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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
23.01.2026 Teppisti pro-Pal impuniti per la guerriglia a Milano
Cronaca di Tommaso Montesano

Testata: Libero
Data: 23 gennaio 2026
Pagina: 2
Autore: Tommaso Montesano
Titolo: «Teppisti pro-Pal impuniti per la guerriglia a Milano: lavori socialmente utili e processo sospeso»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 23/01/2026, a pag. 2, con il titolo "Teppisti pro-Pal impuniti per la guerriglia a Milano: lavori socialmente utili e processo sospeso", la cronaca di Tommaso Montesano.


Tommaso Montesano

Impuniti, come sempre. I pro-Pal che hanno devastato la Stazione Centrale di Milano vengono liberati o condannati a pene ridicole. E possono tornare a Milano a completare l'opera di devastazione.

Finisce con l’avvocato Mirko Mazzali che sfotte Giorgia Meloni: «Speriamo che questa sentenza piaccia anche alla presidente del Consiglio». Il riferimento è alla decisione presa poco prima dal tribunale per i minorenni di Milano, che con rito abbreviato ha scelto di sospendere il processo, optando per la strada della “messa alla prova”, per i due studenti di 17 anni - un ragazzo e una ragazza- arrestati lo scorso 22 settembre con l’accusa di resistenza aggravata e danneggiamento per gli scontri andati in scena alla stazione Centrale di Milano in occasione di un corteo pro-Pal.
Il riferimento alla premier non è casuale. La sera prima Meloni, dalle telecamere di Porta a Porta, aveva citato proprio la vicenda giudiziaria dei due adolescenti per criticare ancora una volta l’atteggiamento di una parte della magistratura: «Ieri il Tar della Lombardia ha deciso di annullare il provvedimento di Daspo urbano nei confronti dei manifestanti che avevano devastato la stazione di Milano. Come si fa a garantire la sicurezza così? Ci sono stati agenti che hanno rischiato la loro incolumità, ditemi voi se il loro lavoro non viene mortificato».

Parole che la presidente del Consiglio ha pronunciato nell’ambito di un ragionamento più ampio sulla sicurezza, ma che non possono essere separate dal dibattito sulle toghe in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo prossimi. Del resto analogo riferimento a parte della magistratura che vanifica il lavoro delle Forze dell’ordine Meloni l’aveva fatto nel corso della conferenza stampa di inizio anno, quando citando tre casi - il capotreno di Bologna ucciso, l’imam di Torino e un infanticidio- si era detta sconcertata del fatto che «governo, forze di polizia e magistratura» non lavorassero «nella stessa direzione».

LA VICENDA

L’attacco della presidente del Consiglio consente di ricostruire l’iter giudiziario che riguarda i due minorenni.
Nel mirino di Meloni, infatti, c’era una decisione del Tar della Lombardia, che il 19 gennaio scorso aveva deciso di sospendere i divieti amministrativi, i cosiddetti “Daspo urbani”, che erano stati notificati ai due minorenni. Ovvero lo stazionamento, per due anni, nei pressi di ristoranti, bar, pizzerie, gelaterie, pasticcerie e locali presenti in alcune zone di Milano e, per un anno, l’impossibilità di avvicinarsi allo scalo ferroviario, alla metropolitana e alle aree limitrofe. Tutto sospeso dai giudici amministrativi. Da qui l’ira di Meloni.
«Continuo a vedere cose che non riesco a capire», aveva aggiunto il capo del governo nel salotto di Bruno Vespa. C’è anche un’altra data da considerare nella vicenda: il 9 ottobre scorso i giudici del tribunale del Riesame del tribunale per i minorenni avevano accolto il ricorso dello stesso avvocato Mazzali e del collega Guido Guella definendo «sproporzionata» la misura cautelare dell’obbligo di permanenza in casa per i due studenti liceali disposto dal Gip rispetto al «rischio di reiterazione del reato». Prescrizione sostituta con alcune prescrizioni, tra le quali la «regolare presenza scolastica»; la «frequenza di un percorso psicologico e psicoterapeutico» e la presenza a «uno o più incontri di educazione alla legalità».
Ieri il cerchio si è chiuso con la sospensione del processo e l’avvio di un percorso di lavori socialmente utili il cui esito sarà valutato dal giudice il prossimo mese di ottobre. Se l’iter sarà valutato positivamente, il processo e i reati a carico dei due ragazzi saranno cancellati. Con rabbia dei sindacati di polizia, che il giorno della manifestazione contarono oltre 60 agenti feriti, come ricordato dalla stessa Meloni: «Ci sono stati agenti che hanno rischiato la loro incolumità, ditemi voi se il loro lavoro non viene mortificato».

LA RABBIA DEGLI AGENTI

Ecco come reagisce Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp: «Questi sono esempi diseducativi, dal punto di vista sociale e della tenuta dell’ordine pubblico». Pianese ricorda bene il bilancio di quel giorno per le Forze dell’ordine: «Ci furono caschi degli agenti sfondati dai sanpietrini; sassi e bottiglie contro le camionette; cestini e fioriere lanciati verso le divise. I manifestanti attentarono alla vita degli uomini della polizia di Stato e ora hanno la certezza di non dover pagare in alcun modo per i loro comportamenti delinquenziali».


lettere@liberoquotidiano.it

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