Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Khamenei minaccia: ‘Trump, un criminale. Nessuna impunità’ Commento di Francesca Musacchio
Testata: Il Tempo Data: 18 gennaio 2026 Pagina: 8 Autore: Francesca Musacchio Titolo: «Khamenei minaccia: ‘Trump, un criminale. Nessuna impunità’»
Riprendiamo da IL TEMPO del 18/01/2026, a pag. 8, con il titolo "Khamenei minaccia: ‘Trump, un criminale. Nessuna impunità’ ", l'analisi di Francesca Musacchio.
Le accuse di Khamenei a Trump servono soprattutto a spostare all’esterno la responsabilità di una repressione sanguinosa che il regime non riesce più a giustificare nemmeno ai propri cittadini
Donald Trump è responsabile delle vittime, dei danni e delle calunnie inflitte al popolo iraniano durante le recenti proteste.
Ieri la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha accusato il presidente degli Stati Uniti attribuendogli un ruolo diretto nella crisi interna che da fine dicembre scuote il Paese. «Riteniamo il presidente degli Stati Uniti responsabile delle vittime, dei danni e delle calunnie che sono state rivolte al popolo iraniano», ha dichiarato nel corso di un discorso pronunciato a Teheran e trasmesso dalla televisione di Stato in occasione della festività religiosa dell’Eid al-Mablath, in cui si celebra l’anniversario del giorno in cui il profeta Maometto è stato scelto come messaggero di Dio.
A stretto giro è arrivata la risposta secca di Trump: «È ora di cercare una nuova leadership in Iran». Parlando con Politico, ha commentato le parole della Guida suprema sottolineando che «ciò di cui è colpevole è la completa distruzione del Paese e l’uso della violenza a livelli mai visti prima». E ha aggiunto: «La leadership è una questione di rispetto, non di paura e morte. Quest’uomo è un malato che dovrebbe governare il suo Paese correttamente e smettere di uccidere persone. Il suo Paese è il posto peggiore in cui vivere al mondo a causa della sua scarsa leadership».
Un botta e risposta che ha alzato nuovamente la tensione nel momento in cui l’attacco degli Usa sembrava congelato. Le accuse di Khamenei, infatti, sono state dure e dirette. Secondo la Guida suprema, le manifestazioni che hanno attraversato l’Iran non sono state spontanee. Al contrario, sarebbero state pianificate dagli Stati Uniti con l’obiettivo di destabilizzare la Repubblica islamica. «L’obiettivo dell’America è quello di inghiottire l’Iran», ha affermato, accusando Washington di voler riportare il Paese «sotto il dominio militare, politico ed economico».
Nel suo intervento, Khamenei ha anche riconosciuto, in qualche modo, l’entità del bilancio delle proteste parlando di «migliaia di morti», ma attribuendo la responsabilità delle uccisioni a soggetti legati a Israele e agli Stati Uniti. «Agenti degli Stati Uniti e del regime sionista hanno commesso crimini efferati in questa sedizione». E promette: «Con l’aiuto di Dio, la nazione iraniana deve spezzare la schiena dei sediziosi, proprio come ha spezzato la schiena della sedizione».
Secondo la Guida suprema, durante i disordini sarebbero state colpite infrastrutture civili e religiose. «Hanno vandalizzato 250 moschee e oltre 250 centri educativi e scientifici. Hanno danneggiato la rete elettrica, le banche e le strutture sanitarie».
Pur adottando toni duri, la Guida suprema ha escluso l’intenzione di avviare un conflitto armato. «Non porteremo il Paese verso la guerra, ma non lasceremo impuniti i criminali interni e internazionali», ha affermato.
Alle dichiarazioni di Khamenei ha risposto anche il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che ha reso noto di aver ricevuto segnalazioni secondo cui Teheran starebbe preparando opzioni per colpire basi americane nella regione. Gli Stati Uniti hanno chiarito che «tutte le opzioni restano sul tavolo» e che Washington potrebbe ricorrere alla forza se venissero colpiti beni statunitensi.
Nel frattempo, in Iran la situazione resta difficile. Internet sarebbe in gran parte inattivo e le comunicazioni sono limitate, rendendo complessa la valutazione sull’eventuale prosecuzione delle proteste.
La crisi iraniana si riflette anche all’estero. Ieri mattina, a Roma, centinaia di persone sono scese in piazza per la «Marcia per l’Iran». Il corteo, promosso dal Partito Radicale, ha attraversato il centro della Capitale con slogan contro il regime della Repubblica islamica e bandiere iraniane pre-rivoluzione. Tanti gli striscioni e i cori che invocavano il ritorno di Reza Pahlavi.
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