Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Viaggio allucinante nei movimenti antisionisti francesi Analisi di Robert Sarner
Testata: israele.net Data: 21 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Robert Sarner Titolo: «I nuovi antisemiti: una giornalista francese sotto copertura si è infiltrata nei movimenti anti-israeliani. Ecco cosa ha scoperto»
Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - l'analisi di Robert Sarner, originariamente pubblicata su Times of Israel, dal titolo: "I nuovi antisemiti: una giornalista francese sotto copertura si è infiltrata nei movimenti anti-israeliani. Ecco cosa ha scoperto".
Robert SarnerNora Bussigny, giornalista francese, si è infiltrata nei movimenti antisionisti per svelare la loro vera natura. Ha scoperto un antisemitismo e un antisionismo pervasivi, ormai denominatore comune tra gruppi diversi che spesso sono in disaccordo su altre questioni.
Se l’antisemitismo affligge la Francia da tempo, sin dal Medioevo, oggi sta metastatizzando in modi nuovi e allarmanti, secondo un libro recentemente pubblicato dalla giornalista francese Nora Bussigny.
Intitolato Les Nouveaux Antisémites (“I nuovi antisemiti”), il volume svelta un odio viscerale verso gli ebrei che è endemico in molte organizzazioni di estrema sinistra in Francia, infiltrate dalla Bussigny nell’ambito di una lunga indagine sotto copertura.
Utilizzando una falsa identità, Bussigny ha scoperto un antisemitismo e un antisionismo pervasivi, ormai denominatore comune tra gruppi diversi che spesso sono in disaccordo su altre questioni.
“Ho visto con i miei occhi fino a che punto islamisti, sedicenti militanti ‘progressisti’ di estrema sinistra e attivisti femministi, LGBT ed ecologisti siano strettamente legati dal loro comune odio per gli ebrei e per Israele”, ha dichiarato Bussigny a Times of Israel in una recente intervista via Zoom.
“È paradossale perché, storicamente, l’estrema sinistra era frammentata. Molti gruppi radicali non andavano mai d’accordo fra loro nonostante ambissero a una convergenza delle loro lotte. Prima del 7 ottobre [2023], ero convinta che potessero unirsi solo attorno a un odio comune per la polizia e per ciò che essa simboleggia ai loro occhi. Ma ora ho visto come il loro odio per gli ebrei — o meglio per i “sionisti”, per usare il loro termine — sia quanto di più efficace nel riunirli in una causa comune”.
Il massacro capeggiato da Hamas il 7 ottobre 2023 ha scatenato la guerra di due anni contro Hamas a Gaza e un’impennata senza precedenti dell’antisemitismo globale.
“Les Nouveaux Antisémites” di Nora Bussigny
Les Nouveaux Antisémites — il cui sottotitolo recita “Indagine di un’infiltrata nei ranghi dell’estrema sinistra” — si apre con una dedica a Régine Skorka-Jacubert, sopravvissuta all’Olocausto e membro della Resistenza francese.
“Mentre scrivevo il libro, sono stata invitata al Mémorial de la Shoah a Parigi — raccontato Bussigny, 30 anni — Come parte del loro programma educativo, hanno un terminale che scansiona il tuo volto e ti attribuisce l’identità di qualcuno deportato in un campo di concentramento nazista. Ti viene poi chiesto di impegnarti ad aiutare a preservare la memoria di quella persona e a mantenerne viva la storia. Mi sono detta che avrei dedicato il mio libro a Régine”.
Nell’introduzione del libro, Bussigny spiega la sua impresa in incognito, per la quale ha messo a rischio la propria incolumità personale.
“Per un intero anno ho partecipato, con la massima discrezione, a manifestazioni, incontri, discussioni online — scrive — Ho indagato nei campus universitari. Ho applaudito accanto a folle isteriche che glorificavano il terrorismo. Ho preso parte a proteste femministe e ho dialogato in strutture comunali con membri di un’organizzazione [Samidoun] messa fuori legge in molti paesi per i suoi legami stretti e comprovati con il terrorismo. Ho gridato contro il ‘genocidio’ e per la ‘resistenza palestinese’, ovviamente ‘resistenza’ armata, durante manifestazioni che avrebbero dovuto difendere i diritti delle donne e delle persone LGBT, senza alcuna menzione degli omosessuali torturati o uccisi in nome della sharia nella Striscia di Gaza, governata da Hamas”.
All’inizio, Bussigny ha dovuto affrontare una fase di apprendimento. “All’inizio sono andata troppo veloce — spiega Bussigny, la cui madre è originaria del Marocco e il padre della Francia — Partecipando alle manifestazioni, commettevo errori. Per esempio, dicevo ‘Israele’, cosa che i militanti non dicono mai se non per insultare. Di solito dicono ‘l’entità sionista’ o, se scrivono, lo chiamano ‘Israhell’ [Isra-inferno]. Inoltre non dicono mai IDF, ma piuttosto ‘l’esercito genocida’. C’erano termini che dovevo imparare per avere il vocabolario ‘giusto'”.
