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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
21.01.2026 John Bolton: L’errore fatale di Trump
Intervista di Giulia Pompili

Testata: Il Foglio
Data: 21 gennaio 2026
Pagina: 1/4
Autore: Giulia Pompili
Titolo: «L’errore fatale di Trump»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 21/01/2026, a pag. 1/4, con il titolo "L’errore fatale di Trump" l'analisi di Giulia Pompili.

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Giulia Pompili

John Bolton, già ambasciatore degli Usa all'ONU, era Consigliere per la Sicurezza Nazionale nella prima amministrazione Trump. Ora è uno dei suoi critici più implacabili. E non ha tutti i torti.

A un anno esatto dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, in una conversazione con il Foglio, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton ha le idee chiare almeno su un punto: “L’intera vicenda della Groenlandia è un potenziale disastro. Potrebbe essere la fine dell’alleanza Nato, il che renderebbe più deboli sia gli Stati Uniti sia l’Europa”. Durante la Guerra fredda “uno degli obiettivi sovietici era spezzare l’alleanza Nato”, dice Bolton, che risponde al telefono dal suo studio alla Foundation for American Security & Freedom di Washington. “E uno dei motivi per cui persero la Guerra fredda è che non riuscirono a farlo. Ma ora c’è Trump che lo fa al posto loro”. Secondo Bolton, che è stato anche rappresentante permanente degli Stati Uniti all’Onu, l’Ue in questo momento dovrebbe mantenere moderazione, per evitare di diventare su questo “complice di Trump. Dobbiamo giocare sul lungo periodo”, dice, “e ricordarci che il suo mandato ha ancora solo tre anni davanti. Esperiamo che, una volta fuori dall’incarico, ci sia una persona più normale alla presidenza”.

Resistere, insomma, e parare i colpi. Bolton è una figura influente e ascoltata a Washington: diplomatico di lungo corso con una fitta rete di relazioni nel governo federale, noto per essere tra i più falchi tra i repubblicani d’America, è stato consigliere per la Sicurezza nazionale fino al settembre del 2019, quando finì per scontrarsi con Trump e diede le dimissioni. Da quel momento ha iniziato a essere ascoltato anche dai democratici, soprattutto perché oggi è tra i più puntuali critici del presidente americano: “Non so cosa stia motivando Trump. Durante il suo primo mandato, nel 2018, mi chiese se pensassi che gli Stati Uniti dovessero comprare la Groenlandia. Al Consiglio per la sicurezza nazionale facemmo molte ricerche storiche. Ma in quel periodo non parlò mai di usare la forza, mai”.

“Non era affatto come oggi”, dice Bolton. “Quindi non ho davvero idea di cosa lo stia rendendo così agitato adesso”. La scorsa settimana ha detto di voler “possedere psicologicamente” la Groenlandia: “Sa, credo che nessun’altra persona negli Stati Uniti pensi che dobbiamo possedere psicologicamente la Groenlandia. Credo che tutto questo riguardi solo e soltanto Donald Trump”. La crisi fra Europa e Stati Uniti per la Groenlandia sta mettendo la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, “in una posizione molto difficile”, ma secondo Bolton è tra i pochi leader ad avere la possibilità di esercitare “una certa influenza su Trump. Credo che Mark Rutte, il segretario generale della Nato, e molti altri leader europei come Macron, Merz, Starmer, abbiano enormi difficoltà politiche interne e semplicemente non siano in una posizione che consenta loro di fare molto. Meloni, invece, potrebbe essere la leader nazionale con le migliori possibilità”. L’aspetto più urgente in questa fase per gli europei è decidere quale strada percorrere: “Hanno due possibilità. Possono provare a negoziare con lui, ma credo che non funzionerà”, dice Bolton. “Potremmo vederlo già questa settimana a Davos. Perché lui pensa davvero di poter ottenere tutto semplicemente con la forza – e più che altro con la forza della personalità. Pensa che gli europei siano deboli e che alla fine cederanno. Quindi, per chi dice che bisogna provare a negoziare, penso che valga la pena tentare, e potrebbe esserci ancora una possibilità che funzioni. Ma se non funzionasse, allora non credo ci sia un’alternativa a una guerra commerciale”. Naturalmente, “a meno che non vogliano regalare la Groenlandia, ma non penso succederà, anche perché sarebbe terribile per l’occidente nel suo complesso”.

