Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Khamenei scappa con la cassa dell'Iran Commento di Roberto Arditti
Testata: Il Tempo Data: 30 gennaio 2026 Pagina: 11 Autore: Roberto Arditti Titolo: «L'impero segreto del regime Banche, petrolio e case di lusso»
Riprendiamo da IL TEMPO del 30/01/2026, a pag. 11, con il titolo "L'impero segreto del regime Banche, petrolio e case di lusso", il commento di Roberto Arditti.
Roberto Arditti
Khamenei ha costruito il vero centro di potere del regime iraniano attraverso il Setad, un impero economico segreto nato dalla Rivoluzione e sottratto a ogni controllo pubblico.
Questo patrimonio, stimato fino a 300 miliardi di dollari, finanzia repressione, milizie e propaganda senza passare dal bilancio statale
Il 1º febbraio 1979, un Boeing 747 di Air France atterra a Teheran tra milioni di iraniani in delirio. A bordo, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini rientra dall’esilio parigino, trattato con onori da capo di Stato: ponte superiore riservato, equipaggio selezionato, persino un giornalista embedded. La Francia gli ha offerto asilo a Neauphle-le-Château, piattaforma mediatica e protezione.
È il simbolo di un aiuto occidentale folle, figlio dell’odio viscerale di larga parte dell’intellighenzia europea – Foucault in primis, che lo esaltava come mistico anti-imperialista – verso l’Occidente e soprattutto l’America, alleata dello Shah.
Ma i religiosi, una volta al potere, non si fidano delle strutture statali ereditate: esercito, burocrazia, economia impregnati di monarchia e influenze occidentali. Non basta rovesciare il trono; serve un sistema parallelo, leale solo al clero. Nascono i pasdaran per la difesa, i bonyad per la carità, fondazioni economiche sotto controllo degli ayatollah. Tra queste, il Setad – Quartier Generale per l’Esecuzione dell’Ordine dell’Imam – è il più enigmatico e potente.
Fondato nel 1989 su decreto di Khomeini morente, nasce per gestire beni “abbandonati” post-rivoluzione: proprietà di esuli, oppositori, minoranze bahá’í, eredi senza eredi. Teoricamente proventi per i poveri e opere pie; in realtà, un impero parastatale controllato direttamente dall’Ayatollah Ali Khamenei, separato dai fondi pubblici e immune da controlli.
Il mistero del Setad è impenetrabile: finanze segrete persino al Parlamento iraniano, nessun bilancio pubblico, zero accountability, esenzione fiscale totale. Reuters, in un’inchiesta del 2013 rimasta un riferimento, stimò 95 miliardi di dollari: circa 52 miliardi in immobili e 43 miliardi in partecipazioni societarie.
Il Setad controlla almeno 37 aziende dirette, con un conglomerato che spazia in quasi tutti i settori: finanza (banche come Amin Investment Bank, assicurazioni come Mellat), petrolio e gas (Pars Oil, Persia Oil and Gas, Ghaed Bassir Petrochemical), telecomunicazioni (quote in Iran Telecom, Tadbir Group, Mobin One Kish), farmaceutica (produzione di contraccettivi), edilizia, cemento, acciaio, allevamenti di struzzi.
Stime più recenti, da fonti USA (Ambasciata a Baghdad 2019, rapporti del Dipartimento di Stato), indicano 200 miliardi di dollari o oltre: un «hedge fund off-the-books» al servizio del vertice del regime. Alcune analisi parlano persino di 250-300 miliardi, superando di gran lunga le entrate petrolifere annuali iraniane.
Questa ricchezza parallela difende il potere: finanzia milizie (Hezbollah), propaganda, repressione, senza dipendere dal bilancio statale né dalle fluttuazioni del greggio.
A completare il quadro opaco, emerge l’impero immobiliare all’estero gestito dal figlio del Leader Supremo, Mojtaba Khamenei, 56 anni, spesso indicato come possibile successore. Secondo un’inchiesta Bloomberg del 2026, basata su un anno di indagini, intelligence occidentale, documenti riservati e testimonianze, Mojtaba dirige una rete di proprietà di lusso internazionali nascoste dietro società-ombra e intermediari. Nessun bene è intestato direttamente a lui, ma è attivamente coinvolto in transazioni dal 2011.
Il portafoglio include immobili di pregio a Londra per oltre 138 milioni di dollari (una villa acquistata per 46,5 milioni nel 2014 in quartieri esclusivi come The Bishops Avenue), una villa nel “Beverly Hills di Dubai” (Jumeirah), hotel di lusso a Francoforte e resort a Maiorca.
Contemporaneamente il popolo affonda in un disastro economico: crescita del PIL reale al 3,7% nel 2024, quasi stagnante (0,3-0,6%) nel 2025; inflazione cronica oltre il 40% (picchi al 52%); rial crollato a 1,5-1,6 milioni per dollaro; povertà al 35-40%; energia e acqua razionate.
Un paradosso ripugnante: predicatori di austerità coranica con un impero finanziario segreto.
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