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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
21.01.2026 La giornata è stanca, ma la Memoria è dovere di testimonianza
Commento di Ugo Volli

Testata: Il Riformista
Data: 21 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «La giornata è stanca, ma la Memoria è dovere di testimonianza»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 21/01/2026, a pagina 1, il commento di Ugo Volli, dal titolo: "La giornata è stanca, ma la Memoria è dovere di testimonianza".

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Ugo Volli

Rito stanco e inquinato dall'ideologia di sinistra, il Giorno della Memoria rischia ancora una volta di essere rovinato dalle rivendicazioni di chi ormai ritiene gli ebrei i nuovi "genocidi". Ma la Memoria della Shoah deve essere tenuta viva, per gli europei soprattutto.

La Giornata della Memoria è un rito stanco e invecchiato, dicono quasi tutti. Giusto, anche se si celebra solo da venticinque anni, non a caso istituita con grandissimo ritardo rispetto ai fatti. E’ stata spesso stravolta da chi rifiuta di prendere atto che ricorda un crimine unico compiuto dall’Europa contro il popolo ebraico e vorrebbe farla parlare degli altri genocidi veri (Armeni, Tutsi, ecc.) o falsi (Gaza) della storia recente. Vero: oggi la voglia di usarla contro le vittime della Shoà e i loro eredi è sempre più diffusa fra i media e certe forze politiche e intellettuali, in particolare purtroppo nella scuola e nell’università. Celebrare il giorno dell’apertura di Auschwitz un inesistente “genocidio palestinese” non è solo uno scherno antisemita, è anche un modo per assolvere se stessi e i propri predecessori dall’aver emarginato e tentato di distruggere tutti gli ebrei d’Europa. Il senso sottinteso è: “in fondo ve la siete meritata”. Bisogna allora rinunciare a questo “rito stanco”, come hanno proposto vari intellettuali amici del mondo ebraico, per esempio Lucetta Scaraffia? No, ha ragione Claudio Velardi, non si può. Forse si poteva qualche anno fa, ma non dopo il 7 ottobre. La Giornata non è cosa  per gli ebrei, che hanno le loro occasioni civili e religiose per ricordare i parenti assassinati, deportati, rapinati, emarginati, espulsi dalla società civile, come di nuovo oggi qualcuno tenta di fare. La Giornata è per gli europei (e dovrebbe esserlo per gli islamici, che ancora non ne hanno istituita una ma dovranno farlo se vogliono cambiare): per ricordare loro che l’antisemitismo è una malattia morale attiva da moltissimi secoli, non solo dal nazismo: una malattia che è esplosa di nuovo e che va estirpata. Questo morbo è l’intolleranza per chi pacificamente e costruttivamente coltiva la propria identità e cultura, per chi non si vuole convertire né al Cristianesimo né all’Islam né al marxismo né al woke. Se rinunciassimo a indicarla tradiremmo la nostra identità e il nostro dovere di testimonianza.

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