Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Lo Russo cancella Askatasuna dai ‘beni comuni’. Era ora! Cronaca di Pietro Senaldi
Testata: Libero Data: 22 gennaio 2026 Pagina: 12 Autore: Pietro Senaldi Titolo: «Lo Russo cancella Askatasuna dai 'beni comuni'»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 22/01/2026, a pag. 12, con il titolo "Lo Russo cancella Askatasuna dai 'beni comuni'" la cronaca di Pietro Senaldi.
Pietro Senaldi
Stefano Lo Russo, sindaco di Torino, ha tolto la protezione istituzionale al centro sociale Askatasuna, epicentro delle violenze pro-Pal. Non è più nell'elenco dei 'beni comuni' del Comune, salta dunque il rapporto di cooperazione. Ma la notizia veramente grave è che, finora, lo considerasse un bene comune, nonostante tutti i disordini scatenati a cadenza quasi settimanale, con poliziotti feriti e proprietà distrutte.
Alla fine lo ha capito perfino il sindaco, Stefano Lo Russo. La giunta di Torino ha approvato la delibera che recepisce la decadenza del patto di collaborazione tra il Comune e il centro sociale Askatasuna. L’immobile di Corso Regina Margherita 47 da ieri non figura più nell’elenco dei beni comuni del capoluogo piemontese. Finisce la favoletta dell’okkupazione fatta nell’interesse del territorio e per svolgere funzioni di rilevanza pubblica. Non tiene più la scusa con cui la rossa Torino ha tollerato per quasi trent’anni che l’ex asilo fosse adibito a sede di un movimento antagonista diventato nel tempo il più organizzato e pericoloso d’Italia, con legami con i centri più violenti del resto del Paese e affiliazioni in Francia, Spagna, Grecia.
La futura destinazione dell’immobile, dopo la sua bonificazione e messa in sicurezza, è ancora incerta, ma non potrà essere peggiore di quella fatta finora. Il compito dell’opposizione di centrodestra ora è vigilare affinché esso venga restituito a tutta la cittadinanza e diventi un presidio di sicurezza, da roccaforte dell’illegalità quale invece era. Per Lo Russo, è la certificazione di una resa, a dieci giorni dalla manifestazione prevista per fine mese, nella quale i militanti del centro hanno promesso di mettere a ferro e fuoco la città. Per il governo e le forze dell’ordine, è la prova che lo sgombero del 18 dicembre scorso è stato giusto e necessario per porre fine a una situazione di illegalità che si protraeva ai danni della città e del sindaco. Resta ancora da capire se Lo Russo sia stato semplicemente preso in giro dal centro sociale e dal comitato di garanzia, che si era impegnato perché venisse rispettato il patto con il Comune, o se viceversa il primo cittadino sia stato costretto ad accordarsi con gli antagonisti per tenere in piedi la propria maggioranza.
«È la Caporetto politica dopo anni di ambiguità e complicità», certifica il torinese Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica Amministrazione. Rincarano la dose il senatore forzista Roberto Rosso e il segretario cittadino azzurro Marco Fontana, i quali diffidano l’università del capoluogo piemontese dal mettere a disposizione i propri spazi per il concerto di domani sera “Que Viva Askatasuna”, contro il sequestro del centro sociale, programmato a Palazzo Nuovo. L’errore accademico è stato già fatto sabato scorso, quando la rettrice ha ospitato presso il Campus Einaudi l’assemblea nella quale gli antagonisti torinesi hanno inneggiato alla rivolta sociale, dando appuntamento a tutti per il 31 del mese. Quando non si potrà restare sulle barricate con i violenti senza esserne complici.
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