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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
02.02.2026 Askatasuna, da vent’anni una ferita al cuore di Torino e della democrazia
Commento di Stefano Esposito

Testata: Il Foglio
Data: 02 febbraio 2026
Pagina: I
Autore: Stefano Esposito
Titolo: «Askatasuna, da vent’anni una ferita al cuore di Torino e della democrazia»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 02/02/2026, a pagina I, il commento di Stefano Esposito (già parlamentare del PD) dal titolo: "Askatasuna, da vent’anni una ferita al cuore di Torino e della democrazia".

Stefano Esposito, ex parlamentare del PD
Torino è da moltissimi anni la culla di uno dei centri sociali più violenti e militarmente organizzati di tutta Italia. Askatasuna nasce 30 anni fa. Le violenze a cui abbiamo assistito il 31 gennaio sono solo l'ultimo di tantissimi episodi di guerriglia urbana.

Dopo l’ennesima giornata di guerriglia e violenza cieca vissuta da Torino, molti che non conoscono le dinamiche della città si domandano cosa stia succedendo. In realtà Torino è da moltissimi anni la culla di uno dei centri sociali più violenti e militarmente organizzati di tutta Italia. Askatasuna nasce 30 anni fa, quando un gruppo di autonomi hanno occupato uno stabile in corso Regina Margherita, a poco meno di un chilometro da piazza Castello, il centro della nostra città. Per 30 anni questi soggetti hanno potuto – indisturbati, coccolati e tutelati – utilizzare quel palazzo per organizzare feste, concerti di autofinanziamento e iniziative politiche, senza che nessuna istituzione dello stato si ponesse il problema di far cessare quell’occupazione illegale.

Durante questi 30 anni, periodicamente, il centro sociale ha organizzato manifestazioni contro il governo di turno, contro il ministro della Pubblica istruzione di turno, contro il sindaco di turno: la scusa per manifestare non era rilevante. La stragrande maggioranza di queste manifestazioni è stata caratterizzata da atti di teppismo, violenze contro le forze dell’ordine, attacchi a sedi istituzionali o aziende private. Nessuno ha mai fatto il calcolo di quanto sia costato ai torinesi tutto questo. Sicuramente tanto.

Sarebbe lungo l’elenco delle azioni violente condotte da Askatasuna, ma c’è un momento in cui avviene il “salto di qualità”: l’apertura del cantiere Tav di Chiomonte, in Val di Susa. Correva l’anno 2005, per la precisione l’8 dicembre, quando scoppia la battaglia in Val di Susa che porterà all’apertura del cantiere della Torino-Lione. Da quel momento Askatasuna diventa il punto di riferimento nazionale e internazionale della galassia dei centri sociali: utilizza la Val di Susa come palestra per perfezionare la guerriglia e organizza, con la copertura e il sostegno di alcune amministrazioni locali, un festival illegale che diventa il ritrovo per l’antagonismo di mezza Italia e di mezza Europa. Inutile dire che il festival “Alta Felicità” è sempre stata la copertura per le azioni violente, spesso notturne, contro il cantiere e contro le forze dell’ordine che lo presidiano tutti i giorni, tutto il giorno, dal 2005. Ho perso il conto di quanti siano i poliziotti, carabinieri e finanzieri rimasti feriti.

La Val di Susa diventa quindi un simbolo a cui si aggancia una narrazione; sostenuta da riconosciuti intellettuali, artisti, musicisti, docenti universitari, politici e ambienti del Palazzo di Giustizia, che trasformano questi antagonisti (non ho mai capito su quali basi) nei nuovi “partigiani” che “difendono la Valle”. Questo sostegno diventa strutturale e chi si oppone a questo racconto finisce nella colonna infame dei traditori della sinistra dura e pura. Ultimamente sono diventato direttamente un fascista.

Chi scrive lo ha provato sulla propria pelle: ho pagato un prezzo altissimo per aver contrastato questa narrazione, per aver chiesto fin dai primi anni 2000 lo sgombero di Askatasuna, per aver denunciato le connivenze di cui sopra. Pochi lo sanno, ma Askatasuna ha un team legale di primo livello: decine di avvocati pronti a difendere i singoli che vengono denunciati. Mi hanno cercato di zittire con decine e decine di querele, la gran parte finite nel nulla. Mi hanno condannato su una: per aver detto che Askatasuna era l’organizzatore delle violenze negli scontri del 2015.

Ieri la procuratrice generale del Piemonte, dottoressa Musti, ha detto cose ancora più dure e circostanziate. Ha accusato una parte della borghesia torinese di essere compiacente con questo mondo. Parole nette, che qualcuno finge di non voler sentire. Per mia natura e cultura sono un garantista – anche con gli esponenti di Askatasuna – ma ricordo che per i leader storici ci sono più sentenze passate in giudicato. Eppure nulla scalfisce questo fiancheggiamento politico ai “nuovi partigiani”. Neanche aver assaltato un comando di polizia, le Ogr, le stazioni ferroviarie cittadine, la sede della Città Metropolitana e, in ultimo, la redazione della Stampa. Tutte queste azioni sono state condotte con la bandiera pro Pal.

Ieri l’ultima, drammatica, puntata. Askatasuna indice una manifestazione nazionale (in realtà bisognerebbe dire europea) contro lo sgombero di dicembre della loro base. La piattaforma è chiarissima: riprendersi lo stabile sgomberato. Viene occupata la sede dell’università per consentire agli antagonisti che arrivano da fuori Torino di avere un tetto caldo dove dormire e coordinare le azioni violente. Perché è stata consentita questa occupazione? Tutti sapevano benissimo quale fosse l’obiettivo finale. Tutti sapevano come sarebbe finito il corteo. Lo sapevano gli esponenti di Avs, i grillini, la Cgil, gli intellettuali e gli artisti che erano in prima fila durante il corteo. Hanno scelto di dare copertura politica e di questo sono responsabili.

Dopo lo scempio, che per miracolo non è scivolato in tragedia, le condanne verso Askatasuna da parte di questi mondi sono state poche. Addirittura qualcuno ha parlato di infiltrati. Ma quali infiltrati: chi ha condotto le azioni violente sono stati gli organizzatori del corteo, gli antagonisti richiamati da tutta Italia e da mezza Europa per mettere a ferro e fuoco Torino. Eppure sarebbe bastato leggere quanto dichiarato dal leader storico di Askatasuna settimane fa per sapere, con certezza matematica, come sarebbe andata a finire: “Sarà importante tenere il fiato sul collo che si tiene nelle montagne della Val Susa. A testa bassa bisogna accettare anche i terreni che non hai scelto: del conflitto, della lotta e dello scontro”.

Con queste premesse nessuno poteva dire di non sapere. Se vai a una manifestazione che ha queste premesse, scegli consapevolmente di aderire a una piattaforma che è per definizione violenta. Ora spetterà alla magistratura torinese perseguire i responsabili. Pare che la procura generale abbia intenzione di contestare ai responsabili il reato di associazione a delinquere. Credo sarebbe un segnale in controtendenza dopo anni in cui i reati contestati apparivano bagatellari se paragonati agli atti compiti. Comunque io sono e resto garantista.

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