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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
25.01.2026 La sinistra scopre ora che fra i pro-Pal ci sono antisemiti. Troppo tardi
Commento di Massimo Costa

Testata: Libero
Data: 25 gennaio 2026
Pagina: 12
Autore: Massimo Costa
Titolo: «La sinistra che ha coccolato per anni i pro-Pal scopre solo ora l’antisemitismo del movimento»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 25/01/2026, a pag. 12, con il titolo "La sinistra che ha coccolato per anni i pro-Pal scopre solo ora l’antisemitismo del movimento" il commento di Massimo Costa.

Dopo Emanuele Fiano tocca a Giorgio Gori passare sotto le forche caudine dell'antisionismo. O meglio: dell'antisemitismo di sinistra. La sinistra politica, istituzionale, deve iniziare a farsi un esame di coscienza, dopo aver coccolato il popolo pro-Pal nei due anni di guerra a Gaza.

Dopo Emanuele Fiano è successo anche a Giorgio Gori. Questa volta l’oltraggio è andato in scena all’università di Bergamo, dove venerdì alcuni esponenti dei collettivi pro -Pal più esagitati hanno srotolato lo striscione “Fuori i sionisti dall’università” e declamato il seguente slogan: «Noi siamo contro Hamas ma siamo con chiunque spara a un sionista».
La colpa di Gori, europarlamentare esponente dell’ala meno oltranzista del Pd verso Israele, secondo i pasdaran dell’ateneo sarebbe quella di aver manifestato solidarietà a Emanuele Fiano, a sua volta censurato a ottobre dai pro-Pal che avevano bloccato il suo intervento all’università Ca’ Foscari di Venezia. Anche allora risuonò lo slogan «Fuori i sionisti dalle università», con il consueto teatrino di minacce e intimidazioni. Il ministro dell’Università Anna Maria Bernini ha chiamato al telefono Gori per offrirgli solidarietà. E ieri è stato il giorno della sacrosanta indignazione bipartisan della politica.
Qui però casca l’asino. Perché se è indubbio che il Centrodestra non abbia mai dato bordone al movimento pro-Pal, protagonista di continue violenze e assalti alla polizia negli ultimi tempi, altrettanto non si può dire della sinistra. Il campo largo ha sfilato spesso insieme alle frange più estreme del movimento, e alcuni esponenti dei partiti dell’opposizione hanno spalleggiato l’imam di Torino pro-Hamas; sono arrivate critiche all’inchiesta sulle raccolte di beneficenza finite nelle tasche dei terroristi, chiesto perfino il rinvio di una partita di basket che vedeva impegnata una squadra israeliana in trasferta a Bologna. Perfino il disegno di legge contro l’antisemitismo, presentato dall’ex ministro dem Graziano Delrio, ha trovato la durisima opposizione interna del fronte più radicale (e schleiniano) del Pd. Tanto che alla fine è stato presentato in Senato un testo «ufficiale» del Nazareno dove l’antisemitismo viene annacquato dentro una generica presa di distanza dai «discorsi d’odio» e dal «radicalismo».

ESAME DI COSCIENZA

Quindi la sinistra, prima di offrire solidarietà a Giorgio Gori, dovrebbe prima farsi un esame di coscienza e recidere ogni legame con il movimento pro-Pal che è stato coccolato dalla stessa opposizione al governo di Giorgia Meloni. La stessa vittima dell’agguato universitario, già sindaco per due mandati a Bergamo, ieri non ha fatto sconti alla sua parte politica. In un post sui suoi profili social, l’europarlamentare bergamasco ha chiamato giustamente in causa il suo partito: «La frase dei contestatori - “Siamo per chiunque spari a un sionista» ci dice che questo è un momento delicato, in cui qualche parola chiara sarebbe forse utile».
E qui Gori chiama in causa «le parole nette che Giorgio Napolitano pronunciò nel luglio 2013, quando ancora era presidente: “Desidero rinnovare [...] la mia più severa condanna di ogni rigurgito di antisemitismo, anche quando esso si travesta da antisionismo, ispirato a un inaccettabile rifiuto del diritto all’esistenza dello Stato ebraico».
Infine ’appello a Schlein e ai leader del campo largo: «Il Pd e le altre forze di sinistra condividono le parole di Napolitano? Riconoscono che l’antisionismo rischia (non di rado) di risultare un “travestimento dell’antisemitismo”? Se sì, sarebbe utile lo dicessero chiaramente, e che agissero di conseguenza».
Sarebbe un’inversione di rotta benedetta e, purtroppo, improbabile.

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