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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
29.01.2026 È immorale paragonare la Shoah alla guerra di Gaza
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 29 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «È immorale paragonare la Shoah alla guerra di Gaza»

È immorale paragonare la Shoah alla guerra di Gaza
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Deborah Fait

La guerra di Gaza come la Shoah? Una banalizzazione intollerabile e falsa. Il genocidio non è "una guerra finita male". E senza verità, anche la compassione diventa una menzogna.

 

Da molti anni non leggo più l'Unità per ovvi motivi di antipatia politica. Non è che i giornalisti dell'Unità mi conoscano ma se così fosse non credo che il mio sionismo, il mio amore per Israele andrebbero d'accordo con le idee di Sansonetti o di Stefano Levi della Torre, autore di un articolo dal titolo " Ricordiamoci della Shoah e confrontiamola con lo sterminio in Palestina".

Confrontiamola? Questo è un verbo indecente,  semplicemente schifoso se avvicinato al genocidio di 6 milioni di ebrei. Sansonetti e il suo giornale hanno raggiunto il girone più scandaloso dell'inferno antisemita. E allora ricominciamo con la storia passata e quella attuale. So che non è mai finita, sarà più di mezzo secolo che scrivo le ragioni di Israele ma ogni giorno bisogna ricominciare da capo perché la sinistra rinnova sempre il suo odio per Israele e il suo amore per il terrorismo palestinese.   

Proverò a spiegarmi ma sono sicura che domai, fra un giorno, fra una settimana saremo punto e a capo.

Paragonare la Shoah alla guerra di Gaza non è un errore di analisi: è una scelta morale sbagliata. È un atto di disonestà intellettuale che traveste l’indignazione da pensiero critico e usa la tragedia più grande del Novecento come clava ideologica contro Israele. Non chiarisce nulla, non difende nessuno e non rende giustizia a nessuna vittima. Serve solo a rovesciare la realtà.

La Shoah non è una “guerra finita male”. Non è un conflitto asimmetrico. Non è una spirale di violenza. È stato uno sterminio scientifico, pianificato, burocratizzato, con un unico obiettivo: cancellare gli ebrei dalla faccia della terra. Neonati gettati nei forni, anziani fucilati nelle fosse, famiglie intere annientate non per ciò che facevano, ma per ciò che erano.

Chi usa la Shoah come termine di paragone per qualunque conflitto contemporaneo sta dicendo, implicitamente, che quel genocidio è solo una tragedia come le altre. È una banalizzazione intollerabile.

Gaza non è Auschwitz

A Gaza c’è una guerra. Una guerra iniziata da un attacco brutale contro Israele, con civili massacrati, donne violentate, bambini rapiti, ammazzati, fatti a pezzi. Israele non combatte un popolo, ma un’organizzazione terroristica che governa Gaza e che usa deliberatamente i propri civili come scudi umani.

Gli ebrei d'Europa non construivano bunker sotto gli ospedali, non lanciavano razzi contro i tedeschi, i polacchi, gli italiani. I bambini ebrei non venivano usati come strumenti di propaganda militare. Gli ebrei d'Europa erano persone pacifiche, studiose, leali cittadini dei paesi dove vivevano. Chi ignora queste differenze o è ignorante o è in malafede.

Nel genocidio l’uccisione è lo scopo. Nella guerra, anche la più dura, è una conseguenza tragica. Israele non combatte per sterminare i palestinesi: se fosse così, questa guerra sarebbe già finita da tempo, e con numeri ben diversi. Israele combatte perché vuole sopravvivere.

Eppure, nel dibattito pubblico, questa distinzione elementare sembra svanire. Si parla di “genocidio” con una leggerezza che offende la storia e insulta l’intelligenza. Il paragone serve a una sola cosa: demonizzare Israele.

Paragonare Israele ai nazisti non è una critica politica, è una demonizzazione assoluta. È il tentativo di trasformare lo Stato ebraico nel nuovo male radicale, l’unica nazione al mondo a cui non è concesso difendersi.

È qui che il paragone diventa profondamente antisemita: non perché Israele sia “intoccabile”, ma perché si usa la Shoah – il crimine per eccellenza contro gli ebrei – per accusare gli ebrei di oggi di essere i nuovi nazisti. È un capovolgimento morale osceno.

I civili palestinesi soffrono. È vero. È tragico. Ma il dolore non autorizza a falsificare la storia. La sofferenza non trasforma automaticamente una guerra in un genocidio, né rende Israele responsabile di ogni morte causata da un’organizzazione che ha scelto di combattere nascondendosi dietro la propria popolazione. Chi usa la Shoah per “rafforzare” la causa palestinese non la rafforza: la inquina.

La Shoah è unica non per sacralità, ma per realtà storica. Difenderne la memoria significa dire no a ogni uso strumentale, soprattutto quando serve a colpire proprio il popolo che ne è stato vittima. Paragonare Gaza alla Shoah non è empatia per i palestinesi, è propaganda. Non è denuncia, è manipolazione. Non è giustizia, è un insulto alla verità.

“Ma i bambini di Gaza?” è diventata la frase-fine-di-ogni-discorso. Viene pronunciata non per capire, ma per zittire. Come se evocare dei bambini bastasse a cancellare ogni distinzione morale, storica e giuridica.  I bambini che muoiono in guerra sono una tragedia assoluta. Sempre. Ovunque. Ma anche qui vale una verità scomoda: non tutti i bambini muoiono per le stesse ragioni. I bambini ebrei della Shoah venivano uccisi perché esistevano. Non vivevano in una zona di guerra, non erano “danni collaterali”, non erano vittime di un conflitto: erano il bersaglio.

I bambini di Gaza muoiono perché Hamas combatte dai quartieri civili, accumula armi nelle scuole, sotto gli ospedali, nelle case. Perché sceglie deliberatamente di trasformare ogni morte infantile in un’arma mediatica. Questo non rende meno tragica la loro fine, ma rende falso e indecente il paragone con la Shoah.

Se Israele volesse uccidere bambini, non avviserebbe prima dei bombardamenti. Non rinvierebbe operazioni. Non rischierebbe la vita dei propri soldati per limitare le vittime civili di Gaza. Chi ignora tutto questo non sta difendendo i bambini: li sta strumentalizzando. Paragonare dunque la Shoah alla guerra di Gaza è un atto di violenza morale. Contro la storia, contro la verità, contro le vittime di ieri e di oggi. La Shoah non è un’immagine da agitare quando serve indignarsi. È un evento reale, unico, con un significato preciso: cancellare un intero popolo dalla faccia della terra, per sempre.

Difendere questa distinzione non è “stare dalla parte dei forti”. È stare dalla parte della verità.

E senza verità, anche la compassione diventa una menzogna.


takinut3@gmail.com

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