Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il Medioriente non è un gioco da ragazzi Commento di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale Data: 18 gennaio 2026 Pagina: 12 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «Il Medioriente non è un gioco da ragazzi»
Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 18/01/2026 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Il Medioriente non è un gioco da ragazzi"
Fiamma Nirenstein
Le partite su Gaza e Iran sono ancora tutte da giocare, inutile trarre conclusioni affrettate adesso. Trump non ha rinunciato ad appoggiare l'insurrezione in Iran, ma ha bisogno di tempo perché mancano forze in loco e non c'è l'accordo con i paesi arabi determinanti. E anche Israele ha bisogno di tempo per difendersi dall'inevitabile contraccolpo.
È complicato capire come vanno le cose in Medioriente, è molto più facile partecipare al solito festival antiamericano e antisraeliano: mentre si assiste a un risveglio della piazza italiana e tedesca, ci sono quelli che non vogliono concludere l’era degli ayatollah perché odiano Usa e Israele, quindi se ne infischiano della strage e dell’oppressione; o gli appassionati delle sorti del popolo iraniano se la pigliano con Trump se il regime è ancora in piedi. E anche con Netanyahu: la comune è che abbiano concertato un perfido stop. Lo sfondo è la promessa di Trump dell’«aiuto in arrivo» agli eroi che hanno fronteggiato la strage: poi l’aiuto non è arrivato e il silenzio è tornato nelle strade.
Adesso si è già deciso che c’è stato un voltafaccia di Trump dovuto al suo carattere ondivago e al suo cinismo o a un consiglio di Netayahu. Da qui, staremmo assistendo a una marcia indietro come quella di Obama nel 2009 quando abbandonò la folla ai carnefici. In realtà il campo è ancora molto aperto: in Israele il preallarme continua. Trump ha specificato troppo il suo disgusto per il regime per abbandonare l’agone senza passare per debole. Sa che, anche se Witkoff e Vance spingono, la storia distruggerà ogni accordo con l’Iran. Ci vuole tempo, non è il Venezuela di Maduro dove basta un’impresa veloce, quel Paese di 90 milioni di abitanti è avviluppato nelle maglie una struttura militare e sociale che perseguita dissidenti, donne, omosessuali. Che razza di scambio è mai rinunciare a impiccare 800 persone? Uno scambio col Minotauro mentre c’è il coprifuoco e la società è schiacciata in casa? Basta un fiammifero per riaccendere il falò. Trump sa che la sua linea rossa è ancora fiammeggiante, che la folla quando avrà contato bene i morti e ascoltato il solito discorso di Khamenei si può rimettere in moto. Ma ci vogliono le armi, le strutture adatte, deve ancora arrivare la portaerei Lincoln e Israele deve essere in grado di difendersi da un contrattacco spaventoso.
L’Iran può avere interesse a lanciarsi nella guerra messianica con la solita vittima designata: Israele. È importante che il Qatar non si contrapponga, che i sauditi non abbandonino il campo occidentale. Tutto è difficile qui, anche ottenere che Hamas si lasci disarmare e restituisca il corpo di Ran Gvili mentre parte la fase due. Ma «this is the Middle East, stupid». Il seguito alla prossima puntata. Però è chiaro, il popolo iraniano va salvato dai suoi nazisti.
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