Nei giorni scorsi ha iniziato a circolare una voce: in molti parlano della Groenlandia come di una strategia di distrazione, un modo per continuare a capitalizzare il successo dell’operazione della Casa Bianca in Venezuela, con la cattura del dittatore Maduro, e abbassare le aspettative su un intervento in Iran in difesa di chi protesta contro il regime di Teheran. Secondo Bolton le tre questioni sono scollegate. In realtà “credo che un altro attacco in Iran sia possibile. Trump ha detto che l’Iran ha bisogno di una nuova leadership, il che mi sembra significhi che si sia avvicinato alla mia posizione” – durante il suo primo mandato Trump “non era favorevole al cambio di regime”, dice Bolton: “Io lo ero, ovviamente, ma lui no” – maprima è necessario che “forze adeguate raggiungano la regione, come il gruppo d’attacco della portaerei Abraham Lincoln, che credo sia ancora a un paio di giorni di distanza”. Secondo l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale anche una singola serie di attacchi non farebbe cadere la leadership, “ma in Iran il regime è nel momento di maggiore debolezza dalla rivoluzione del 1979. E’ estremamente impopolare. E quindi penso che sia possibile che, se Trump si fosse davvero impegnato in un cambio di regime – cosa che non è del tutto chiara – la debolezza del regime potrebbe essere dimostrata con un attacco militare, che lo renderebbe ancora più debole e renderebbe più difficile reprimere l’opposizione”.

In mezzo a tutto questo c’è la Repubblica popolare cinese, o per usare l’espressione di Bolton, l’asse sino-russo: “Penso che la Cina sia la principale minaccia che l’occidente deve affrontare nel 21° secolo. E’ovviamente collegata alla Russia e a una nuova alleanza sino-sovietica, anche se questa volta sono i cinesi a essere il partner dominante, non come durante la Guerra fredda, quando lo erano i russi”. Questo ha un impatto concreto, dice Bolton: “I cinesi stanno aiutando la Russia nella guerra in Ucraina, e si aspettano dalla Russia lo stesso su Taiwan. Quindi la Cina sta già esercitando un’influenza in Europa, e continuerà. I cinesi pensano davvero di diventare una potenza artica, ed è per questo che la minaccia nell’estremo nord è rappresentata sia dalla Russia sia dalla Cina”. Eppure Trump ha un rapporto molto stretto con la leadership russa: “Penso che Trump creda di avere un buon rapporto anche con Xi Jinping. Andrà in Cina ad aprile e sarà interessante vedere cosa ne uscirà. Ma come molti hanno osservato, il presidente sembra andare particolarmente d’accordo con i leader autoritari”. Durante il suo primo mandato ci provò anche con la Corea del nord con diversi summit con Kim Jong Un, solo che oggi Pyongyang è diventata la principale alleata di Mosca nella guerra contro l’Ucraina: “Non pensavo che avremmo ottenuto alcun progresso dalla Corea del nord sullo smantellamento del suo programma nucleare, e credo che questo sia stato confermato. Continuano a lavorare sul programma nucleare e su quello dei missili balistici. La Corea del nord si è ritagliata un ruolo tra Cina e Russia, proprio come fece il nonno di Kim Jong Un, Kim Il Sung, che riuscì a giocarsi Stalin contro Mao Zedong. Sotto molti aspetti, l’idea stessa che si potessero indurre i nordcoreani a comportarsi in modo ragionevole era destinata a fallire sin dall’inizio”. E il fatto che ora i soldati nordcoreani stiano combattendo in Ucraina “dimostra fino a che punto siano disposti ad arrivare e come questo asse sino-russo opererà nel resto del secolo”. Il nuovo ordine globale di Pechino e Mosca si muove non con stati satellite, ma per costellazioni: “La Cina ha bisogno del petrolio che ottiene dall’Iran. E’ anche un’altra ragione per cui la Cina è interessata al Venezuela, acquistando l’80 per cento delle esportazioni petrolifere venezuelane fino a quando Maduro non è stato rovesciato. C’è quindi un forte intreccio tra paesi come Iran, Corea del nord, Venezuela, Siria prima della caduta del regime di Assad. Non si tratta di legami formali tramite trattati, ma di relazioni molto strette e di appartenenza all’orbita sino- russa”, dice Bolton, che nel 2020 ha pubblicato il memoir “The Room Where It Happened”(Simon & Schuster), incomprensibilmente mai pubblicato in Italia, a causa del quale a ottobre è stato incriminato con l’accusa di aver rivelato documenti classificati (una punizione di Trump, si dice).

Ma la base elettorale Maga è ancora con il presidente? “Ci sono alcuni che applaudono e vedono forza in tutto questo. E’ una sorta di fascino alla Mussolini”, dice Bolton. “Ma ce ne sono molti altri che stanno dicendo: non è questo per cui lo abbiamo votato”. E’ difficile prevedere quale direzione prevarrà, spiega l’ambasciatore, ma le elezioni di metà mandato sono sempre più vicine, “e penso che i repubblicani siano molto preoccupati di trovarsi in difficoltà a causa dell’insoddisfazione verso Trump, non solo da parte dei democratici e degli indipendenti, maanche della loro stessa base, di perdere il controllo della Camera, sì, ma ora c’è anche una certa preoccupazione per la possibilità di perdere il Senato”.

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