Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Occhio non vede, cuore non duole: i rivoluzionari iraniani lasciati soli Commento di Luisa Ciuni
Testata: Setteottobre Data: 19 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Luisa Ciuni Titolo: «Occhio non vede, cuore non duole: l’Iran lasciato solo»
Riprendiamo dal giornale di SETTEOTTOBRE online, il commento di Luisa Ciuni dal titolo: "Occhio non vede, cuore non duole: l’Iran lasciato solo"
Luisa Ciuni
Nessuna Al Jazeera, nessuna piazza solidale: la repressione degli ayatollah scorre lontano dagli occhi e dalla coscienza occidentale.
In Iran non c’è un Ministero della Salute come a Gaza, pronto a fornire in poche ore il numero dei morti della rivolta (e se avete presente le difficoltà della conta a Capodanno a Crans, capite che si tratta di falsi della più bell’acqua). La folla si muove di notte in video sfocati e non è fotogenica. Nessuno pubblica immagini delle probabili impiccagioni, dei cortei caricati, dei morti lasciati in terra e delle devastazioni di notti e notti di guerriglia urbana. È difficile e rischiosissimo. Così la rivolta dell’Iran non acchiappa, non commuove che pochi. Non è rappresentata da immagini simbolo.
La verità è che agli iraniani e alla loro lotta manca una tv come Al Jazeera che, con le sue immagini, narra da Gaza una propaganda tanto raffinata quanto emotiva. Pioggia, bambini nudi, tende allagate, donne che urlano. Di che colpire al plesso lo spettatore occidentale in cerca di redenzione internazionale. Che, spesso, nulla è più reale di una fiction ben fatta, specie quando la realtà è squallida o del tutto priva di eroismo. E non commuove.
Nelle case dei propal le immagini dei giovani iraniani uccisi dal regime non spingono all’azione di piazza. Si avverte una certa diffidenza. L’Iran è nemico degli Usa e di Israele, le nazioni canaglia. Cosa succederebbe se, una volta scesi in piazza, uno dei due Stati dovesse attaccare Teheran? Non si può rischiare di trovarsi dalla parte dei fautori del genocidio. Così nessuno si espone – un esempio – per le donne iraniane uccise nelle strade, per una popolazione schiacciata da una teocrazia violenta e – ma diciamolo piano – legata ad Hamas. La solidarietà non scatta, i commenti restano distanti.
I social rimandano poche immagini, spesso ottenute con l’AI, pochi video, le difficoltà di una popolazione che da anni, attraverso i suoi fuorusciti, cerca di farsi ascoltare. Il velo delle iraniane non fa scattare solidarietà nelle femministe, il fatto che vengano ammazzate per un ciuffo in evidenza provoca commenti severi ma non certo la discesa in piazza. La Albanese infuria con un post – che potrebbe essere falso – in cui delega alla collega dell’Onu per i diritti in Iran qualsiasi opinione, che comunque non arriva. Tace o forse si è voluta levare dalla prima linea. I suoi seguaci sbandano ma poi la seguono. Se non è esplicita Albanese, fonte di saggezza e verità, non lo sono neanche loro.
Insomma, l’Iran non tira. I giovani ammazzati, l’indegnità dei guardiani della rivoluzione e di un regime teocratico non spingono a organizzare non dico una Flottiglia ma neanche un canotto. Anzi, c’è un post in cui si spiega che l’ex Persia non è raggiungibile via mare, quindi di non insistere con la provocazione. La geografia, evidentemente, è un’opinione.
Intanto la rivolta persiana sembra finita in un cul de sac in cui gli aiuti non arrivano. E non è la prima volta che il regime degli ayatollah soffoca i cittadini nel sangue, in una repressione terribile che si ripete da anni. Occhio non vede, cuore non duole. Le immagini non ci sono. La solidarietà sarà per la prossima volta.