Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
«È il momento del Muro di Berlino per l’Iran» Cronaca di Mariano Giustino
Testata: Il Riformista Data: 20 gennaio 2026 Pagina: 6 Autore: Mariano Giustino Titolo: ««È il momento del Muro di Berlino per l’Iran». L’Ue può fare di più di sanzioni e solidarietà»
Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 20/01/2026, a pagina 6, la cronaca di Mariano Giustino: "«È il momento del Muro di Berlino per l’Iran». L’Ue può fare di più di sanzioni e solidarietà".
Mariano Giustino
Una montagna di morti: il regime sta usando tutti i mezzi più violenti per stroncare la ribellione in Iran. Ma le proteste non finiscono e dalle finestre si urla "morte a Khamenei" e si invoca la "caduta del muro di Berlino" anche per la liberazione dei giovani di Teheran.
Le forze della repressione, costituite dai paramilitari basij e da decine di migliaia di milizie mercenarie sciite provenienti da vari Paesi del Medio Oriente e dall’Afghanistan, hanno fatto ricorso a ogni forma di crudeltà contro giovani manifestanti inermi, anche minorenni. A Kermanshah, sedicenni sarebbero stati violentati sessualmente durante il trasferimento verso le prigioni, dove sono stati rinchiusi per aver partecipato all’insurrezione popolare contro la Repubblica islamica. A riferirlo è il Kurdistan Human Rights Network (KHRN), con sede in Francia.
“Durante il trasferimento nei penitenziari, gli agenti del regime hanno abusato dei loro corpi usando manganelli. Li hanno picchiati e torturati conficcando bastoni nella regione anale”, ha dichiarato Rebin Rahmani, membro del consiglio di amministrazione del KHRN. Picchiati, denudati, costretti a rimanere all’aperto per ore senza vestiti, storditi con iniezioni di sostanze stupefacenti: queste sono solo alcune delle violenze denunciate ai danni dei manifestanti arrestati dopo le rivolte in Iran, che avrebbero provocato migliaia di morti, come ammesso dallo stesso capo supremo Ali Khamenei. Alcuni prigionieri sarebbero stati anche bersagliati con getti di acqua fredda sui loro corpi nudi.
Donald Trump ha dichiarato che “l’Iran è il posto peggiore al mondo in cui vivere a causa della leadership di Khamenei”, definendo la guida suprema “un uomo malato” e sostenendo che sia giunto il momento di pensare a un cambio di leadership. La posizione del presidente statunitense a favore di un cambio di regime è arrivata dopo l’attacco verbale lanciato sui social media dallo stesso Khamenei. In occasione della festività dell’Eid al-Mab’ath, il leader politico e spirituale della Repubblica islamica ha accusato Trump di essere responsabile delle “migliaia di morti” e ha rivendicato di aver “spezzato la schiena ai sediziosi”.
È la prima volta che un presidente degli Stati Uniti appoggia pubblicamente la rimozione dell’ayatollah Khamenei, al potere da trentasette anni. Un portavoce del governo statunitense ha dichiarato al Free Beacon che non vi saranno incontri con funzionari iraniani finché non cesseranno “le uccisioni insensate dei manifestanti”. Bill Rummell, ex viceministro degli Esteri britannico ed ex membro del Parlamento, ha denunciato in un’intervista a GB News che la Repubblica islamica potrebbe aver utilizzato anche sostanze chimiche o tossiche per reprimere le rivolte, configurando una gravissima violazione della Convenzione internazionale sulle armi chimiche, di cui l’Iran è firmatario.
Secondo queste denunce, sostanze tossiche sarebbero state inalate ai feriti per finirli, provocandone la morte giorni dopo la scarcerazione, così da mascherare il nesso con le torture subite. Il popolo iraniano è oggi sottoposto a una violenza e a una repressione di inaudita ferocia. La repressione è coordinata, diffusa e sistematica: uccisioni premeditate di civili inermi, compresi minori; uso estensivo e letale della forza; istituzione di tribunali di campagna; arresti di massa e arbitrari; militarizzazione degli spazi urbani per diffondere terrore. Il modello repressivo della Repubblica islamica presenta molteplici elementi riconducibili a crimini contro l’umanità, così come definiti dal diritto internazionale consuetudinario e dallo Statuto della Corte penale internazionale.
La rivolta antiregime, intanto, non si è fermata. Ogni sera, alle ore 20, dalle abitazioni di numerosi centri urbani si levano canti di libertà e grida di “Morte a Khamenei” e “Via i mullah dall’Iran”. Le impiccagioni quotidiane non sono mai state sospese e la repressione si è fatta ancora più brutale, con la caccia al manifestante casa per casa. “È il momento del Muro di Berlino per l’Iran”, gridano i manifestanti, ricordando le parole di Reagan: “Abbattete questo muro”. “La storia chiama di nuovo l’Europa alle sue responsabilità”, “è il momento del coraggio”, dicono i giovani iraniani. “Stanno distruggendo la nostra vita. Il mondo si prese cura della Germania. Ora deve prendersi cura dell’Iran”. L’Unione europea può fare molto più delle sanzioni e degli attestati di solidarietà: può, subito, inserire i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, come hanno già fatto gli Stati Uniti.
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