giovedi` 22 gennaio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Il Tempo Rassegna Stampa
22.01.2026 L’arsenale americano si muove verso le coste israeliane
Commento di Roberto Arditti

Testata: Il Tempo
Data: 22 gennaio 2026
Pagina: 4
Autore: Roberto Arditti
Titolo: «L’arsenale americano si muove verso le coste israeliane. Diplomazia con i «motori accesi»»

Riprendiamo da IL TEMPO del 22/01/2026, a pag. 4, con il titolo "L’arsenale americano si muove verso le coste israeliane. Diplomazia con i «motori accesi»", il commento di Roberto Arditti.

Roberto Arditti | Festival Economia Trento
Roberto Arditti 
Wp, 'Usa mobilitano 12 navi da guerra nell'area mediorientale' - Nazioni -  Ansa.it
Washington rafforza in modo massiccio la presenza militare in Medio Oriente, schierando caccia, tanker, cargo strategici, una portaerei e sistemi antimissile 

«Se Washington colpisce, le basi americane nella regione saranno attaccate». La minaccia iraniana, recapitata ai Paesi del Golfo e ai partner degli Stati Uniti, è il punto di rottura: non più propaganda, ma un avvertimento operativo che trasforma ogni installazione Usa in un bersaglio e ogni alleato in un possibile teatro di guerra. È da qui che va letta la svolta di Donald Trump: la diplomazia resta sul tavolo, ma intanto l’America sposta un «muro d’acciaio» in Medio Oriente. E quando la macchina militare si muove così, non lo fa per impressionare i commentatori. Lo fa perché si prepara a colpire davvero.

I numeri raccontano più delle dichiarazioni. In teatro sono arrivati almeno dodici F-15E Strike Eagle, velivoli che non servono a «mostrare la bandiera» ma a fare strike: possono portare fino a 23 mila libbre di carico bellico, oltre dieci tonnellate tra bombe e missili, con autonomia e sensori da campagna seria. Ma il dettaglio decisivo è ciò che li tiene in volo: i tanker. Nell’ultimo mese non parliamo di quattro o cinque movimenti isolati: le ricostruzioni open source indicano decine di KC-135 (e anche KC-46) trasferiti e ruotati tra Europa e Medio Oriente. È l’indicatore classico di una fase pre-operativa: senza rifornimento in volo non c’è persistenza, non c’è possibilità di tenere i jet in orbita davanti agli obiettivi, di ripetere ondate, di trasformare una minaccia in una pressione continua.

E accanto ai tanker c’è la massa logistica: i C-17 Globemaster III. Anche qui il segnale è netto: una quota enorme della flotta è stata impiegata su rotte verso hub europei e poi verso il Golfo, con una rotazione che serve a portare uomini, munizioni, componenti, sistemi di difesa e capacità specialistiche. Quando i cargo iniziano a fare la spola, la partita cambia tono: non stai più «posizionando», stai costruendo una campagna.

Sul mare, la portaerei USS Abraham Lincoln e il suo gruppo navale si stanno spostando verso l’area. Una portaerei è un aeroporto armato, un centro di comando mobile, una piattaforma di fuoco che si porta dietro cacciatorpediniere Aegis, missili da crociera, guerra elettronica e difesa antimissile. E con un Carrier Strike Group, anche se non lo si annuncia mai, opera normalmente un sottomarino d’attacco: la componente silenziosa che raccoglie intelligence e aggiunge profondità allo strike. È una postura che non si improvvisa e che non si attiva per un gesto simbolico.

Poi c’è lo scudo, che dice molto su ciò che Washington teme. Anche ieri non sono mancate le minacce di Teheran a Trump che manda missili Patriot e Thaad per difendere le basi. Portarli in area significa costruire una difesa a strati contro la risposta più prevedibile dell’Iran: missili balistici, droni, saturazione. Patriot copre l’anello più basso e medio, Thaad intercetta più in alto nella fase terminale. È la cintura di sicurezza di chi si prepara a un colpo sapendo che il contraccolpo arriverà.

E mentre si alza lo scudo, aumenta l’occhio: missioni di sorveglianza e ricognizione davanti alle coste iraniane, droni e assetti ISR che restano in aria per ore per mappare radar, difese, reazioni. È la parte invisibile della guerra: conoscere il campo prima di entrare.

Non sappiamo quale sarà la decisione finale di Trump. Ma sappiamo cosa stiamo osservando: potenza aerea d’attacco, rifornimento continuo, massa logistica, portaerei, difesa antimissile, sorveglianza costante. Uno scenario che porta dritto a una conclusione: gli americani stanno preparando un intervento in grande stile.

E se qualcuno avesse ancora dubbi, basta guardare Israele: perfino il velivolo di Stato associato a Netanyahu si muove con discrezione fuori dallo spazio aereo nazionale, come si fa quando la minaccia non è teorica ma immediata. In queste ore, nel Medio Oriente, la differenza tra diplomazia e guerra non la fanno le parole. La fanno i motori accesi.

Per inviare la propria opinione al Tempo, telefonare 06/675881, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


segreteria@iltempo.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT