Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Giudea e Samaria nei Vangeli Lettera di Yosef Ben Hektor
Testata: Informazione Corretta Data: 29 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Yosef Ben Hektor Titolo: «Giudea e Samaria nei Vangeli»
Giudea e Samaria nei Vangeli Lettera di Yosef Ben Hektor
La propaganda pro-Pal mette le mani sulla dottrina cattolica e dipinge un Gesù palestinese perseguitato dagli ebrei. Ma Gesù era ebreo e i Vangeli sono quasi tutti ambientati a Gerusalemme, in Giudea e Samaria, terre di Israele da sempre.
Salve Dame Devorah,
Recentemente ho scritto dell’ignoranza generalizzata, che impera e domina sulle coscienze degli improvvidi manifestanti pro-pal, ma anche di giornalisti, scrittori e dei cosiddetti intellettuali che dall’alto della loro incultura indulgono comunque nel pontificare e arringare le folle ignare e impenitenti.
Pertanto, mi sembrava giusto, dare qualche spunto di riflessione, partendo dall’asse incontrovertibile che Yeshua (Gesù) fosse ebreo, di madre ebrea; Miriam (Maria) era di stirpe davidica, ossia discendente da Re David, a sua volta discendente dalla tribù di Yehudah (Giuda) - da cui prende il nome la regione Judea (Giudea); oggi mistificata e millantata come territori occupati, nei resoconti giornalistici e da libri scritti da militanti pro-pal e comunisti.
I territori, erroneamente e con dolo, definiti “occupati”, sono insieme alla Samaria, regioni israelite/ebraiche, fin dalla notte dei tempi, narrate nel Testo biblico e occupate si, ma dagli arabi. (vedi anche l'editoriale di Deborah Fait di ieri, ndr)
Infatti in questi territori Arafat fece confluire famiglie di arabi egiziani, siriani, giordani, libanesi, e da lì creò il falso storico di una terra araba occupata da Israele, pretendendo che perfino Gerusalemme, capitale israelita dal X secolo a.C., appartenesse all’islam.
In realtà l’Islam si articola nel contesto arabo moltissimo tempo dopo, solo nel VII secolo dopo Cristo.
Detto doverosamente tutto ciò,
mi inoltro in un territorio religioso, perché oltre ad esser tale, rappresenta documentazione storica, che dovrebbe essere insegnata e discussa nelle scuole.
Inoltre serve anche a quei cattolici, facilmente riconducibili alla corrente marxista, presente in Sud-America, che fa riferimento alla dottrina religiosa cattolica definita come “teologia della liberazione”, che ampiamente fa propria, come riferimento culturale, la corrente ideologica che fa capo agli scritti di una figura emblematica del comunismo, tale Carl Marx.
Sembra paradossale, come un personaggio come Marx, ateo e oppositore di ogni religione, sia associato a una dottrina religiosa. Eppure, questo artifizio, oserei dire quasi latomistico (… massonico), ha una schiera enorme di fedeli, sparsi non solo in America Latina, ma ovunque nel mondo.
Esponenti di tale corrente era il gesuita Papa Bergoglio e purtroppo anche l’attuale agostiniano Papa Prevost.
Riporto la discussione dove volevo centrarla, per evidenziare come la bufala mediatica, innestata e finanziata dal Qatar, secondo la quale, Jesus/Gesú, fosse palestinese, non trovi riscontri storico-religiosi.
Pertanto cerco di ricondurre in carreggiata il torpedone, slittato sul fango della diffamazione, calunnie e amenità, contro il popolo ebraico e Israele.
Il “carrettone”, è l’ampio veicolo sgangherato su cui sono salite ampie folle urlanti, di gran villania ben dotate, costituite da reggimenti di militanti esagitati pro-pal, comunisti e arabi, sedicenti intellettuali, nonché i cantori dell’antisemitismo/antisionismo; scrittori, pubblicisti, giornalisti e sinistri politici.
