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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
26.01.2026 La cantante Levante si fa pubblicità prendendosela con gli ebrei
Commento di Enrico Paoli

Testata: Libero
Data: 26 gennaio 2026
Pagina: 6
Autore: Enrico Paoli
Titolo: «Levante si fa pubblicità prendendosela con gli ebrei»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 26/01/2026, a pag. 6 con il titolo "Levante si fa pubblicità prendendosela con gli ebrei", la cronaca di Enrico Paoli

Enrico Paoli ospite di TGtg del 1 giugno - TGTG
Enrico Paoli

La cantante Levante, al secolo Claudia Lagona, non intenderà partecipare a Eurovision Song Contest, se c'è Israele. Schierarsi contro Israele, ormai, rappresenta una sorta di claim da usare ogni qualvolta non si sa cosa dire.

A certi personaggi, di quale settore della vita pubblica scegliete voi, levargli il fiasco rappresenta l’unica soluzione per riportarli sulla terra. La cantante Levante, al secolo Claudia Lagona, ha candidamente ammesso che se dovesse vincere a Sanremo (tre anni fa arrivò 23esima su 24 partecipanti) non andrà all’Eurovision per la presenza di Israele nel comitato organizzatore.
Come dare un bel calcio in faccia al precetto “scambiatevi un segno di pace”.
Ma senza scomodare l’invito liturgico, previsto nella Messa cattolica, è evidente il fatto che il fiasco (a parte quelli rimediati negli spettacoli) sia stato sostituito dalla damigiana dell’antisemitismo, dall’avversione nei confronti di Israele (a prescindere), e dalla cieca adesione alle logiche dei pro-Pal. Un concentrato d’odio, quello contro Israele, ad alta gradazione alcolica, quindi in grado di ubriacare tutti. Solo che il liquido pernicioso, contenuto nella damigiana cara ai pro-Pal, è diventato il propellente per tentare di risalire la china del successo, o il modo per recuperar quella fetta di celebrità andata perduta.
Schierarsi contro Israele, ormai, rappresenta una sorta di claim da usare ogni qualvolta non si sa cosa dire. Ci si appropria di un’idea (drammatica), ma alla moda, per non dover sfilare con le proprie, spesso vuote e superate. Del resto il vino contenuto nei fiaschi (figuriamoci) o il talento (ormai una variabile indipendente), non si usano più. Contestare Israele, accusando gli ebrei di essere i responsabili di tutti i mali del mondo, alla Borsa del marketing personale, dovendo presentare un libro o partecipare a Sanremo, rende molto di più, garantendo interessi sicuri e immediati. Levante che torna al Festival e Ghali, altro cantante attaccato a quella damigiana, alla serata inaugurale delle Olimpiadi Milano Cortina, rendono plasticamente l’idea.
E pazienza se le inchieste della magistratura italiana (mica quella israeliana eh) stanno dimostrando con chiarezza la connivenza con Hamas, quindi con i terroristi, delle associazioni dei palestinesi presenti in Italia, chiaro il riferimento alla vicenda di Hannoun, con finanziamenti e altro ancora. Di quello è bene non parlare, sorvolando sopra come se si trattasse di un incidente di percorso. Volendo accarezzare la pancia dei quei pacifinti che irrompono nelle università per dire quanto sia giusto sparare a un sionista, o che nelle piazze accusano Israele di genocidio (ma questi guardano Sanremo?
) prendersela con l’Eurovision, come ha fatto Levante, rappresenta il modo per dire mandare loro un messaggio trasversale senza sporcarsi troppo le mani. Che magari uno vince il festival di Sanremo e poi al Festivalone d’Europa non ci va? Davvero ’sti soggettoni sono mossi da spirito francescano e rinunciano al soldo (euri per intenderci) per sposare la causa? A naso prevediamo un divorzio anticipato. E senza colpa, pure.
Tre anni fa Levante si presentò in gara, al Festival di Sanreno, con Vivo, in cui raccontava la sua esperienza con la depressione post-partum a un anno dalla nascita della figlia Alma Futura, frutto del rapporto con il compagno Pietro Palumbo. All’Ariston, però, Levante non lasciò il segno: si classificò 23esima su 24 partecipanti. Nelle classifiche di vendita il brano, così come l’album “Opera Futura”, passò come la pioggerella di primavera. Ora Claudia Lagona, vero nome della 38enne cantautrice siciliana, ci riprova. Dal 24 al 28 febbraio sarà tra i big del Festival di Sanremo: ha convinto Carlo Conti con “Sei tu”, una ballata che racconta «le sensazioni fisiche che si provano quando ci si innamora, le famose farfalle nello stomaco, e il problema di non saper verbalizzare quel sentimento». Non vediamo l’ora di sentirlo, tanta è l’ansia... Gli scommettitori, e quando si parla di Sanremo i bookmakers non mancano mai (sennò che Festival sarebbe) la vedono nel lotto dei possibili candidati alla vittoria, insieme a Tommaso Paradiso, Fedez, Masini, Arisa, Ermal Meta. «Ma se vinco Sanremo non parteciperò all’Eurovision», ha annunciato urbi et Orbi. Urca, è mo’ come facciamo? Levante, in pratica, vuole seguire le orme dei candidati degli altri Paesi che hanno già annunciato di boicottare la kermesse perla presenza di Israele tra le nazioni in gara.
«Sì. Non sono d’accordo con l’organizzazione dell’Eurovision», spiega la cantante in una intervista al quotidiano romano Il Messaggero. «Davanti al dramma che stiamo osservando bisognava prendere delle decisioni. All’interno del comitato di Eurovision c’è Israele e di conseguenza il Paese non verrà estromesso.
Allora facciamo un passo indietro noi». Con i colleghi dice di non averne parlato, visto che ci sono colleghi che «non hanno intenzione di schierarsi: non è il mio caso. Sarebbe come andare a una festa col morto nella stanza accanto.
Non mi sentirei a mio agio».
Ecco, nemmeno noi ci sentiamo a nostro agio, pensandola sul palco dell’Ariston, con la damigiana dell’antisemitismo nel retropalco ad alimentare la sua vena artistica.
Un’immagine disturbante per una manifestazione fatta di canzonette. Oltre al fiasco levateje pure er microfono va, oppure abbassate il volume...

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