Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Blitz dei pro-Pal al passaggio della fiaccola Analisi di Francesca Musacchio
Testata: Il Tempo Data: 19 gennaio 2026 Pagina: 4 Autore: Francesca Musacchio Titolo: «»
Riprendiamo da IL TEMPO del 19/01/2026, a pag. 4, con il titolo "La Flotilla pronta a ripartire. Via alla raccolta fondi", l'analisi di Francesca Musacchio.
Il passaggio della fiamma olimpica a Brescia ha inaugurato le proteste contro Milano-Cortina 2026, con striscioni e un corteo contro Israele
Il passaggio della fiamma olimpica a Brescia si è trasformato nel primo banco di prova di una mobilitazione annunciata. Sabato pomeriggio, mentre i tedofori attraversavano il centro cittadino diretti verso piazza Vittoria, da una delle torri del Castello sono stati srotolati due grandi striscioni con la scritta «Fuori Israele dalle Olimpiadi».
Un’azione simbolica ma collocata in un punto ad alta visibilità, seguita da un corteo partito dal centro sociale Magazzino 47 e conclusosi tra via Milano e via Industriale, a ridosso dell’area interessata dalla cerimonia. La protesta, rivendicata dal Coordinamento Palestina di Brescia insieme a realtà antagoniste e collettivi cittadini, e poi diffusa sui canali della rete antagonista, aveva come obiettivo la presenza di Israele tra i Paesi partecipanti ai Giochi e l’impianto complessivo delle Olimpiadi, contestate come grande evento capace di coprire violazioni dei diritti umani, sfruttamento del lavoro e devastazione ambientale. «Lo sport non può coprire il genocidio del popolo palestinese in corso da due anni e mezzo, né l’occupazione della Palestina che risale (almeno) al 1948», hanno dichiarato gli organizzatori, inserendo la protesta bresciana nel solco delle mobilitazioni pro Palestina che attraversano il mondo antagonista.
Inizia così il percorso delle proteste che accompagneranno Milano Cortina 2026 e di cui Il Tempo ha dato conto nei giorni scorsi. I Giochi Olimpici sono considerati da una galassia di movimenti antagonisti come un fronte di conflitto. Reti anarchiche, collettivi ambientalisti, sindacati conflittuali, centri sociali e gruppi studenteschi lavorano da mesi a una mobilitazione diffusa che mira a rompere la «pax olimpica» e a colpire l’immagine dell’evento. Le iniziative annunciate non si limitano a manifestazioni autorizzate. Il Comitato Insostenibili Olimpiadi ha già calendarizzato quattro giorni di azioni dal 5 all’8 febbraio 2026, in coincidenza con l’apertura dei Giochi, con «azioni diffuse» a Milano, contestazioni durante il passaggio della fiamma olimpica e una manifestazione nazionale il 7 febbraio. In parallelo sono state annunciate le cosiddette «Utopiadi», giochi popolari alternativi e occupazioni temporanee concepite come zone autonome, strumenti di visibilità e disturbo.
La protesta bresciana ricalca questo schema: azione simbolica, corteo rapido, messaggi netti e obiettivi ad alta esposizione mediatica. Non a caso, tra i bersagli indicati dai movimenti figurano sponsor dell’evento e delegazioni considerate simbolicamente sensibili, come gli atleti israeliani. In questo contesto, l’Antiterrorismo segnala anche la possibile saldatura con i cosiddetti maranza, attratti non da una piattaforma ideologica strutturata ma dalla possibilità di «fare casino» in contesti di forte visibilità.
Accanto alla dimensione geopolitica resta centrale la critica ambientale e sociale, dal tema della cementificazione a quello dei disboscamenti legati alle opere olimpiche. Tra i casi considerati emblematici, quello della pista da bob di Cortina, realizzata con l’abbattimento di alberi secolari e destinata, secondo i contestatori, a non avere futuro utilizzo. Sotto accusa anche il modello di lavoro dei grandi eventi, descritto come basato su precarietà, sfruttamento e, in alcuni casi, lavoro gratuito.
Il formato diffuso dei Giochi, esteso su oltre 22 mila chilometri quadrati, moltiplica quindi i punti sensibili e rende più complessa la gestione della sicurezza. A Brescia la fiamma olimpica è diventata un obiettivo e la contestazione non è più solo annunciata. La prova generale è andata in scena. E il calendario verso il 2026 è appena iniziato.
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