Queste nozioni religiose, possano servire a quei cattolici e cristiani, che pensano a Gesú come a un rivoluzionario, ad un individuo scollegato dagli ebrei e dal giudaismo, collegandolo artatamente e capziosamente ad una corrente religiosa che non esisteva, quella cristiana.
Solo in seguito, Saul, un ebreo della corrente farisaica, conosciuto come Paolo, fu uno dei principali artefici della separazione concettuale dall’albero dell’ebraismo; quindi molto tempo dopo la morte di Gesù.
Sebbene io sia ebreo, posso inoltrarmi nel territorio religioso del Vangelo, quindi di un’altra religione, perché comunque Yeshua (Gesù) era un ebreo, quindi appartenente a pieno titolo al popolo ebraico.
Il ricollocamento di episodi, spesso sottaciuti e non considerati dalla Chiesa Cattolica, invece ben conosciuti e inseriti nell’alveo ebraico da confessioni protestanti principalmente anglosassoni, è il principale scopo di questa mia esplorazione identitaria nell’ebraismo/giudaismo di duemila anni fa.
Una scoperta quindi per molti, ma non per noi ebrei, abituati come siamo alle annose discussioni religiose di Hillel e Shammai; due eminenti studiosi ebrei del I secolo a.C. e dell'inizio d.C., noti per le loro diverse interpretazioni della legge e dell'etica ebraica. I loro dibattiti hanno plasmato gran parte del giudaismo rabbinico, con Hillel che spesso sosteneva approcci più indulgenti e compassionevoli rispetto alle opinioni più rigide di Shammai.
Ebbene, il Maestro Yeshua (Gesú), altro non era che uno dei molti predicatori che vivevano in Israele, sempre intenti in dialettiche interminabili, sui massimi sistemi… religiosi, etici e morali.
Circoncisione di Yeshua (Gesù)
Vangelo di Luca 2:21
21 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Yeshua (Gesú), come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
Presentazione di Yeshua (Gesù) al Tempio
Vangelo di Luca 2,22-39[1]
La Presentazione al Tempio e Purificazione di Miriam (Maria) è un episodio dell'infanzia di Yeshua (Gesù) riferito dal Vangelo secondo Luca 2,22-39[1].
22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Moshe (Mosè), portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23 come è scritto nella Legge del Signore:
ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Il Vangelo di Luca narra che Miriam (Maria) e Yosef (Giuseppe) portarono il bambino Yeshua al Tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita, per «offrirlo» a D-o.
Questa cerimonia era prescritta per tutti i figli maschi primogeniti in ossequio al comandamento dell'Esodo (13,2.11-16[2]), e consiste ancor oggi per gli ebrei nel riscatto del primogenito tramite un'offerta (Pidyon HaBen).
Simultaneamente, la puerpera compiva l'offerta prescritta dal Levitico 12,6-8[3] per la sua purificazione (… sacrale).
* Il Pidyon Haben si applica solo al primogenito maschio della prima gravidanza di una madre, anche se non è il primogenito del padre.
La Presentazione di Yeshua (Gesù) al Tempio è uno dei momenti più profondi del Vangelo, carico di simbolismo, compimento profetico e insegnamento spirituale.
Nella Chiesa cattolica si celebra il 2 febbraio con la festa della
Presentazione del Signore, nota anche come festa della
Candelora.
(Visione cristiana:
questa solennità invita a riflettere sull'offerta totale a Dio, sulla purificazione spirituale e sulla missione di Cristo nel mondo.)
Il racconto della Presentazione di Yeshua (Gesú) si trova nel Vangelo in Luca 2,22-40.
Miriam (Maria) e Yosef (Giuseppe), fedeli alla Legge di Moshe (Mosè), portano il bambino Yeshua (Gesú) al Tempio di Gerusalemme per
adempiere due importanti precetti:
1. La purificazione della madre (Levitico 12,2-8):.
Secondo la Legge mosaica, dopo il parto, una donna
era considerata impura (… impurità sacrale) per 40 giorni se aveva dato alla luce un maschio e 80 giorni se aveva dato alla luce una femmina.
