Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Perché la caduta della Repubblica islamica sarebbe un dono al mondo Articolo di Brendan O’Neill (tradotto da Giulio Meotti)
Testata: Il Foglio Data: 19 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Brendan O’Neill Titolo: «Perché la caduta della Repubblica islamica sarebbe un dono al mondo»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/01/2026, a pagina I dell'inserto internazionale, l'articolo di Brendan O’Neill, tradotto da Giulio Meotti e originariamente pubblicato su Spectator, dal titolo: "Perché la caduta della Repubblica islamica sarebbe un dono al mondo".
Brendan O’NeillIl coraggio delle donne e dei giovani iraniani smaschera l’ipocrisia di femministe e attivisti occidentali che tacciono davanti a una delle più grandi rivolte per la libertà del nostro tempo
Comincio a provare pena per i progressisti che non si lasciano influenzare dalla rivoluzione in Iran” scrive Brendan O’Neill sullo Spectator. “Il mio disprezzo per loro sta lasciando il posto alla pietà. Immaginate di vedere donne che si tolgono l’hijab in gloriosa sfida ai crudeli mullah che le governano, senza provare alcun sentimento. Immaginate di vedere giovani coraggiosi riversarsi nelle strade per affrontare i tiranni che li opprimono, senza far altro che guardare dall’altra parte. Lo straordinario valore dei giovani iraniani ha messo a nudo lo sconcerto morale dei giovani occidentali. Immaginate di vedere quel giovane a Londra questo fine settimana scalare i muri dell’ambasciata iraniana per strappare la bandiera di un regime spietato e dire: ‘Beh, è complicato’. Immaginate quanto dovreste essere privi di umanità, quanto privi dei fondamenti della moralità, per assistere a uno degli attacchi più audaci per la libertà dei tempi moderni e pensare: ‘Mah’. La vergognosa e taciturna riservatezza dei progressisti in risposta alla gloriosa rivolta in Iran è più che codardia: è patologia. Queste persone sono così perse nel labirinto del relativismo morale che non riescono a criticare un regime islamico. Sono così confuse dall’intersezionalità che la vista di giovani donne che gettano i loro hijab sul fuoco è più probabile che le sconcerti che entusiasmarle. ‘E’ questa l’hijabofobia?’, si chiedono. Sono così ubriachi di antioccidentalismo che il primo calcolo che fanno quando un popolo si ribella è: ‘Questo aiuterà o danneggerà l’America?’. Temendo che la caduta della Repubblica islamica possa avvantaggiare gli Stati Uniti, si oppongono alla folla di combattenti per la libertà, determinati a provocare proprio una simile caduta. Per questi sciocchi istruiti, danneggiare l’occidente bianco, privilegiato e colonialista è molto più importante che liberare gli iraniani dalla schiavitù del diktat islamista. Lo straordinario valore dei giovani iraniani ha messo a nudo lo sconcerto morale dei giovani occidentali. Inculcata con l’idea crudele e infondata che ‘tutte le culture sono ugualmente valide’, questa nuova generazione è ammutolita da una violenta rivolta straniera contro un governo islamico. Non sa cosa dire, né cosa pensare. La solidarietà fatica a mettere radici in un terreno contaminato dal culto del relativismo. La cautela morale dei progressisti mentre i giovani iraniani lottano per la propria vita dimostra quanto sia stata corrotta l’ideologia del politicamente corretto. Come spiegare altrimenti che stiamo assistendo a una delle rivolte femministe più importanti della storia e che tuttavia molte femministe tacciono? Le femministe che pensano che essere chiamate ‘tesoro’ sia un crimine patriarcale apparentemente non hanno nulla da dire di fronte a una rivolta incredibilmente coraggiosa delle donne contro la brutale repressione dei loro diritti da parte di bigotti religiosi. Si sono illusi di credere che la Repubblica islamica fosse un potente contrappeso contro l’occidente, contro il capitalismo e, naturalmente, contro quello stato ebraico che odiano con così curiosa passione. Temono istintivamente la caduta dei mullah.
Arriveranno a pentirsi della loro mancanza di coraggio. Perché la rivolta in Iran è un evento mondiale di proporzioni straordinarie. Se questo regime cade – e quelli di noi ancora in possesso delle proprie facoltà morali lo sperano sinceramente – si rivelerà l’evento più significativo del XXI secolo finora. Avrà ripercussioni ben oltre i confini dell’Iran, cambiando radicalmente il medio oriente e il mondo stesso. Tutto cambierà se la classe degli ayatollah cadrà. Hamas e Hezbollah, già colpiti dalla resistenza della nazione ebraica contro il loro regime di terrore, saranno privati delle risorse. Israele respirerà meglio. Le ali della Russia saranno tarpate, poiché il suo alleato chiave e cruciale in medio oriente verrà sepolto dalle stesse persone che ha oppresso. Una Russia castigata andrà a beneficio di tutti gli europei, non ultimo il popolo ucraino, da tempo sofferente. Anche l’occidente sarà un po’ più libero. Libero dall’esportazione del terrore da parte del regime iraniano e dal suo sfruttamento di moschee e organizzazioni benefiche per diffondere il suo credo misantropico nelle nostre società. L’anno scorso, numerosi complotti di Hamas in Europa sono stati sventati: gli ebrei del nostro continente, così come gli ebrei della terra santa, saranno più al sicuro se il regime iraniano cadesse. Il progetto globale dell’islamismo, con le sue ideologie antioccidentali, antidonne e antisemite, tremerà se la Repubblica islamica crollasse. Dopo 47 anni trascorsi nell’oscurità medievale del dominio islamista, meritano di vedere la luce della libertà. Ma la loro rivolta, il loro valore, il loro incrollabile desiderio di libertà sono anche un dono per il mondo”.
(Traduzione di Giulio Meotti)
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