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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
22.01.2026 Meloni, ‘Un problema costituzionale per il Consiglio per la Pace’
Commento di Elisa Calessi

Testata: Libero
Data: 22 gennaio 2026
Pagina: 6
Autore: Elisa Calessi
Titolo: ««Problema costituzionale per il Consiglio della Pace»»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 22/01/2026, a pag. 6 con il titolo "Problema costituzionale per il Consiglio della Pace", l'intervista di Elisa Calessi a Paola Concia.

Elisa Calessi
Elisa Calessi

Tutta l'Ue sta schierandosi contro il Board of Peace di Trump per la pacificazione di Gaza. E anche Israele mostra parecchia irrequietezza per la presenza, al suo interno della Turchia e del Qatar (per non parlare di quella di Putin). La Meloni prende tempo e solleva questioni costituzionali per non aderire. L'Italia per ora resta fuori, poi si vedrà.

L’Italia è «aperta» rispetto all’idea del Board of peace, l’organismo per Gaza lanciato da Donald Trump.
C’è, però, ammette Giorgia Meloni, un problema legato alla nostra Costituzione, per cui «non possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati». Per il resto, resta dell’idea che è conveniente per tutti, a cominciare dall’Italia, mantenere un legame con l’altra sponda dell’Atlantico, dunque «bisogna ripristinare» la comunicazione tra Usa e Ue, logorata per la vicenda Groenlandia. Infine le misure per la sicurezza che l’esecutivo sta definendo, compresa la possibilità - che la premier conferma - di creare «zone rosse» attorno alle stazioni.
In tailleur rosso fuoco, Giorgia Meloni, ospite dello Speciale di Porta a Porta dedicato ai 30 anni della trasmissione, parla a tutto campo delle questioni più calde dell’agenda politica.
A cominciare, naturalmente, dalla politica internazionale che, ammette, «mi preoccupa, perché siamo in un momento in cui le certezze che avevamo stanno venendo meno». Si parte dal Board of peace, che Trump ha messo in campo. «La posizione dell’Italia», spiega Meloni, intervistata da Bruno Vespa, affiancato da Enrico Mentana, «è di apertura: noi siamo aperti, disponibili e interessati. Credo che l’Italia può giocare un ruolo unico», sia per la «realizzazione del piano di pace» che per l’obiettivo della creazione di due Stati. «E non considererei una scelta intelligente dell’Italia, ma anche dell’Europa, di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante». Dunque, non è un no.

RUSSIA E UCRAINA

La riserva, ammette, attiene alla «compatibilità costituzionale». L’articolo 11 «non ci consente di firmare domani, ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione è di apertura». All’obiezione che l’organismo prevederebbe anche la presenza della Russia, in guerra con l’Ucraina e sotto sanzioni Ue, Meloni risponde che il problema non è questo: «In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone distanti da noi» e «ricordo che la Russia siede al G20 e alle Nazioni Unite». C’è il rischio, gli viene obiettato, che il Board of peace su Gaza possa diventare un Onu privato, con un Trump capo a vita?
«Credo che nessun organismo possa sostituirsi alle Nazioni Unite», del resto il board «è uno strumento previsto anche dalle Nazioni Unite». Si passa alla Groenlandia, altro tema scottante: «A me non ha stupito», ha detto Meloni, «che oggi il presidente Trump abbia spiegato che non intende attaccare la Groenlandia, non ritenevo realistico che Tump potesse attaccarla». Ora, però, «bisogna cercare delle soluzioni». Quanto ai dazi minacciati da Trump ai Paesi europei che hanno mandato soldati in Groenlandia, Meloni ha ribadito che secondo lei è un «errore aggiungere dazi».
Molto, però, dipende da «una assenza di comunicazione» tra Usa e Ue, «che bisogna ripristinare». Ha ricordato, però, di averlo detto chiaro e tondo al presidente Usa: «Ho chiamato Donald Trump e gli ho detto: «Guarda che credo che non si sia capito. E credo che sia un errore la minaccia di aggiungere dazi». Alla domanda se non sia preoccupata dall’imprevedibilità di Trump, ha risposto che «io in generale sono preoccupata da quello che accade sulla politica internazionale.
Mi pare di dimostrarlo perché me ne occupo moltissimo. Siamo in un contesto storico in cui tutte le certezze che eravamo convinti di avere, stanno svanendo. Sapersi districare in un’epoca storica del genere, per una ragazza della Garbatella che si ritrova a doversi assumere delle responsabilità, non è una facile».

POLITICA INTERNA

Si chiude con la politica interna, in particolare con la sicurezza, tema ora in cima alle priorità del governo. Le opposizioni chiedono più agenti. Meloni replica con un po’ di sarcasmo: «Mi fa piacere che ora l’opposizione lo riconosca, visto che prima dicevano che eravamo noi della destra che sventolavamo il tema per prendere i voti sulla paura della gente. Mi aspetto che siano conseguenti e che ci diano una mano in Parlamento». Quanto al merito, la richiesta di più forze dell’ordine, ha ricordato che il Tar della Lombardia ha deciso di annullare il Daspo urbano fatto nei confronti dei manifestanti che avevano devastato la stazione di Milano: «Possiamo assumere tutte le forze di polizia che vogliamo, ma se il loro lavoro viene mortificato» con decisioni come questa del Tar, «questo non risolverà il problema della sicurezza». Insomma, «diventa un po’ difficile se non lavoriamo tutti nella stessa direzione». Infine, ha confermato l’orientamento di creare zone rosse attorno alle stazioni: «Sì. È uno dei provvedimenti che ho in testa».

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