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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
31.01.2026 L’Iran minaccia: soldati europei terroristi
Cronaca di Daniel Mosseri

Testata: Libero
Data: 31 gennaio 2026
Pagina: 13
Autore: Daniel Mosseri
Titolo: «L’Iran minaccia: soldati europei terroristi»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 31/01/2026, a pag. 13, con il titolo "L’Iran minaccia: soldati europei terroristi" l'analisi di Daniel Mosseri.

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Daniel Mosseri

Alì Larijani, Segretario del Supremo consiglio per la sicurezza in Iran, minaccia l'Europa. In caso di guerra, potremmo essere colpiti anche noi.

Europa in guardia: le tue forze armate sono considerate obiettivi legittimi da parte dell’Iran. La minaccia non è arrivata da un anonimo funzionario di terza categoria del regime khomeinista ma dal Segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani.
Già ministro, già speaker del Parlamento, già numero uno del dell’Irib (l'ente radiotelevisivo pubblico dell'Iran), Larijani ha reagito con parole di fuoco alla decisone di giovedì dell’Ue di inserire i Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche. «Secondo la risoluzione dell’Assemblea Consultiva Islamica, gli eserciti dei paesi che hanno aderito alla recente risoluzione Ue contro le Guardie Rivoluzionarie sono considerati terroristi. Pertanto, le conseguenze ricadranno sui paesi che hanno adottato tali misure», ha affermato.
Larijani non sarà contento di sapere che, per voce del suo ambasciatore a Berlino, Ron Prosor, Israele si è detto pronto ad aiutare la Germania e l’Europa «nel perseguire i pasdaran con coerenza». Venerdì gli Stati Uniti hanno aggiunto del loro annunciando sanzioni contro il ministro dell’Interno dell’Iran Eskandar Momeni, «che sovrintende alle letali forze repressive, responsabili della morte di migliaia di manifestanti pacifici», spiega il dipartimento del Tesoro americano in una nota.
Mentre Larijani se la prendeva con il Vecchio continente, il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Aragchi dichiarava però che l'Iran è pronto a partecipare a colloqui nucleari «equi e giusti» con gli Stati Uniti. Giorni fa lo stesso Trump aveva proposto un accordo agli iraniani se rinunceranno alla bomba atomica, limiteranno il parco missili balistici e smetteranno di finanziare Hezbollah, Hamas e gli Houthi.
«Non siamo in nessun caso disposti ad accettare condizioni», ha però scandito Araghchi da Istanbul. Per poi aggiungere: «Non credo che alcun paese sia disposto a scendere a compromessi sulla propria sicurezza o sulla propria difesa nazionale».
La stessa presenza di Aragchi in Turchia è però un segnale di apertura visto che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è offerto come mediatore fra l’Occidente e la Repubblica islamica.
Ad ammorbidire il regime degli ayatollah, duro solo con l’Europa, deve aver contribuito la pressione militare americana. Lo scorso giugno Israele ha scatenato la guerra dei Dodici giorni contro l’Iran contando anche sull’effetto sorpresa, Trump, che ormai da settimane ammassa navi da guerra nelle acque prospicienti l’Iran ma non ha fornito l’aiuto che aveva promesso ai manifestanti anti-ayatollah, gioca invece una partita a scacchi. La portaerei USS Abraham Lincoln e il suo gruppo di attacco sono arrivate nel Golfo Persico. «È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela», ha avvertito il presidente giorni fa.
Ieri, poi, in quella che il Times of Israel ha definito una manovra “rara”, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Delbert D. Black ha attraccato nel porto israeliano di Eilat, nel Mar Rosso. E se non bastasse, funzionari americani hanno dichiarato al canale televisivo saudita Al-Hadath:«Abbiamo dei sottomarini che non possono essere rilevati e non c’è bisogno di navigare vicino all'Iran». Senza dimenticare che, come già fatto a chiusura della Guerra dei dodici giorni, «Washington può inviare aerei dal suo territorio per attaccare l’Iran e tornare indietro».
Sistemate le sue navi più potenti attorno all’avversario, ieri Trump si è concesso nuove dichiarazioni di apertura. Dallo Studio ovale prima ha menzionato il suo ultimo messaggio ai dirigenti iraniani: «Ho detto loro due cose: numero uno, niente nucleare; numero due, smettetela di uccidere i manifestanti». E poi ha riferito: «Posso dire questo: vogliono davvero raggiungere un accordo». Alla domanda su una possibile data per l’intesa. Trump ha risposto: «Solo loro lo sanno per certo».
In Iran sta dunque per scoppiare la pace? Forse. Però ieri la Bbc rendeva noto che foto satellitari delle ultime ore rivelano movimenti di terra e riparazioni nel sito nucleare di Isfahan, attività che indicherebbero la preparazione ad ulteriori attacchi militari, come già visto prima che venissero effettuati gli attacchi americani durante la Guerra dei dodici giorni.

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