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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
21.01.2026 Il comitato di Trump per la pace a Gaza sabotato dal capo francese
Commento di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 21 gennaio 2026
Pagina: 3
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «Il Board of Peace per Gaza sabotato dal capo francese»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 21/01/2026, a pagina 3, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Il Board of Peace per Gaza sabotato dal capo francese "


Iuri Maria Prado

Emmanuel Macron si sfila dal Board of Peace per Gaza, in polemica con Trump. Può anche avere le sue ragioni, ma così sabota il piano di pace mediorientale, che è stato votato all'ONU ed è l'unico sulla piazza per riportare alla stabilità (sempre che Hamas accetti di disarmarsi)

È vero, come ha denunciato la Francia di Emmanuel Macron, che lo statuto del “Board of Peace”, l’organo di amministrazione transitoria incaricato di gestire l’attuazione del Piano per la ricostruzione della Striscia, va oltre il solo quadro di Gaza. Ma va oltre nel senso previsto dal Piano stesso, e questo significa una cosa molto semplice: il Piano per Gaza resta quello adottato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione dello scorso novembre.

Al presidente francese, che nei giorni scorsi ha comunicato di non accettare l’invito di Donald Trump a far parte del Board of Peace, qualcuno avrà senz’altro ricordato che i poteri attribuiti a quell’amministrazione transitoria non sono stati inventati nel corso di una conferenza stampa estemporanea del presidente degli Stati Uniti, tra una minaccia di dazi e una chat sul G7. Al contrario, il mandato del Board su Gaza era chiaro da settimane, cioè da quando gli Stati membri, Francia compresa, votarono a favore della risoluzione dell’Onu. Denunciare oggi lo statuto del Board e rifiutarsi di parteciparvi con il pretesto che esso si occuperebbe non solo di Gaza ma anche di altro significa una sola cosa: boicottare in modo strumentale il Piano per Gaza e ammettere implicitamente che quella firma era stata apposta con inchiostro simpatico.

È fin superfluo osservare che lo statuto del Board of Peace non è un testo sacro e può essere legittimamente sottoposto a critica, ad esempio per le parti che attribuiscono al presidente, Donald Trump, poteri probabilmente sovrabbondanti. Ma usare Gaza e la cosiddetta “causa palestinese” come grimaldello per ostacolare la costituzione di questo organismo è profondamente scorretto e rivela, in realtà, tutt’altri intendimenti e pregiudizi politici.

La realtà è che la Francia si è trovata costretta ad approvare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dopo essersi già esibita in una scelta tanto stolida quanto affrettata: il riconoscimento dell’inesistente Stato di Palestina. Un’iniziativa che, in assenza della preventiva deradicalizzazione della Striscia e della distruzione delle capacità militari delle organizzazioni terroristiche che ancora la dominano, equivaleva semplicemente al riconoscimento dello Stato di Hamas.

Vale la pena ricordare senza sosta cosa prevedeva, e continua a prevedere, il Piano per Gaza, anche in relazione a quel diritto all’autodeterminazione palestinese che oggi viene agitato in modo pretestuoso per ostacolarne l’attuazione. Il Piano affermava, e afferma tuttora, che “mentre la ricostruzione di Gaza avanza e il programma di riforma dell’Autorità Palestinese viene applicato con serietà, potrebbero crearsi finalmente le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese”. La parola chiave è “potrebbero”, ed è legata a una condizione imprescindibile: che Gaza sia deradicalizzata e che Hamas e le altre sigle terroristiche siano neutralizzate. Non certo al gradimento politico dell’Emmanuel Macron di turno.

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redazione@ilriformista.it

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