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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
22.01.2026 Intervista a Rayhane Tabrizi, ‘Siamo stati traditi due volte’
Intervista di Francesca Musacchio

Testata: Il Tempo
Data: 22 gennaio 2026
Pagina: 4
Autore: Francesca Musacchio
Titolo: ««Il massacro continua senza pietà. Intervento Usa? Traditi già due volte»»

Riprendiamo da IL TEMPO del 21/01/2026, a pag. 4, con il titolo "Il massacro continua senza pietà. Intervento Usa? Traditi già due volte", l'intervista di Francesca Musacchio a Rayhane Tabrizi.

Siamo contro il regime islamico e contro la guerra» – la Voce
Rayhane Tabrizi ’attivista iraniana per i diritti umani,  denuncia una repressione senza precedenti in Iran, con migliaia di vittime, arresti di massa, esecuzioni sommarie e l’uso di milizie straniere a fianco del regime

«Internet non funziona ancora regolarmente, anche se non è più completamente bloccato come fino a un paio di giorni fa. I messaggi arrivano con grande difficoltà, ma arrivano, perché gli iraniani cercano in ogni modo possibile di comunicare con il mondo esterno e raccontare ciò che sta accadendo nel Paese».

Rayhane Tabrizi, attivista iraniana e presidente dell’associazione Maana, parla con Il Tempo della situazione in Iran dopo oltre tre settimane dall’inizio delle rivolte contro il regime.

Rispetto alle rivolte precedenti, cosa è cambiato?

«Questa volta è ancora più tragico. In appena due giorni si è arrivati a numeri che superano le 10.000 vittime. La repressione è fortissima. Nelle strade si vive come sotto coprifuoco: basta uscire, fermarsi a parlare con qualcuno e arrivano subito le forze del regime. In particolare vengono impiegate forze paramilitari, anche straniere: milizie provenienti dall’Iraq, gruppi islamisti, elementi legati a Hezbollah, che da decenni collaborano con il regime e che vengono utilizzati proprio nei momenti di repressione più violenta contro il popolo. Circolano video di queste milizie nelle strade iraniane mentre sparano e invocano i loro “santi” con un accento che non è iraniano. È facile riconoscerli».

E sul piano economico?

«La situazione è gravissima. L’inflazione cresce e la povertà aumenta ogni giorno. Moltissime famiglie hanno perso i propri cari e vengono minacciate: chi non mantiene il silenzio rischia di non ricevere nemmeno il corpo. I funerali devono avvenire senza cerimonie. In alcuni casi il regime chiede fino a 3.500 euro per restituire i corpi, una cifra enorme per un iraniano medio. Esiste poi un’ulteriore opzione, ancora più disumana: firmare un documento in cui si dichiara che il proprio caro faceva parte delle forze paramilitari. Solo così il corpo viene restituito. Serve a presentare le vittime come “difensori della patria” e non come cittadini uccisi per aver chiesto libertà».

Le manifestazioni continuano oppure sono diminuite?

«Sono diminuite inevitabilmente: oltre a quasi 20.000 persone uccise, c’è il terrore. Oggi basta uscire e alzare la voce per essere colpiti. È facile capire quanto sia difficile portare milioni di persone in piazza. Gli arresti continuano: riesaminano le immagini delle telecamere e fermano le persone una a una, spesso senza registrarle. Lo stesso ministro della Giustizia ha parlato di “massima serietà e urgenza”: processi di cinque minuti e condanne a morte. Il linguaggio del regime che noi iraniani conosciamo bene».

Quindi le impiccagioni non si sono fermate?

«Assolutamente no. Anche quando lo avevano dichiarato, le esecuzioni continuavano, solo che per altri reati. Ora vengono persino dichiarate, sostenendo che si tratti di frasi inventate».

Crede ci sarà un intervento americano?

«Ce lo auguriamo, anche se è doloroso dirlo. Dopo i tradimenti del 1979 e del 2009, sperare in un’America guidata da Donald Trump non è facile ed è una speranza vissuta a malincuore. Secondo molti esperti l’operazione potrebbe esserci, anche se rinviata per motivi geopolitici, come la mancata collaborazione di alcuni Paesi arabi, in particolare l’Arabia Saudita».

Il ritorno dello Scià Pahlavi è un’opzione per la transizione?

«Rispondo in base al mio credo politico: non sono monarchica, sono liberale e in futuro voterei per una repubblica laica. Tuttavia oggi ritengo che Pahlavi possa essere un’opzione per la fase di transizione, l’unica voce che sentiamo con chiarezza. È una fase difficilissima, perché l’Iran è devastato sotto ogni aspetto. Dopo la transizione, però, saranno gli iraniani a scegliere con il voto una forma di governo laica e secolare».

Cosa può fare concretamente l’Europa?

«La cosa più importante è inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche. È una richiesta che portiamo avanti dal 2022. Il 29 ci sarà il Consiglio europeo: serve la firma di tutti e 27 i Paesi. Chiediamo anche agli italiani di contattare i propri rappresentanti politici e spingere il Governo a firmare. Sarebbe un colpo durissimo al regime. È un aiuto fondamentale per noi e per l’Europa stessa».

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segreteria@iltempo.it

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