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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
24.01.2026 Masih Alinejad si appella all’Occidente. «Tratti il regime iraniano come l’Isis»
Intervista di Ottavia Munari

Testata: Il Riformista
Data: 24 gennaio 2026
Pagina: 4
Autore: Ottavia Munari
Titolo: «Alinejad si appella all’Occidente. «Tratti il regime come l’Isis»»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 24/01/2026, a pagina 4, l'intervista di Ottavia Munari a Masih Alinejad dal titolo "Alinejad si appella all’Occidente. «Tratti il regime come l’Isis»"

Masih Alinejad, dissidente iraniana esule negli Usa

Giornalista, attivista, dissidente naturalizzata statunitense, Masih Alinejad è fuggita dall’Iran nel 2009. Il regime ha messo una taglia sulla sua chioma di capelli ricci e ha inviato per tre volte dei sicari per ucciderla. Lo scorso 14 gennaio, intervenendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha sferrato un durissimo attacco non solo al rappresentante dell’Iran, ma anche a una comunità internazionale che ha definito debole e pavida. Nel suo discorso ha citato alcuni dei nomi dei giovani uccisi – «macellati», per usare le sue parole – dalla brutale repressione degli ayatollah e delle Guardie della Rivoluzione islamica. Poi, con la voce rotta: «Mi sento in colpa a non nominarli tutti».
Masih Alinejad è la guerriera con un fiore tra i capelli. La sua voce, sicura e ferma, mette i brividi anche al telefono. «Hi, my sister», così inizia la nostra intervista. «I am trying to be good, but it’s not easy».

Quali sono gli ultimi aggiornamenti sulla situazione in Iran?
«Il blackout è disastroso, non sappiamo con precisione il numero delle persone uccise. Le mie fonti mi dicono che i morti sono oltre 20.000. Mi parlano di intere famiglie sterminate e di miliziani del regime che entrano persino negli ospedali per sparare ai feriti sopravvissuti. È un’esecuzione di massa».

Perché le proteste di oggi non sono semplici proteste, ma un vero momento rivoluzionario?
«Perché qualcosa di fondamentale si è rotto. La gente non chiede più al regime di riformarsi: lo rifiuta. Le donne hanno rimosso il simbolo della sottomissione. I giovani non hanno più paura. Le famiglie piangono pubblicamente invece che in silenzio. Non si tratta di prezzi del carburante o di elezioni: sono in gioco la dignità, l’identità e un futuro rubato da 45 anni. In Iran le persone sono pronte a morire per la libertà. Questa è una rivoluzione».

L’età media in Iran è di 34 anni. È la gioventù che protesta e combatte. Cosa pensi dei giovani occidentali che godono della libertà ma restano indifferenti davanti a questa battaglia?
«Mi spezza il cuore e mi frustra. I giovani iraniani rischiano tutto: sanno che potrebbero essere uccisi, imprigionati o accecati, eppure scendono in strada senza armi né protezioni. Molti giovani occidentali godono di libertà conquistate con la lotta, ma trattano la libertà come qualcosa di automatico, come se dovesse esistere per sempre. Non è così. E l’indifferenza non è neutrale. Quando si resta in silenzio mentre altri vengono schiacciati per aver chiesto le stesse libertà di cui si gode, si beneficia di un sistema di benessere costruito sul coraggio di qualcun altro. La storia non perdona questo tipo di silenzio».

In Italia molti giovani sono scesi in piazza al grido “Palestina libera”, attaccando Israele e sventolando le bandiere dei terroristi di Hamas.
«Molte persone non capiscono che Hamas è finanziato e armato dalla Repubblica islamica, lo stesso regime che uccide una donna per aver mostrato i capelli. Ma non è solo ignoranza: c’è qualcosa di ancora più preoccupante, una confusione morale in cui l’odio per l’Occidente diventa più forte dell’impegno per i diritti umani universali. È profondamente contraddittorio e pericoloso. Non si possono difendere i diritti delle donne e allo stesso tempo acclamare forze che imprigionano, torturano e giustiziano le donne. Non si può invocare la libertà mentre si glorificano gruppi che celebrano l’omicidio, la misoginia e la tirannia religiosa. Non si può romanticizzare la tirannia solo perché, a prescindere, ci si vuole opporre all’Occidente».

All’Onu hai detto che il popolo iraniano non ha bisogno di parole vuote, ma di un Occidente che tratti la Repubblica islamica per quello che è: pari all’Isis.
«Di fronte a ciò che sta accadendo, le infinite riunioni o gli statement congiunti delle Nazioni Unite o dell’Unione europea servono a poco. Non serve tenere aperta la porta della diplomazia, perché la dittatura parla una sola lingua: quella del terrore».

In una lettera al presidente degli Stati Uniti Donald Trump hai invitato gli Usa, insieme all’Occidente, a non restare fermi. Cosa ti aspetti?
«Gli Stati Uniti dovrebbero applicare pienamente le sanzioni, colpire la leadership del regime e il suo apparato repressivo e riconoscere che non si tratta di una questione interna, ma di una minaccia alla sicurezza globale».

E l’Europa?
«L’Europa deve svegliarsi dall’illusione del “dialogo”. Il dialogo ha fatto guadagnare tempo solo al boia. L’Unione europea dovrebbe chiudere i fronti del regime, espellere gli agenti dei servizi segreti iraniani, sanzionare i funzionari responsabili delle uccisioni e schierarsi apertamente con il popolo iraniano, invece di negoziare sulle loro tombe. Voglio lanciare un appello anche al presidente Meloni: i tempi sono più che maturi perché l’Italia inserisca le Guardie della Rivoluzione islamica – gli assassini che trucidano il popolo iraniano – nella lista delle organizzazioni terroristiche globali. Non esiste il politically correct quando si parla dell’organo militare del regime: usiamo il loro vero nome, sono terroristi».

Un ultimo messaggio agli italiani, in particolare alle giovani generazioni?
«Fate pressione. Scendete in piazza e chiedete ai vostri leader di smettere di riconoscere un regime che spara contro ragazzi e ragazze della vostra stessa età. I giovani iraniani non vogliono altro che la vostra “vita normale”, quella che date per scontata. La libertà non si eredita, si difende. Quello che i giovani iraniani stanno facendo oggi è ciò che i vostri nonni, un tempo, hanno fatto per riportare in Europa pace e libertà. State dalla parte delle persone, non dei regimi. Dalla parte delle donne, non dei loro carcerieri. Dalla parte della vita, non dei culti della morte. La vostra voce conta più di quanto pensiate. Usatela, prima di scoprire quanto costa il silenzio».

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