Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
I numeri di Hamas sono verità mediatica. Quelli iraniani sono fantasmi statistici Commento di Giulio Meotti
Testata: Il Foglio Data: 27 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Giulio Meotti Titolo: «Contare i morti»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 27/01/2026, a pagina 1-I, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Contare i morti".
Giulio Meotti
"Fantasmi statistici". I morti in Iran non si contano, non se ne parla neppure. Tutto il contrario della contabilità, tanto precisa quanto inventata, delle vittime civili a Gaza, cifre fornite da Hamas (alleato dell'Iran) ai giornali di tutto il mondo.
Time ha paragonato la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti alla periferia di Kyiv, il 29 e 30 settembre 1941, quando furono trucidati 33 mila ebrei ucraini a Babyn Yar. Due alti funzionari del ministero della Salute iraniano hanno dichiarato al Time che durante le proteste in soli due giorni sarebbero state uccise fino a trentamila persone. Una delle più cruente repressioni dell’epoca moderna. Le scorte di sacchi per cadaveri in Iran sono state esaurite e le ambulanze sostituite da autoarticolati. La stima di 30.304 morti non tiene conto dei feriti negli ospedali deceduti successivamente o delle vittime in aree dove non sono stati forniti bilanci. Quando Israele è accusato di aver commesso un “genocidio”, i titoli dei giornali presentano l’accusa come un fatto assodato. Quando un regime è accusato di aver ucciso i propri cittadini, il tono cambia.
Tutto diventa provvisorio, vago e incerto. I decessi iraniani sono descritti come “stime”, avvolti in nebbie di condizionale e avvertenze, quasi fossero fantasmi statistici in attesa di convalida. Le uccisioni di massa sono messe tra virgolette. I numeri sono ripetutamente soppesati. Giornali come il Washington Post e il New York Times citano il blocco di internet, l’ostruzionismo governativo e l’impossibilità di verificare in modo indipendente gli eventi e i numeri come ragioni della moderazione mediatica. Emittenti come la Bbc e giornali come il Guardian sono stati lentissimi a impegnarsi, evidenziando gli stessi ostacoli. Questi stessi ostacoli, tuttavia, non hanno rallentato la copertura mediatica altrove.
Durante la guerra tra Israele e Hamas, le dichiarazioni rilasciate dai ministeri guidati da Hamas sono state regolarmente pubblicate nel giro di pochi minuti su tutti i media mondiali. Le affermazioni riportate senza virgolette, senza clausole di verifica e senza contesto sulla fonte stessa, fino alle accuse dei morti per fame (e persino per freddo, a Gaza). L’assenza di accesso indipendente non ha suscitato esitazioni contro Israele. Nessun caveat sul fatto che quei numeri includono combattenti mescolati a civili, che non esiste verifica indipendente sul campo, che lo stesso ministero ha in passato gonfiato o manipolato statistiche (ricordiamo i casi documentati di “bambini” morti che poi si scoprivano miliziani adulti). Il dato entra nel flusso informativo come verità nuda, immediata, moralmente vincolante.
Lo scetticismo diventa un riflesso quando è implicato un regime autoritario, ma facoltativo quando Israele è accusato. Questo squilibrio non si limita a distorcere la copertura mediatica. Solleva una questione fondamentale sulla coerenza giornalistica e su chi ha diritto al beneficio del dubbio e chi no. John Simpson, caporedattore della Bbc World Affairs, ha affermato che i filmati dei social media devono essere attentamente verificati prima che le testate giornalistiche affidabili possano utilizzarli, un’affermazione sorprendente, data la disponibilità delle stesse testate a pubblicare materiale non verificato da Gaza per mesi e mesi. In effetti, durante la guerra di Gaza, organi di stampa come la Bbc spesso pubblicavano titoli come: “Più di 25 mila persone sono state uccise a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana, afferma il ministero della Salute”, senza il minimo dubbio sulla credibilità dei numeri dei terroristi. Lindsey Hilsum, caporedattrice di Channel 4 International, ha ribadito la stessa tesi, sostenendo che l’Iran è difficile da coprire perché i giornalisti stranieri non possono entrare nel paese.
E se un lettore si affidasse esclusivamente alle immagini che circolano attraverso le principali agenzie di stampa, in Iran sembrerebbe essere stato un gennaio ordinario. Oggi due agenzie dominano l’accesso visivo all’interno dell’Iran: NurPhoto e Anadolu Agency. Nur-Photo distribuisce migliaia di immagini ogni giorno attraverso partnership con Getty Images, Reuters e Associated Press. Anadolu è l’agenzia di stampa statale turca, direttamente collegata al governo del presidente Recep Tayyip Erdogan. Entrambe le agenzie mantengono l’accesso in Iran, dove la maggior parte dei giornalisti e fotografi stranieri non lo fa. Tale accesso è soggetto a condizioni. L’accreditamento determina la sopravvivenza. Le immagini distribuite da Getty mostrano grandi raduni progovernativi a Teheran. Forze speciali di polizia in piedi sopra veicoli blindati. Bambini in uniforme militare con in mano armi giocattolo. Cartelloni pubblicitari raffigurano bare drappeggiate con bandiere americane e israeliane. Il contrasto con Gaza anche qui è impossibile da ignorare. Le immagini fornite dai reporter locali, tutti legati a Hamas e al Jihad islamico, sono considerate come autorevoli. A Gaza, le immagini fornite sotto il controllo di Hamas sono prove. In Iran, le stesse agenzie di stampa accettano immagini approvate dallo stato senza scetticismo.
Il dramma non è solo contare i morti. E’ anche decidere quali meritino di essere contati sul serio.