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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
28.01.2026 Quanto silenzio islamico sulla tirannia religiosa dell’Iran
Intervista di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 28 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «L’imam e i mullah»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 28/01/2026, a pagina 1/III, l'intervista di Giulio Meotti a Hassen Chalghoumi dal titolo: "Gauche e mullah".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

L'imam Hassen Chalghoumi : « Construire la paix, notre devoir à tous » - Le  Parisien
Le parole di Chalghoumi squarciano il velo di un’ipocrisia globale che seleziona le vittime in base alla convenienza ideologica.
La denuncia del silenzio sull’Iran e della strumentalizzazione della Shoah dimostrano, ancora una volta, che la battaglia contro l’antisemitismo non è finita

Roma. “Trovo vergognoso il silenzio del mondo islamico su quanto accade in Iran”. Hassen Chalghoumi, da vent’anni sotto scorta in Francia, imam della moschea di Drancy e presidente della Conferenza degli imam di Francia (alternativa a quella dominata dai Fratelli musulmani), castiga l’omertà islamica sulla repressione in Iran. “L’influenza del regime di Teheran, dal 2001, è stata molto forte nel mondo arabo e musulmano e ispira anchepaura” dice al Foglio Chalghoumi. “E’ influente nelle capitali di Iraq, Siria, Yemen e Libano. Ma anche in Tunisia e in Algeria. Il regime iraniano ha venduto la sua immagine di grande difensore dei palestinesi. Questo porta molti filopalestinesi, islamisti dei Fratelli musulmani e alcune dittature, a vederlo come un regime che si oppone alla politica israeliana di difesa della Palestina. Ma temono anche che possa essere come la ‘primavera araba’”.

Ma la preoccupazione più grande per Chalghoumi riguarda Arabia Saudita, Turchia e Qatar. “Non vogliono che il regime iraniano cada perché, per loro, se cade, significa che il mondo sciita si libererà. Sarà dura tra sunniti e sciiti, perché il mondo sciita ha il potenziale di fare molta strada nella modernizzazione, nell’economia e nel perseguire i propri interessi. Questo popolo rimane bloccato sotto il dominio dei mullah, con l’embargo, le difficoltà economiche e tutto il resto. E’ un mix di paure, purtroppo, ma anche di ipocrisia e interessi economici e strategici”. Chalghoumi ha un giudizio chiaro su Teheran. “La rivoluzione islamica iraniana è uno dei regimi più violenti della nostra epoca. Questo regime dei mullah massacra il proprio popolo: donne, bambini, giovani, intellettuali. Si parla di decine di migliaia di morti, forse molti di più. E’ un regime del terrore, una tirannia religiosa che distrugge l’anima di un grande popolo. Esprimo la mia ammirazione e il mio totale sostegno al popolo iraniano che resiste. Credo che questo regime cadrà sotto il peso dei sacrifici del suo popolo e perché nessuna dittatura resiste alla dignità umana”.

Denuncia anche l’ipocrisia internazionale: “L’Europa non si mobilita per l’Iran quanto per altri conflitti. Alcuni paesi, come il Qatar, la Turchia o persino l’Arabia Saudita, preferiscono che questo regime resti al potere per ragioni geopolitiche ed economiche. Ma il futuro appartiene al popolo iraniano. Riprenderà il controllo del proprio destino”. Ieri era la Giornata della memoria della Shoah e il ricordo dell’Olocausto è corrotto dai militanti antisraeliani. “Purtroppo sì, in larga misura. Si può criticare la politica di un governo israeliano come si critica qualsiasi altro governo. Ma quando si nega l’esistenza di Israele, quando si attacca un popolo nel suo insieme, quando si relativizza o si strumentalizza la Shoah, non si fa più politica, si fa antisemitismo. Alcuni militanti anti israeliani arrivano persino a paragonare la situazione di Gaza all’Olocausto. Si tratta di una strumentalizzazione indecente della storia e di una profanazione della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati. La Shoah è una tragedia unica nella storia, unperiodo oscuro per l’Europa e per il mondo. Dirottarlaverso battaglie ideologiche è una grave colpa morale. 

Si osserva anche un inquietante doppio standard: questi stessi militanti non si mobilitano per il popolo iraniano massacrato, né per i curdi né per altri popoli oppressi. La loro lotta non è umanitaria, ma ideologica”. L’islam deve migliorare i suoi rapporti con il popolo ebraico. “I fondamenti spirituali dell’islam sono profondamente legati all’ebraismo.Nel Corano, la maggior parte dei profeti proviene dai figli d’Israele.Storicamente, quando il califfo Omar entrò a Gerusalemme, permise agli ebrei di farvi ritorno. Il Profeta dell’islam firmò con loro la Costituzione di Medina, garantendone i diritti. Esiste nell’islam un’eredità di rispetto, di patti e di convivenza, portata avanti da pensatori come Averroè e da interpretazioni coraniche umaniste. Gli accordi di Abramo non sono solo politici: aprono un cammino tra i popoli, le culture e le religioni. Ma bisogna anche dire che un islam politico radicale offusca questi rapporti: i Fratelli musulmani, gli ideologi islamisti, alcuni mufti politicizzati, come quello di Gerusalemme, alimentano un odio religioso. La mia battaglia è chiara: combattere l’islam politico e promuovere un islam spirituale, europeo, umanista, ispirato a modelli come quello degli Emirati arabi uniti, dove coesistono moschee, sinagoghe e chiese e la predicazione è un messaggio di pace e tolleranza”. Una battaglia spirituale, dunque. “Una battaglia eterna” conclude Chalghoumi. “La battaglia tra il bene e il male, la vita e l’odio, l’umanesimo e l’ideologia. Questa battaglia si combatte ogni giorno: sui social, nelle scuole, nelle moschee, nella politica. E’ la battaglia del mondo libero contro le ideologie dell’odio. La battaglia contro l’antisemitismo, il razzismo, il complottismo. Dobbiamo scacciare le idee di odio e sostenere un mondo coraggioso, spirituale e umanista.Un mondo in cui ebrei, musulmani e cristiani vivano insieme. Resto ottimista, ma lucido. Abbiamo il dovere di garantire un mondo migliore ai nostri figli”.

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