Bussigny ha dovuto anche dare prova delle sue migliori doti recitative. “Inizialmente, alcune persone mi guardavano con diffidenza — continua — Dovevo davvero concentrarmi su come parlavo e agivo quando ero tra loro. Ti osservano per vedere se stai cantando i cori, se sei felice di essere lì, se stai filmando. Sono sospettosi. Mi assicuravo di sembrare allegra ed eccitata nell’inneggiare con tutti alla gloria di Hamas e dell’Operazione Diluvio Al-Aqsa [il nome dato dal gruppo terroristico alle atrocità del 7 ottobre]. Ero così attenta a recitare la parte che è diventato quasi schizofrenico per me”.
Nel libro, Bussigny mostra come i gruppi radicali anti-Israele, tra cui Urgence Palestine, Palestine Vaincra e Samidoun, ricevano sostegno politico in Francia, a volte finanziamenti pubblici e accesso a strutture municipali dove tengono incontri e laboratori volti a radicalizzare i giovani.
Nora Bussigny sul podio del Senato francese riceve il Premio Edgar Faure 2025 per il miglior libro politico dell’anno
Ciò che rende Les Nouveaux Antisémites ancora più degno di nota è che l’autrice non solo non è ebrea, ma è per metà arabo-musulmana, il che moltiplica l’ostilità che deve affrontare. “Da quando il libro è uscito [a fine settembre], sono stata bersaglio di minacce di morte, insulti orribili e un’enorme quantità di odio, specialmente sui social media — dice Bussigny, che necessita di una protezione speciale della polizia quando appare in eventi pubblici — Parte di questa ostilità è dovuta al fatto che sono franco-marocchina, e alcuni mi trattano come una traditrice della causa palestinese e una complice dei sionisti. Coloro che mi attaccano mi accusano di essere complice di un ‘genocidio’, e alcuni lanciano anche accuse infondate sul fatto che riceverei soldi da Israele”.
L’ostilità non si ferma qui. “Molte librerie in Francia hanno boicottato il mio libro — aggiunge — Alcune hanno persino detto ai clienti che cercavano di ordinarlo che non volevano vendere questo genere di libro”.
Nonostante questa ostilità, con grande consolazione di Bussigny Les Nouveaux Antisémites è stato ampiamente acclamato dai media, è nelle classifiche dei bestseller in Francia e ha ricevuto il premio Prix Edgar Faure 2025 come miglior saggio politico dell’anno.
“Nonostante tutta la negatività, ci sono stati molti riscontri positivi — dice Bussigny, che scrive regolarmente per le testate francesi Le Point, Marianne e Franc-Tireur — Visto quanto il libro sta vendendo bene, è ovvio che molti non ebrei lo stanno leggendo, il che è importante. Ho ricevuto molto sostegno”.
Non sorprende che parte di quel sostegno sia arrivato dalla comunità ebraica francese, la seconda più numerosa al di fuori di Israele. “Sono molto colpita dalla risposta degli ebrei francesi — dice Bussigny, che ha parlato recentemente a un evento a Parigi ospitato dal CRIF, l’organo di rappresentanza delle istituzioni ebraiche in Francia, a cui ha partecipato anche l’ambasciatore d’Israele in Francia, Joshua Zarka — Ho ricevuto così tanta gratitudine. Molti dicono che il mio libro li ha aiutati a vedere cosa c’è dietro gran parte dell’attuale antisemitismo. Sono preoccupati e sono grati di capire meglio cosa è in gioco per loro”.
“Sono felici che io non sia ebrea — aggiunge Bussigny, sottolineando che in parte la reazione l’ha sorpresa — All’inizio non capivo questo aspetto. Ero un po’ imbarazzata all’idea di essere invitata a parlare di antisemitismo perché non sono ebrea e non subisco l’antisemitismo. Chiedevo loro: non è meglio dare la parola a qualcuno che ne è direttamente colpito? E loro mi dicevano: ‘No, al contrario'”.
L’europarlamentare Rima Hassan in una manifestazione anti-Israele. Sul cartello, la consueta mappa che cancella lo stato ebraico dalla carta geografica
Per il libro, Bussigny ha intervistato più di 100 persone, ebrei e non ebrei, dai militanti duri e puri agli studenti universitari e professori, fino a politici eletti. Ha visitato anche la Libera Università di Bruxelles e la Columbia University di New York.
Questo è il suo quarto libro e segue Les Nouveaux Inquisiteurs, pubblicato due anni fa, poco prima del 7 ottobre, per il quale pure si era mossa sotto copertura per indagare il movimento woke. “Prima di lavorare su Les Nouveaux Antisémites, non conoscevo molti ebrei — racconta Bussigny, che spera di visitare Israele per la prima volta nei prossimi mesi per un evento centrato sul suo libro — Penso che se non fosse stato per i miei genitori, avrei potuto diventare antisemita. Sono cresciuta in un sobborgo di Parigi dove non incontravo ebrei e non mi rendevo nemmeno conto di cosa fosse l’antisemitismo. Quando ero adolescente, volevo andare a uno spettacolo di Dieudonné [comico antisemita francese]. Ma i miei genitori dissero: ‘No, questo è troppo’. Mi misero in guardia e mi spiegarono cos’è l’antisemitismo”.
