestinesi e, in cambio, aiutava a trasportare armi. Nel 1979, ad esempio, autonomi romani furono fermati a Ortona con due missili terra-aria del Fronte popolare per la liberazione della Palestina».

Questo spiega anche le manifestazioni a sostegno dell’imam Shahin?
«Sì, certo. Ricordiamo che nel maggio 2024, durante l’occupazione del palazzo delle Facoltà umanistiche a Torino guidata dagli autonomi, fece scandalo una preghiera islamica condotta dall’imam Brahim Baya, collaboratore di lunga data di Shahin. Entrambi sono stati più volte citati insieme a Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi d’Italia, recentemente arrestato come finanziatore di Hamas».

Siamo di fronte a una saldatura tra gruppi islamici e sinistra italiana?
«Il rapporto tra jihadisti e ultrasinistra italiana è di vecchia data. Non serve parlare di saldature, perché storicamente stanno dalla stessa parte: quella dell’odio verso la democrazia liberale, il capitalismo, l’Occidente, l’America e soprattutto Israele. È un fenomeno globale, non solo italiano. Va però detto che questi gruppi eversivi godono di pochissimo consenso, sia nel Paese sia nelle università. Alle ultime elezioni studentesche dell’Università di Torino, la lista legata agli autonomi ha ottenuto appena 440 voti: meno del 3% dei votanti e circa lo 0,5% degli iscritti».

Che cosa è allora davvero preoccupante?
«La saldatura tra questi estremisti filo-Hamas e settori della sinistra parlamentare. Al corteo di Torino hanno partecipato un deputato e diversi consiglieri regionali e comunali di Avs. Il sindaco di Torino del Pd ha proposto, firmato e a lungo difeso un “patto di collaborazione” quinquennale con Askatasuna, definendo il centro un “bene comune” della città. Solo dopo gli scontri lo ha annullato. Sono segnali allarmanti di una mancata distanza».

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