Alla fine di questo periodo, doveva offrire un sacrificio nel Tempio per la sua purificazione: un agnello e una tortora o un colombo.
Se le condizioni economiche della madre erano modeste, poteva offrire due tortore o due colombi.
Miriam (Maria), nella sua umiltà, offre l’offerta dei poveri, segno della semplicità e della povertà in cui viveva la famiglia.
Inoltre Miriam (Maria), come ogni donna ebrea, compiva il ripristino della purità (… sacrale) dopo la gravidanza, dovendo quindi sottoporsi al bagno rituale, in ebraico Tevilah (immersione completa del corpo), in una vasca chiamata Mikveh (raccolta d’acqua).
2. La consacrazione del primogenito (Bibbia Esodo 13,2.12-15):
Ogni primogenito maschio doveva essere presentato al Signore e “riscattato” con un’offerta.
Questo rito ricordava la liberazione degli Israeliti
dall’Egitto, quando D-o aveva risparmiato i primogeniti degli Ebrei.
Quello che sembra un atto ordinario della vita ebraica si
trasforma in un evento, perché, nel Tempio, incontrano Shimon (Simeone) e Hannah (Anna), due anziani pieni di fede, che riconoscono nel Bambino il Messia atteso (… come raccontato nel Vangelo).
Il Bar Mitzvah di Yeshua (Gesú)
Nel Vangelo di Luca (2,41-50[1]), viene rappresentato l'episodio descritto dai vangeli circa la tarda infanzia di Yeshua (Gesù).
Yeshua (Gesù) dodicenne si intrattenne nel Tempio di Gerusalemme, con sacerdoti e saggi della legge mosaica.
Trattasi del Bar Mitzvah, che segna al tredicesimo anno, l’ingresso del giovane ebreo nella vita religiosa, fatta di prescrizioni da seguire con devozione verso D-o, secondo le disposizioni millenarie previste dal giudaismo.
Festa delle luci; Hanukkah.
Giovanni capitolo 10 versetto 22 - 23
Era inverno. In quel periodo si celebrava a Gerusalemme la festa della *Dedicazione.
Yeshua (Gesù) si trovava nel Tempio e passeggiava sotto il portico di Salomone.
*(… riconsacrazione del Tempio in seguito alla riconquista dei maccabei, con conseguente ripristino che comportò la rimozione delle statue/idoli poste dai seleucidi [ellenisti] e l’episodio delle luci rimaste accese otto giorni sebbene l’olio fosse decisamente insufficiente a mantenere accese le luci del candelabro)
Matteo 17
Moshe (Mosè) ed Elihu (profeta Elia) appaiono con Yeshua (Gesù).
17 Dopo sei giorni, Gesù prese Pietro, Giacomo e Giovanni (fratello di Giacomo) e li condusse su un alto monte dove potessero stare soli.
2 L'aspetto di Gesù cambiò davanti a loro. Il suo volto divenne luminoso come il sole e le sue vesti bianche come la luce. 3 All'improvviso apparvero loro Mosè ed Elia e conversavano con Gesù.
4 Pietro disse a Gesù:
"Signore, è bello per noi essere qui. Se vuoi, pianterò qui tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia".
5 Stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse.
Allora una voce uscì dalla nuvola e disse:
"Questo è mio Figlio, che amo e nel quale mi compiaccio. Ascoltatelo!".
6 All'udire ciò, i discepoli furono presi da grande paura e caddero con la faccia a terra. 7 Ma Gesù li toccò e disse: «Alzatevi e non temete!». 8 Quando alzarono il capo, non videro nessuno tranne Gesù.
9 Mentre scendevano dalla montagna, Gesù ordinò loro: «Non raccontate a nessuno quello che avete visto, ma aspettate che il Figlio dell'uomo sia riportato in vita».
10 Allora i discepoli gli domandarono:
«Perché gli esperti degli insegnamenti di Mosè dicono che prima deve venire Elia?».