Tra le molte molte persone che nel libro cita per nome per il loro estremo antisemitismo e antisionismo e per la loro affiliazione a gruppi nefasti, Bussigny dedica un intero capitolo a una persona in particolare, Rima Hassan, membro di spicco del partito di sinistra La France Insoumise, di origine palestinese e nata in Siria. “Rima Hassan ha il potenziale per diventare la [Zohran] Mamdani di Francia — dice Bussigny, riferendosi al neoeletto sindaco anti-Israele di New York — È riuscita a radicalizzare gran parte di La France Insoumise. Poiché è la figura politica più seguita in Francia sui social media, insieme a Jordan Bardella [del Rassemblement National di estrema destra], ha un’influenza tremenda. Hassan è ossessionata dagli ebrei ed è la politica più pericolosa legata all’antisemitismo e all’islamismo. Oggi in La France Insoumise è messa in risalto da Jean-Luc Mélenchon [il leader del partito], che capisce che il suo discorso ultra-radicale attira le giovani generazioni”.
Cosa che potrebbe avere conseguenze elettorali. “Mi preoccupa quello che sta succedendo con la Gen Z, i nati dopo il 1995, molti dei quali voteranno per la prima volta l’anno prossimo alle elezioni municipali, e poi nel 2027 alle presidenziali — dice Bussigny — Potremmo avere diversi Mamdani in Francia. C’è un motivo per cui lui è chiamato il sindaco di TikTok. È stato eletto in gran parte grazie agli elettori della Gen Z e ha usato il suo antisionismo come motore per la sua campagna. Cosa significa questo per le nostre prossime elezioni?”.
Nelle interviste ai media e nelle conferenze, Bussigny condanna apertamente l’antisemitismo e il pericolo che comporta per la società francese. Ha incontrato ministri e parlamentari per discutere della sua indagine e delle sue gravi implicazioni. A fine ottobre, ha testimoniato a lungo davanti alla commissione d’inchiesta dell’Assemblea Nazionale sui movimenti islamisti in Francia che sostengono il terrorismo e promuovono l’ideologia islamista, e sulla loro strategia di costruire relazioni con politici nazionali e locali.
Rinunciando all’opzione di parlare a porte chiuse, ha riferito alla commissione di sviluppi preoccupanti e di individui i cui nomi e comportamenti ha identificato come una minaccia per il futuro della Francia a causa della loro agenda antidemocratica. Ha sottolineato che, nel suo lavoro, distingue tra il sostegno espresso per i civili palestinesi rispetto a quello per i gruppi armati e la glorificazione del terrorismo.
“Mentre ero sotto copertura, ho identificato i classici stereotipi antisemiti, riformulati semplicemente sostituendo il termine ‘sionista’ al posto di ‘ebreo’ — ha dichiarato durante l’udienza — Questa retorica era palesemente evidente durante un incontro di formazione dell’organizzazione Urgence Palestine a cui ho partecipato. I relatori parlavano di una presunta ‘cospirazione sionista’ in Francia in cui i ‘sionisti’ controllano i media e si sono infiltrati nel governo. Queste accuse non sono altro che una fedele rielaborazione dei tradizionali cliché antisemiti, già visti storicamente nell’estrema destra”.
Bussigny si è recentemente unita a un gruppo di eminenti ebrei e non ebrei francesi nel firmare una lettera pubblica che denuncia l’antisemitismo dilagante e chiede al governo francese di rendere la lotta contro l’odio verso gli ebrei e il razzismo una “grande causa nazionale” nel 2026 e di creare un ufficio giudiziario speciale per il perseguimento dell’antisemitismo.
Il libro di Bussigny non è solo il resoconto della sua indagine, come attesta in modo inquietante l’ultima frase dell’introduzione: “Continua a crescere la mia preoccupazione circa un futuro segnato dalla persecuzione degli ebrei”.
Altrettanto cupo è il titolo dell’ultimo capitolo del libro — “Questa non è una conclusione ma un grido di disperazione di fronte a ciò che sta accadendo” — che termina con le parole: “Concludo questo libro semplicemente dicendovi che ora che avete letto ciò che ho scritto, non potrete più dire di non sapere”.
Alla domanda se la sua prospettiva è cambiata dopo aver completato il libro la scorsa primavera, Bussigny non ha esitato: “No — risponde — Anche se ho un briciolo di speranza, è pochissima rispetto alla disperazione che provo. Ho il cuore pesante. Ho molta, molta paura per la Francia. Penso che a lungo termine questa potrebbe essere una causa persa, ma sono tra coloro che combatteranno fino alla fine”.