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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
23.01.2026 I confini dell’occidente a Davos
Analisi di Micol Flammini

Testata: Il Foglio
Data: 23 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Micol Flammini
Titolo: «I confini dell’occidente a Davos»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 23/01/2026, a pag. 1/VII, con il titolo "I confini dell’occidente a Davos", l'analisi di Micol Flammini.

Micol Flammini
Micol Flammini

I confini dell'occidente a Davos | Il Foglio
A Davos Donald Trump ha lanciato il Consiglio della pace, un organismo alternativo alle istituzioni internazionali pensato per la ricostruzione di Gaza e come strumento del nuovo ordine globale.
Il piano, sostenuto da numerosi paesi e da ingenti investimenti, resta però vago sul nodo decisivo: il disarmo di Hamas, mentre Zelensky, giustamente, ha rifiutato di aderire per la presenza di Russia e Bielorussia

Roma. Il logo del Consiglio della pace di cui Donald Trump è presidente ricorda quello delle Nazioni Unite. Il blu è sostituito dal color oro e al centro non c’è il mondo visto dall’alto, ma ci sono gli Stati Uniti d’America. Ieri a Davos sono iniziate le prove generali per un nuovo ordine globale e i due protagonisti sono stati Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La mattinata del Forum economico si è aperta con la firma e la presentazione del Consiglio della pace che dovrebbe garantire la ricostruzione della Striscia di Gaza. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti del Bahrein, del Marocco, dell’Argentina, dell’Armenia, dell’Azerbaigian, della Bulgaria, dell’Ungheria, dell’Indonesia, della Giordania, del Kazakistan, del Kosovo, del Pakistan, del Paraguay, del Qatar, dell’Arabia Saudita, della Turchia, degli Emirati, dell’Uzbekistan e della Mongolia. Dentro al Consiglio si entra su invito del presidente Trump, che può detenere il suo ruolo a vita, e la lettera per unirsi al mondo delle istituzioni internazionalialternativo era stata ricevuta da un numeromoltomaggiore di paesi, inclusa l’Italia. Alcuni hanno declinato, altri, come Israele o l’Egitto, entreranno presto. L’invito è stato esteso anche a Bielorussia e Russia, e il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha detto di essere pronto a investire il miliardo di dollari richiesto per diventare un membro permanente se verrà preso dagli asset russi congelati. La lunga lista di invitati e i presenti alla cerimonia hanno oscurato l’iniziativa e il motivo per cui è nata: rimettere a posto Gaza, quindi riassestare il medio oriente. Ci ha pensato il genero di Trump, Jared Kushner, a parlare degli investimenti e dei 25 miliardi di dollari per rendere la Striscia devastata un polo economico entro il 2035. Il primo atto del piano sarà l’apertura del valico di Rafah, che divide la Striscia dall’Egitto, a partire dalla prossima settimana.

L’apertura del valico è parte del piano in tre fasi previsto dall’accordo, uno dei punti che permettono l’attuazione della seconda fase di cui Trump ha già annunciato l’inizio, anche se manca il dettaglio più importante: il disarmo dei terroristi di Hamas che controllano ancora una parte della Striscia. Per gli americani, i terroristi accetteranno il disarmo – finora Hamas ha sempre detto di no. Il timore è che si vada incontro a una misura cosmetica. Per Trump, il Consiglio della pace è un punto di partenza, non deve funzionare soltanto in medio oriente, ma ovunque, anche fra Russia e Ucraina. Kyiv aveva ricevuto la lettera di invito, ma ha declinato. Ieri Zelensky ne ha spiegato le motivazioni: “I russi sono i nostri nemici, la Bielorussia è loro alleata, non possiamo stare insieme”. Quando Mosca smetterà di bombardare l’Ucraina, allora Kyiv prenderà in considerazione l’idea di entrare nel Consiglio. Finché non c’è la pace, è inutile sedersi nello stesso organismo. Zelensky però ha studiato bene il Consiglio, ha visto i membri, ha intuito il progetto e crede che valga la pena avere un’idea chiara sulla sua evoluzione, si è rammaricato che l’Europa non si sia ancora espressa riguardo al progetto inaugurato ieri da Donald Trump.

Zelensky a Davos ha parlato con il capo della Casa Bianca per un’ora. Al termine dell’incontro ha tenuto il suo discorso rivolto agli alleati europei. L’Ucraina sa che il ritorno di Trump alla presidenza ha dato un’accelerazione ai cambiamenti dell’ordine globale. Kyiv si è trovata al centro di questi cambiamenti, ha provato a dominarli. ADavos, Zelensky ha fatto capire che sono giorni cruciali, ai quali seguiranno mesi cruciali, in cui il cambiamento dell’ordineglobale va plasmato, non osservato, e per farlo c’è bisogno di un’Ue all’altezza. I cambiamenti saranno modellati dalla guerra e dai negoziati che vanno avanti e che finora non hanno smosso nulla, sicuramente non la Russia, proiettando gli ucraini e gli europei in una situazione ciclica fatta di proposte, incontri, rifiuti dei russi, bombe, finti rimproveri di Trump a Putin. Il ciclo è ripartito e ieri, dopo la firma del Consiglio della pace, dopo l’incontro fra i presidenti americano e ucraino, l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e Jared Kushner sono partiti per Mosca per incontrare Putin, che diverse ore prima di accoglierli aveva ricevuto la visita del capo dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas. Senza fermarsi per la notte in Russia, i due sono ripartiti alla volta di Abu Dhabi, per partecipare a un trilaterale con ucraini e russi. Un dettaglio sul reale impegno dell’incontro negli Emirati lo offre la composizione delle squadre negoziali. Kyiv manda il capo dell’Ufficio della presidenza e capo dell’intelligence, Kyrylo Budanov, il capo negoziatore Rustem Umerov, e il consigliere diplomatico Serhii Kyslytsya. Per i russi saranno presenti il capo del Fondo sovrano russo Kirill Dmitriev e ufficiali dell’intelligence. La composizione della delegazione ucraina è di livello più alto. Finora, per Mosca l’incontro ad Abu Dhabi sembra ancora un modo per rubare il tempo alla pace. Per gli ucraini esserci nonostante le finte del Cremlino vuol dire agire e non stare a guardare la formazione del nuovo ordine globale.

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