11 Gesù rispose:
"Elia viene e rimetterà tutto a posto. 12 Anzi, posso garantire che Elia è già venuto. Ma la gente lo trattava come voleva, perché non lo riconoscevano. Così faranno soffrire il Figlio dell'uomo".
Yeshua (Gesù) e i farisei.
I farisei nella Bibbia compaiono spesso nelle discussioni e nei racconti, ma per capire chi fossero veramente è necessario guardare oltre le Scritture.
Questi individui erano profondamente devoti alla Torah e alla sua interpretazione, enfatizzando la pietà, la comprensione umana, la purezza rituale e l'adesione alle tradizioni.
Gli insegnamenti e il loro complesso rapporto con Gesù, sono argomento complesso.
Nicodemo era un fariseo, così come Gamaliele e Giuseppe D’Arimatea, questi ebrei della
corrente farisaica, stettero vicino a Yeshua (Gesù) fino alla sua morte; quindi chi parla impropriamente e male dei farisei, fa di tutta un’erba un fascio, mentre Gesù non lo faceva, perché si rivolgeva a singoli o a un manipolo di essi, non all’enorme movimento religioso farisaico, nel quale si riconosceva, adoperandosi come parte integrante e operosa presenza, da Maestro ebreo di divulgazione religiosa ebraica, tra i tanti Maestri che gravitavano a
Gerusalemme e dintorni
I Farisei erano un'importante corrente ebraica nel periodo del Secondo Tempio, che enfatizzava la stretta aderenza alla Torah e alla Legge orale, mirando alla santità personale e al comportamento etico.
Hanno servito come insegnanti e interpreti, promuovendo l’inclusività nelle pratiche religiose, che hanno contribuito a unificare e coinvolgere la comunità più ampia nelle attività spirituali.
Fariseismo come eredità nel giudaismo rabbinico: i principi stabiliti dai farisei gettarono le basi per il giudaismo rabbinico, influenzando il pensiero e le pratiche ebraiche moderne. Gli insegnamenti dei farisei incoraggiano i credenti contemporanei a esaminare l'equilibrio tra l'osservanza rituale e la fede genuina, offrendo spunti di riflessione sulla spiritualità personale e sulla vita etica.
Nel Nuovo Testamento, Yeshua (Gesù) spesso criticava i farisei per il loro legalismo e per la loro attenzione ai rituali esterni, evidenziando la necessità di moralità interna e compassione, ma lo faceva come ogni Maestro fa con i suoi alunni, perché i farisei erano la compagine più afferente a lui, quindi il dialogo era più informale e diretto, senza giri di parole, perché sapeva che erano quelli più vicini a lui e al popolo.
Per quando predicato e commentato dalla Chiesa Cattolica, il rapporto tra Yeshua (Gesù) e i generalmente definiti “farisei” era tutt’altro che conflittuale e discriminatorio.
Mi trovai insieme ad altri correligionari, tra i quali il Prof. Morselli che ha scritto molto sul rabbino cabalista di Livorno Elijah Benamozegh (24 Aprile 1823 – 6 Febbraio 1900), ad un convegno, invitati da un vescovo, nel quale tra gli altri temi si discuteva dei farisei e di Gesù. Eravamo stati invitati per aggiungere la visione ebraica ai temi da approfondire.
Sull’argomento dal palco dissi la mia, riscontrando negli astanti cattolici, perplessità; a ben vedere legittimata da centinaia di anni di predicazione cattolica, avversa ai farisei.
Ebbene, come dicevo, la narrazione, mai estinta, della Chiesa Cattolica, è sfavorevole ai farisei; addirittura grazie a questa pessima interpretazione (… ma è un eufemismo), nacque un sostantivo dispregiativo, diffuso e abusato, quando si vuole intendere l’ipocrita: “fariseo”.
In realtà, Yeshua apparteneva a questa corrente religiosa, che si contrapponeva a quella dei Sadducei, costituita primariamente dalla classe sacerdotale del Tempio, rigorosa e ostativa, molto seguita negli strati abbienti della società di Gerusalemme.
