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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
02.02.2026 ‘Cancellazione della Shoah’ sulla BBC
Commento di Ben Cohen

Testata: Informazione Corretta
Data: 02 febbraio 2026
Pagina: 1
Autore: Ben Cohen
Titolo: «‘Cancellazione della Shoah’ sulla BBC»

‘Cancellazione della Shoah’ sulla BBC
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/holocaust-erasure-on-the-bbc/


Ben Cohen

Secondo la BBC, nella Shoah sono morte "sei milioni di persone". Gli ebrei non sono neppure nominati. E non è affatto una dimenticanza casuale: l'antisemitismo è sempre stato latente nell'emittente pubblica britannica, con la guerra a Gaza è scoppiato.

Circa 30 anni fa, durante un viaggio di reportage nei Balcani, incontrai un vecchio collega della BBC. Dopo aver trascorso una serata a bere in un bar locale con altri giornalisti, tornammo a piedi all'hotel dove alloggiavamo entrambi. Ne seguì una strana conversazione. Il mio collega mi disse che aveva trascorso molto tempo a Gerusalemme, una città che conoscevo bene perché ci viveva mio padre. Gli chiesi dove alloggiava quando era in città. Mi guardò di traverso, come se la risposta fosse così ovvia che non c’era bisogno che gliela ponessi. “All'American Colony, naturalmente!” esclamò, riferendosi al bell'hotel gestito da palestinesi nella Gerusalemme Est. Poi mi disse che ogni volta che atterrava a Tel Aviv, non vedeva l'ora di arrivare all'hotel, perché si sarebbe trovato tra palestinesi e non più tra israeliani. Disse tutto questo sapendo che io sono ebreo. Il suo tono, inoltre, non era ostile o provocatorio. Per lui, si trattava evidentemente di semplice buon senso, indiscutibile e per nulla inappropriato. Quell'incontro mi è rimasto impresso in tutti questi anni per una semplice ragione: la BBC e la sua cultura istituzionale non sono cambiate in tutto questo tempo. Ho trascorso gran parte degli anni Novanta a lavorare per l'emittente pubblica britannica, sia come dipendente che come freelance. Lì ho riscontrato episodi di antisemitismo in più di un'occasione, inclusa quella volta in cui un collega mi aveva chiamato “ragazzo ebreo” nel contesto di una banale discussione su chi dovesse pagare cosa, quando era arrivato un pasto da asporto per la redazione. Quel collega non è mai stato punito per aver invocato lo stereotipo dell'ebreo avido di denaro; io, invece, avevo ricevuto un ammonimento formale da un caporedattore perché, nella mia frustrazione, avevo spintonato il mio aggressore quando si era rifiutato di scusarsi, chiedendomi invece dove fosse il mio senso dell'umorismo. È sorprendente che questo incidente sia avvenuto in un momento in cui il conflitto tra Israele e i palestinesi era relativamente meno acuto e l'antisemitismo non era certo il fenomeno sociale di massa che è oggi. Ciò dimostra che il disprezzo disinvolto per gli ebrei che caratterizza l'attuale copertura della BBC, è sempre stato latente nella mente di troppi dei suoi giornalisti e produttori.

Naturalmente, la BBC è principalmente un problema britannico, ma non solamente. Grazie al suo World Service, che durante la Guerra Fredda fu una vera e propria ancora di salvezza per i residenti del blocco sovietico e di altri Stati autoritari, è da tempo un marchio globale. La sua offerta di programmi drammatici, musicali e comici è regolarmente disponibile su piattaforme di streaming e via cavo negli Stati Uniti e in tutto il mondo, così come i suoi canali d’informazione.

