Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Ci mancava il comitato per liberare Hannoun Analisi di Dario Martini
Testata: Il Tempo Data: 26 gennaio 2026 Pagina: 3 Autore: Dario Martini Titolo: «Ci mancava il comitato per liberare Hannoun&Co. tra Ovadia, D'Orsi, l'Anpi e la rete islamica italiana»
Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 26/01/2026, a pag. 3, con il titolo "Ci mancava il comitato per liberare Hannoun&Co. tra Ovadia, D'Orsi, l'anzi e la rete islamica italiana", l'analisi di Dario Martini.
Dario Martini
Il mondo pro palestinese e ambienti dell’islam politico italiano si mobilitano per la liberazione di Mohammed Hannoun e degli altri arrestati nell’operazione Domino, accusati dalla procura di Genova di aver finanziato Hamas
Il mondo ProPal si schiera in favore di Mohammed Hannoun e degli altri arrestati nell’operazione Domino di Digos e Finanza scattata il 27 dicembre scorso. Da un lato c’è la procura di Genova che ritiene li ritiene i responsabili della «cellula italiana» che finanziava Hamas. Dall’altro la galassia islamista del nostro Paese che mette in piedi un «Comitato nazionale per la liberazione di Hannoun e degli altri palestinesi arrestati». Probabilmente si devono essere sentiti incoraggiati dopo che lo scorso 19 gennaio il Riesame ha scarcerato tre dei sette indagati. Attualmente, oltre ad Hannoun, sono detenuti Yasser Mohamed Rmdan Elasaly, Rivad Abdelrahim Albustangi e Raed Mousa Dawoud.
È partita la raccolta firme e ci sono già le prime sottoscrizioni. A promuoverla, sui social, è Roberto Hamza Piccardo, dei cofondatori dell’Ucoii e uno dei volti più importanti dell’Islam a livello non solo italiano ma anche internazionale. Tra i firmatari compaiono personaggi come l’attore e regista Moni Ovadia e lo storico e comunista di ferro Angelo D’Orsi, ma anche politici, come Marco Cacciatore (ex consigliere regionale del Lazio del M5S) e Bianca Laura Granato (ex senatrice sempre dei 5 Stelle).
Per capire come la pensi Ovadia, basta leggere le sue dichiarazioni sul Giorno della Memoria che cade domani: «Il Giorno della Memoria ha fallito. È diventato una ricorrenza dedicata alla falsa coscienza, alla retorica e all’ipocrisia. Ricordare l’orrore nazifascista e le vittime dell’Olocausto è fondamentale, ma oggi si deve ricordare la Shoah volgendo lo sguardo al presente, con il popolo palestinese che soffre e lotta contro il tentativo di essere sterminato».
Ma anche vari esponenti delle comunità islamiche, come Izzedin Elzir (imam di Firenze ed ex presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane) e Francesco Tieri. Quest’ultimo è un ex politico del Partito democratico convertito all’Islam, nel 2021 si era candidato alle primarie del centrosinistra per la presidenza del V municipio di Roma. Adesso è l’ideatore di MuRo27, acronimo per Musulmani per Roma 2027, il movimento politico che aspira a far eleggere suoi rappresentanti alle prossime elezioni comunali della Capitale.
Non potevano mancare altri due Piccardo: Davide e Gabriele. Il primo è il direttore del quotidiano La Luce, che ha più volte attaccato Il Tempo che ha raccontato in varie occasioni quali siano le sue posizioni. Come quando fece un post augurando «buon 7 ottobre a tutti», in riferimento al giorno della strage di israeliani da parte di Hamas, con tanto di bandiera palestinese in primo piano.
Nel loro manifesto per la liberazione di Hannoun & Co. spiegano anche per quale motivo la loro detenzione sia ingiusta. La tesi è che le accuse della procura di Genova si basino esclusivamente su rapporti e relazioni fabbricate ad arte dall’intelligence israeliana, tanto che parlano di «interferenza delle autorità israeliane nell’attività giudiziaria italiana, passivamente recepita da chi ha emesso provvedimenti giudiziari e apertamente sostenuta, a dispetto della sovranità nazionale e del dichiarato garantismo, dal governo Meloni». Motivo per cui parlano di «misure repressive».
In realtà, l’indagine, che è andata avanti per anni, si basa su un lungo e approfondito lavoro di Digos e Finanza, fatto di intercettazioni e di una minuziosa ricostruzione dei movimenti di denaro alla base dell’accusa, secondo cui le donazioni fatte arrivare alle associazioni di Hannoun, dichiaratamente per scopi benefici, in realtà sarebbero state un modo per finanziare le attività terroristiche di Hamas.
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