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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
27.01.2026 La Shoah fu un unicum assoluto. Basta con le strumentalizzazioni
Commento di Niram Ferretti

Testata: Il Riformista
Data: 27 gennaio 2026
Pagina: 2
Autore: Niram Ferretti
Titolo: «La Shoah fu un unicum assoluto. Basta con le strumentalizzazioni»

Riprendiamo da IL RIFORMISTA di oggi, 27/01/2026, a pagina 2, l'editoriale di Niram Ferretti dal titolo "La Shoah fu un unicum assoluto. Basta con le strumentalizzazioni ".


Niram Ferretti

La Shoah è un evento unico assoluto nella storia. I paragoni sono impropri e oggi verranno usati a piene mani dai nemici di Israele per minimizzare, cambiare discorso e tornare ad accusare gli ebrei di tutti i mali del mondo.

Se è necessario commemorare sempre lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, con il concorso dei fascisti, avvenuto durante la Seconda guerra mondiale, è altrettanto necessario che proprio in questa occasione la Memoria venga liberata da strumentalizzazioni e oscene equiparazioni.

Il genocidio degli ebrei è un episodio che si staglia come un unicum assoluto per modalità, obiettivo, vastità e implicazioni che non sono solo politiche, ma anche filosofiche, religiose e persino metafisiche. Questa non è la sede per analizzarle nel dettaglio. Ma per chiunque sappia davvero di cosa si sia trattato, esse non possono che apparire evidenti e irrefutabili.

Fu proprio per la specificità di questo evento che venne coniato il termine “genocidio”, prima inesistente. E non è certo da oggi che si assiste a tentativi di relativizzarne il significato, di ridurne l’assoluta unicità. Tuttavia, da due anni a questa parte, a seguito della guerra che Israele è stato costretto a combattere a Gaza, il termine “genocidio” viene usato in modo apertamente strumentale per accusare lo Stato ebraico di averne perpetrato uno a sua volta.

Le implicazioni sono fin troppo chiare. Se i discendenti delle vittime di un genocidio diventano essi stessi “genocidi”, allora il Giorno della Memoria deve essere archiviato o, nella migliore delle ipotesi, diluito e allargato a un altro genocidio: quello inesistente che gli israeliani avrebbero commesso a Gaza. Bisogna essere lucidamente consapevoli che questa perversa riscrittura non è altro che l’ennesimo tentativo di sottrarre agli ebrei ciò che è loro proprio per sostituirlo con qualcos’altro.

È già accaduto sul piano teologico, quando la Chiesa si proclamò il “vero Israele” al posto di quello ritenuto decaduto. Accade ancora oggi in Medio Oriente, quando siti millenari dell’ebraismo vengono rinominati con toponimi arabi, come nel caso del Muro Occidentale. E si tenta di farlo di nuovo ora, sovrapponendo alla commemorazione di un genocidio reale la narrazione di un genocidio falso.

Ciò che si detesta, ciò che non si sopporta, ciò che si tenta incessantemente di annullare è l’unicità ebraica. È la memoria, in questo caso la memoria di quanto è stato patito. Per questo, oggi, va ricordato senza ambiguità che, in una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità, la Shoah rappresenta un unicum assoluto.

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redazione@ilriformista.it

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