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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
27.01.2026 Torna a casa l’ultimo ostaggio. È la prova che Israele non lascia indietro nessuno
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 27 gennaio 2026
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Torna a casa l’ultimo ostaggio. È la prova che Israele non lascia indietro nessuno»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 27/01/2026 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Torna a casa l’ultimo ostaggio. È la prova che Israele non lascia indietro nessuno"


Fiamma Nirenstein

Ran Gvili, assassinato il 7 ottobre 2023. Ora la sua salma viene restituita. Non ci sono più ostaggi israeliani a Gaza, Israele non lascia indietro nessuno, vivi o morti.

Uno a uno, a partire da Netanyahu, politici, giornalisti, cantanti, massaie e soldati si tolgono il nodo giallo dalla giacca. Si ammaina dalle strade e dalle piazze il ritratto dell’ultimo rapito: ormai non è più nelle mani di Hamas, Ran Gvili il bell’ufficiale di polizia 24enne dai capelli scuri che alle sei di mattina del 7 ottobre 2023 scelse di afferrare la sua arma e correre in aiuto ai giovani in fuga a Nova. La sua mamma può adesso piangere di disperazione sul suo corpo recuperato, e seppellirlo in terra d’Israele. Qualcuno ricorda che riuscì a mantenere la calma anche di chi gli restò vicino, ferito al braccio corse verso il kibbutz Alumin sul confine, dove fino all’ultima pallottola riuscì a sgominare 14 terroristi di Hamas. “Sono la madre orgogliosa di Ran” ha seguitato lungo il percorso di 848 giorni a ripetere Talik Gvili: anche quando tutti insistevano a chiudere l’argomento perché su 251 sequestrati già 250, vivi o morti, erano tornati a casa, ha seguitato a reclamare il suo diritto a riavere suo figlio, a rivolgersi a Netanyahu e a Trump facendosi ricevere col marito Itzik senza arretrare di un passo. È unico che tutto il Paese, l’esercito, il governo l’opposizione abbiano preso le sue parti: in questa terra che è un mosaico di opinioni contrastanti e che ad ogni istante può venire attaccata dall’Iran, portare a casa Ran è stata la bandiera: Israele non lascia mai nessuno indietro. Sulla vicenda dei rapiti si è scatenato un inferno di accuse politiche, di attacchi a Netanyahu perché non portava tutti a casa preferendo la guerra che dà al potere. In realtà il movimento fortissimo che ha invaso le piazze e ha dimostrato, guidato da gran parte dei genitori, una passione per il valore stesso della famiglia, si è incontrato senza accorgersene con la volontà del governo di combattere per i tuoi cari, non con le mani legate o con la paura di sbagliare, ma con la determinazione a andare fino in fondo per ottenere ciò che è giusto. Hamas ha fatto di tutto per procrastinare il giorno in cui i soldati, in un cerchio a est di Gaza avrebbero cantato insieme  dopo giorni a scavare nel cimitero. “Ho fede che verrà, e se dovesse tardare lo aspetterò”. Avevano trovato Ran in una situazione di pericolo e di stress psicologico terribile. Solo l’intelligence israeliana ha scoperto dove fosse, i soldati hanno avuto vicino vari dottori e anche uno psicologo che li aiutasse ad affrontare la prova, 250 tombe esaminate. I corpi degli abitanti di Gaza sono stati tutti ricollocati nelle loro tombe. Hamas ha cercato di evitare che la restituzione rilevasse ciò che manca perché si possa entrare nella seconda fase del piano in venti punti: la consegna delle armi. E in più Israele una volta finalmente forte della riconquista di un’unità da tempo perduta, punterà i piedi per arrivare al disarmo. Il fatto che Netanyahu abbia consentito all’apertura di Rafiah con L’Egitto venendo incontro a Witkoff e Kushner, con clausole sul rispetto di regole all’ingresso, sembra moneta di scambio perché Hamas sia privato di ciò che le consentirebbe un altro 7 ottobre. Israele ha chiuso un capitolo, Netanyahu è più forte, si rinsalda il rapporto con Trump che nella vicenda degli ostaggi ha avuto un ruolo di cui può essere fiero. Adesso deve sottolinearlo in bianco e blu, di fronte alla sfida iraniana.

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