Durante la guerra a Gaza, gli ebrei britannici si sono apertamente lamentati per la faziosità insita nella copertura della BBC, in aggiunta alla sua eco di affermazioni palesemente false, come l'accusa diffamatoria secondo cui le Forze di Difesa Israeliane avrebbero deliberatamente preso di mira il personale medico dell'ospedale Shifa di Gaza City nel novembre 2023. La scorsa settimana, tuttavia, la sua copertura ha preso una piega ancora più sinistra su una questione che non è direttamente correlata ai palestinesi ma profondamente rilevante per gli ebrei. Mentre il 27 gennaio il mondo celebrava la Giornata Internazionale della Memoria della Shoah,  i conduttori della BBC in diversi programmi hanno detto al pubblico che ciò che veniva commemorato era lo sterminio di “6 milioni di persone.” Non 6 milioni di ebrei ; 6 milioni di persone.

L'omissione equivaleva a quella che il filosofo francese Bernard-Henri Lévy definì “Cancellazione della Shoah”: riconoscere che l'evento ebbe luogo senza specificare chi fosse stato preso di mira o perché. Nelle sue successive scuse, la BBC non ha spiegato come mai il testo fosse stato "formulato in modo errato", tanto che “ebreo” fosse stato omesso tra i termini “6 milioni” e “persone.” Siamo quindi costretti a indovinare il perché, e la risposta plausibile deriva dall'esame della cultura che la BBC stessa rappresenta. Innanzitutto, esiste una lunga tradizione a sinistra di emarginare gli ebrei dalla loro stessa tragedia.

In Unione Sovietica, i memoriali dedicati alle vittime del genocidio nazista si riferivano a loro come “cittadini sovietici”, qualsiasi riferimento agli “ebrei” era severamente proibito. Non è un caso che ciò coincida con l'aggressiva tendenza dell'Unione Sovietica verso una politica estera “antisionista”, che implicava la repressione degli ebrei sovietici all'interno, stigmatizzandone la religione, vietando lo studio dell'ebraico e impedendo loro di fare l'aliyah in Israele. Questi atteggiamenti sono stati trapiantati in Occidente. In un ambiente in cui gli ebrei sono percepiti come bianchi privilegiati i cui cugini israeliani hanno espropriato una nazione indigena, parlare della loro storica condizione di vittime non è sufficiente. E se credete sinceramente che Israele sia colpevole di genocidio a Gaza, allora probabilmente scoprirete che discutere della Shoah vi lascerà l'amaro in bocca. Dopotutto, i media tradizionali, tra cui la BBC, non sono stati immunizzati dalla stupida biforcazione “oppressore/oppresso” che contraddistingue molti dei contributi politici sui social media.

Oppure potresti pensare che lo scopo vero e proprio del 27 gennaio sia ora quello di incoraggiare, o addirittura costringere, gli ebrei a espiare i presunti crimini di Israele contro i palestinesi, per aver fatto loro, in altre parole, quello che è stato fatto a noi ebrei.  Qualunque sia la motivazione, resta il fatto che per la BBC il Giorno della Memoria non può essere celebrato semplicemente nel modo in cui è stato concepito: come una commemorazione del massacro nazista di 6 milioni di ebrei per il solo motivo che erano ebrei. Con il suo manifesto “errore,” unito al suo apparente rifiuto di indagare se l'omissione sia stata effettivamente uno sbaglio o se sia stata deliberata, la BBC ha dimostrato di potersi far influenzare dagli stereotipi antisemiti sempre più comuni nell'ambiente culturale e relazionale in cui viviamo.

Vale la pena sottolineare che, a differenza dei suoi concorrenti, la BBC ricava ben il 65% dei suoi introiti dall'imposizione di un cosiddetto “canone di licenza,” attualmente pari a circa 250 dollari, a carico del pubblico britannico. Sebbene i dirigenti della BBC si irritino quando l'azienda viene descritta come una “emittente statale,” resta il fatto che, in quanto istituzione, non potrebbe sopravvivere senza costringere il pubblico britannico a sborsare denaro per le sue attività. Un numero crescente di britannici, compresi coloro che apprezzano la BBC, è stanco di sovvenzionare tali pregiudizi e ritiene che l'azienda debba essere costretta a sopravvivere o a crollare sul mercato, proprio come le altre emittenti. Hanno semplicemente ragione.


takinut3@gmail.com

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