Quella farisaica, prossimale al popolo e alle classi più modeste, si imponeva per la sua flessibilità e capacità di raggiungere un vasto numero di persone poco avvezze ai temi religiosi; queste larghe fasce di popolazione dovendo industriarsi per sbarcare il lunario, non avevano molto tempo da dedicare allo studio approfondito della Torah.
Quando Yeshua voleva riprendere e bacchettare alcuni farisei, lo faceva con il suo personale stile, diretto e pragmatico, come a voler dire:
“… dovete essere voi gli esempi che la gente deve avere come modello, pertanto dovete astenervi dal predicare bene e razzolare male” (… detta da me, in parole semplici ma dal senso facilmente comprensibile).
Della serie, da Maestro, quale era Yeshua, usava riprendere coloro che sbagliavano, così da poter colmare lacune e poter correggere comportamenti dissonanti e distonici, non consoni alla dottrina religiosa, alla pratica della predicazione e all’esempio da dare agli altri.
D’altronde è uno dei tanti compiti dei rabbini che l’hanno seguito, fino ad oggi; aiutare le persone a perseguire quotidianamente comportamenti virtuosi, adeguati ai precetti religiosi.
Che tutti i farisei fossero fallaci, è una superficiale semplificazione quanto errata generalizzazione, divenuta divulgazione ufficiale della Chiesa Cattolica, che in questo modo tendeva (… ma ancora indulge a farlo) ad accusare gli ebrei di qualsiasi nefandezza, per sostenere la famigerata quanto perniciosa accusa di “popolo deicida”, creando così persecuzioni, conversioni forzate, violenze, segregazioni, fino a giungere all’apogeo della Shoah.
Quindi, per me, quel termine usato in forma diffamatoria, altro non è che uno strumento politico-religioso usato e abusato dalla Chiesa Romana Cattolica, ma anche da Lutero e schiere di confessioni, per denigrare e delegittimare gli ebrei.
Naturalmente anche le interpretazioni attribuite agli apostoli hanno contribuito ad innalzare questo bastione antiebraico.
Circa la Samaria e i samaritani.
I Samaritani vengono menzionati per la prima volta nella Bibbia nei libri di Esdra e Neemia nel V secolo a.C.
A questo punto Babilonia aveva ceduto il passo all’impero persiano.
Neemia, un ebreo, ottenne il favore del re e poté tornare a Gerusalemme per ricostruirla. Tuttavia, i Samaritani rimasti nel paese si opposero agli sforzi di ricostruzione e causarono problemi a Neemia e ai suoi collaboratori (Neemia 6:1-14). Questo fu l'inizio di un odio duraturo tra ebrei e samaritani.
Samaria come città era la capitale del regno settentrionale di Israele.
Dopo la caduta di Israele, la Samaria, come regione, si trovava nella zona centrale di quello che era il regno settentrionale.
Al tempo di Gesù, la Samaria si trovava tra la Galilea a nord e la Giudea a sud.
Oggi la Samaria si trova in quella che è stata artificiosamente nominata “Cisgiordania”.
Diverse centinaia di Samaritani vivono ancora in Israele e continuano a praticare la loro fede incentrata sul Pentateuco e sul Monte Garizim.
I Samaritani, essendo un misto di Israeliti, crearono per loro stessi una religione che gli ebrei consideravano un'eresia.
Stabilirono come centro di culto, un tempio sul monte Gherizim, sostenendo che era il luogo in cui Moshe (Mosè) aveva originariamente previsto che gli israeliti adorassero.
Avevano la loro versione unica dei cinque libri scritti da Moshe(Mosè), il Pentateuco, ma rifiutavano gli scritti dei profeti e le tradizioni ebraiche.
Quando gli ebrei tornarono per ricostruire Gerusalemme distrutta dagli assiri, incontrarono l'opposizione dei Samaritani. Ciò portò ad ulteriore ostilità poiché le due etnie si stabilirono nel paese in opposizione l'una all'altra.
