Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
I russi ad Abu Dhabi con Budanov, la spia che vogliono fare fuori Analisi di Micol Flammini
Testata: Il Foglio Data: 24 gennaio 2026 Pagina: XVI Autore: Micol Flammini Titolo: «La formula di Mosca»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 24/01/2026, a pag. XVI, con il titolo "La formula di Mosca", l'analisi di Micol Flammini.
Micol Flammini
Abu Dhabi, colloqui trilaterali per la pace in Ucraina con Usa, Russia e Ucraina. Putin è pronto a rifiutare qualsiasi compromesso venga proposto.
Un simpatico profilo su Instagram, dedicato al capo dell’intelligence ucraina e ora capo dell’Ufficio della presidenza, Kyrylo Budanov, ha pubblicato un video generato con l’intelligenza artificiale con la spia più famosa dell’Ucraina che atterra ad Abu Dhabi, trasportato da un tappeto volante. Budanov è in giacca e cravatta, come si mostra ultimamente, da quando ha ricevuto l’incarico presso l’Ufficio della presidenza ha abbandonato felpe, pile e mostrine e oggi è la persona che ha più libertà negoziale per Kyiv, dopo il presidente Volodymyr Zelensky. Al di là degli scherzi dei suoi ammiratori, Budanov ieri è davvero arrivato nella città emiratina, dove si tratterrà ancora oggi per un trilaterale con americani e russi.
La tappa di Abu Dhabi segue gli incontri a Davos fra i negoziatori ucraini, Zelensky e Donald Trump, e la notte a Mosca, quando i mediatori americani Steve Witkoff, Jared Kushner e Josh Gruenbaum hanno trascorso quattro ore chiusi al Cremlino con Vladimir Putin e i suoi consiglieri. L’incontro si è concluso tardi – per Witkoff era la settima visita in Russia da quando ha iniziato a occuparsi della soluzione del conflitto in Ucraina – dopo aver parlato con Putin per la prima volta da quando il capo del Cremlino ha visionato la proposta di pace ucraina in 20 punti; gli americani sono subito partiti alla volta di Abu Dhabi, seguiti da Kirill Dmitriev, il capo del Fondo sovrano russo che finora ha rappresentato la Russia durante i colloqui. E’ stato Yuri Ushakov a dire come era andato l’incontro al Cremlino, il consigliere per la politica estera di Putin ha parlato con l’agenzia Tass e il suo messaggio è suonato davvero simile a quello rilasciato dopo la precedente visita di Witkoff e Kushner di inizio dicembre, talmente comparabile che sarebbe bastato riproporre alla stampa le stesse parole di un mese e mezzo fa. Ushakov non ha dato risposte concrete sulla proposta ucraina per fermare il conflitto, ha detto che il vertice era andato bene, che per la Russia è importante concludere la guerra secondo i parametri stabiliti ad Anchorage, in Alaska, durante il vertice fra Trump e Putin del 15 agosto scorso: la Casa Bianca non ha mai detto che il presidente americano ha aderito alle richieste russe, per Mosca invece l’accordo è chiuso. “La formula di Anchorage”, come la definisce Ushakov, prevede anche che l’Ucraina ceda tutta la zona del Donbas, inclusa la parte della regione di Donetsk che l’esercito russo non è riuscito a conquistare. Per tutti, l’argomento principale ad Abu Dhabi sarà proprio la questione territoriale, dalle quali Mosca non intende fare passi indietro, mentre l’Ucraina è disposta a congelare il conflitto lungo la linea del fronte.
I personaggi presenti all’incontro ad Abu Dhabi sono importanti. Budanov è il capo dell’intelligence che assieme all’agenzia Sbu ha reso possibile molte delle operazioni nel territorio russo: attacchi alle raffinerie di petrolio, a convogli di armi, a navi della flotta ombra, probabilmente anche a sostenitori della guerra, come Daria Dugina. E’ sopravvissuto ad alcuni attentati, è un obiettivo dei russi, proprio come Zelensky. Mosca lo detesta, lo vorrebbe morto, la sua presenza è anche la rappresentazione del fatto che l’Ucraina non si sente vinta. Zelensky ha mandato negli Emirati una squadra composta da esperti militari, di intelligence e di diplomazia. Per la Russia invece sono presenti Dmitriev, che vanta una discreta amicizia con Witkoff e una conoscenza anche con Kushner, con il quale si incontrò per la prima volta nel 2016. Dmitriev non sa nulla della guerra, ma sa come parlare con gli uomini d’affari americani e a ogni incontro non fa altro che sciorinare le possibilità di arricchimento e investimento di cui potrebbero godere Stati Uniti e Russia se la guerra finisse secondo le condizioni volute dal Cremlino. Agisce e parla come se Kyiv non esistesse, come se non fosse parte in causa: mantenere questa posizione con Budanov è meno semplice. Della delegazione russa fa parte anche Igor Kostjukov, capo dell’intelligence militare Gru, e altri funzionari dell’intelligence e dell’esercito.
Gli ucraini si sono messi comodi, sapendo che la guerra dura da troppo, che il Cremlino vorrà sicuramente sfruttare l’inverno e che un cattivo accordo non è negli interessi dell’Ucraina. Il compito non è semplice per la delegazione di Kyiv, ha a che fare con la creatività: i negoziatori dovranno trovare un modo per fermare il disco rotto di Mosca che continua a ripetere le stesse condizioni per far finire la guerra, con l’obiettivo di logorare l’Ucraina e la sua leadership fino a quando non sarà nelle condizioni di accettare qualsiasi cosa. Il disco rotto si ripete da quattro anni, gli ucraini cercano un varco per fermarlo. Gli americani hanno offerto a Kyiv soldi e vaghe garanzie di sicurezza ancora non definite, per avere in cambio la cessione del Donbas. Zelensky può accettare soltanto politicamente, ma non può ordinare ai suoi soldati di abbandonare città fondamentali per la difesa del resto del paese, come Kramatorsk o Sloviansk. La decisione finale spetta agli ucraini, la previsione è che boccerebbero la proposta: ognuno ha vittime in famiglia, la guerra ha toccato tutti, le persone si chiedono per cosa hanno combattuto se alla fine devono regalare territori a Mosca. Il compito dei negoziatori ad Abu Dhabi è trovare un compromesso, che Putin continua a rifiutare, come un disco rotto.
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