I samaritani, sono pressoché conosciuti per la parabola del buon samaritano. Questo evento accadde molto tempo dopo la ricostruzione di Gerusalemme, proprio nel periodo di Gesù.
Tuttavia voglio esporre un fatto differente, narrato nel Vangelo.
Una volta Gesù stava attraversando la Samaria mentre andava dalla Giudea alla Galilea. Stanco, si sedette presso un pozzo.
Quando una donna samaritana venne ad attingere acqua, Gesù le chiese da bere.
La donna rimase scioccata.
"Tu sei ebreo e io sono una samaritana. Come puoi chiedermi da bere?" (Giovanni 4:9).
In risposta, Gesù disse che se glielo avesse chiesto, avrebbe potuto darle acqua viva.
Ha chiesto dell'acqua e Lui ha risposto che avrebbe dovuto prendere suo marito e tornare indietro.
Quando lei rispose che non aveva marito, Egli disse:
"Hai ragione quando dici che non hai marito. Il fatto è che hai avuto cinque mariti, e l'uomo che hai ora non è tuo marito" (Giovanni 4:17-18).
A questo punto, la donna capì che doveva essere una specie di profeta. Gli chiese allora quale fosse il vero culto, se fosse quello dei Giudei o dei Samaritani.
Gesù diede la sua risposta inattesa:
"'Tuttavia viene il tempo, ed è ormai giunto, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre nello Spirito e in verità, perché sono il tipo di adoratori che il Padre cerca. Dio è spirito, e i suoi adoratori devono adorare nello Spirito e nella verità.'”
Le differenze dogmatiche tra ebrei e samaritani, costituirono una diatriba che era motivo di divisione. Gesù raccomanda alla donna di non soffermarsi sulle divisioni, bensì credere in D-o.
Nel racconto ben narrato è evidente come le due regioni già preesistenti al periodo di Gesù, fossero pertinenze regionali all’interno del regno d’Israele; questo per dire come quelle regioni siano patrimonio storico di Israele.
Nel 2024, la comunità samaritana contava circa 900 persone, divise tra Israele (circa 460 a Holon) e Cisgiordania (circa 380 a Kiryat Luza).
I Samaritani di Kiryat Luza parlano arabo sud-levantino, mentre quelli di Holon parlano principalmente ebraico moderno. Per scopi liturgici usano anche l'ebraico samaritano e l'aramaico samaritano, entrambi scritti in caratteri samaritani.
Nei censimenti, la legge israeliana classifica i Samaritani come una comunità religiosa distinta.
Tutti i Samaritani sia a Holon che a Kiryat Luza hanno la cittadinanza israeliana, ma quelli a Kiryat Luza hanno anche la cittadinanza palestinese; quest'ultimo gruppo non è soggetto alla coscrizione militare obbligatoria.
Come è ben dimostrato da questi dati statistico-amministrativi, Israele distingue e rispetta le diverse comunità etniche e religiose presenti sul suo territorio, quindi è destituita di qualsiasi fondamento la perfida accusa di esercitare l’apartheid.
Nei territori collocati nella cosiddetta Cisgiordania, in realtà Samaria è Giudea, è in atto da decenni una lunga lotta di autodifesa che gli ebrei sono costretti a sostenere per la loro sopravvivenza.
Definire “coloni” e “occupanti” gli ebrei, è profondamente errato, perché come abbiamo letto nei passi del Vangelo, gli ebrei erano già lì presenti da centinaia e centinaia di anni.
In verità i veri autoctoni di quei luoghi sono proprio gli ebrei e le centinaia di samaritani, che li vivono, nonostante rischino la vita quotidianamente.
Lunga ma necessaria escursione, come necessario ed efficace strumento di conoscenza, che si contrappone alle menzogne che quotidianamente ascoltiamo.
Mi sembrava giusto e doveroso fare luce su argomenti storici, per sgombrare dubbi e perplessità dalle menti, che non sono avvezze allo studio storico-religioso di quella meravigliosa parte del mondo chiamata Terra d’Israele.
Un forte abbraccio con l’augurio di buona salute e vicinanza familiare