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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
17.01.2026 Iran, manifestanti “cacciati” casa per casa.
Cronaca di Mariano Giustino

Testata: Il Riformista
Data: 17 gennaio 2026
Pagina: 7
Autore: Mariano Giustino
Titolo: «Iran, manifestanti “cacciati” casa per casa. Pahlavi: «Tornerò per garantire la transizione»»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 17/01/2026, a pagina 7, la cronaca di Mariano Giustino: "Iran, manifestanti “cacciati” casa per casa. Pahlavi: «Tornerò per garantire la transizione»".

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Mariano Giustino

Reza Pahlavi incita gli iraniani a resistere alla repressione e promette di tornare nel paese per guidare la transizione dopo la caduta degli ayatollah. Intanto non si capisce bene se Trump intenda appoggiare o no la rivoluzione iraniana, ma le forze Usa continuano a muoversi verso l'area del Golfo. Un intervento militare contro le Guardie Rivoluzionarie non è ancora escluso.

Red Head, nome in codice di Donald Trump, avrebbe dato ordine di riferire ai funzionari israeliani che non vi sarebbe stato alcun attacco contro l’Iran la sera del 15 gennaio. Secondo quanto riportato dal New York Times, Benjamin Netanyahu avrebbe esortato Trump a rimandare l’operazione per consentire a Israele di preparare le difese in vista di possibili rappresaglie iraniane. Il rapporto non chiarisce se il primo ministro israeliano abbia anche richiesto tempo per predisporre azioni offensive mirate contro obiettivi iraniani.

La dinamica ricorda da vicino quanto avvenuto il 12 giugno 2025, quando il presidente statunitense dichiarò di preferire una soluzione diplomatica a un intervento militare. Anche allora si trattò con ogni evidenza di una manovra diversiva, finalizzata a disinnescare le sirene d’allarme a Teheran prima dell’azione armata. La decisione di Trump potrebbe dunque derivare da una valutazione ancora in corso delle diverse opzioni operative disponibili.

Tra gli obiettivi maggiormente considerati vi è il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, responsabile di una repressione di inaudita ferocia contro i manifestanti. Tuttavia, le modalità per colpirlo in modo efficace non appaiono ancora del tutto definite. Un’altra ipotesi riguarda attacchi mirati contro i vertici del regime. Già lo scorso giugno Israele aveva tentato questa strada: il ministro della Difesa Israel Katz ammise allora che il governo Netanyahu sperava di eliminare Khamenei durante la guerra, ma l’occasione non si presentò.

Nel frattempo, nelle province periferiche come il Belucistan, la popolazione di Zahedan è scesa in marcia dopo la preghiera del venerdì, in una città trasformata in una fortezza sotto assedio dei guardiani della rivoluzione, schierati con mezzi blindati, motociclette e cecchini sui tetti. Nelle prigioni del Paese le impiccagioni continuano all’alba con ritmo quotidiano, secondo quanto riferiscono fonti mediche e organizzazioni umanitarie. Gli ospedali sono occupati dalle milizie paramilitari, che prelevano i feriti, anche quelli in condizioni critiche. Mancano medici, sangue per le trasfusioni e chirurghi oftalmologici. Migliaia di giovani hanno riportato ferite al volto e hanno perso uno o entrambi gli occhi a causa dei pallettoni sparati dai fucili da caccia.

La repressione ora avviene nell’ombra. Nelle strade delle principali città iraniane si odono sparatorie e si moltiplicano fermi, arresti e perquisizioni, anche casa per casa. Le città sono completamente militarizzate, presidiate dai basij e da milizie sciite mercenarie affluite dall’Iraq, dall’Afghanistan, dal Libano e dallo Yemen. Dalle 16 del pomeriggio fino al mattino vige il coprifuoco e la legge marziale. Gruppi di manifestanti continuano a resistere a Mashhad, Teheran, Karaj e Isfahan, mentre è in corso una vasta caccia all’uomo: centinaia i rapimenti e le sparizioni forzate.

I pasdaran chiedono denaro ai genitori in cambio della restituzione dei corpi dei figli uccisi e li costringono a firmare dichiarazioni che attribuiscono la morte a incidenti o malattie. Il blackout nazionale di Internet, ormai superiore alle 200 ore, ha superato per durata quello delle proteste del novembre 2019 e non mostra segni di attenuazione. I basij fanno irruzione nei complessi residenziali, sequestrano parabole Starlink, telefoni, tablet e computer, analizzano le memorie digitali e visionano le immagini delle telecamere di sorveglianza per identificare i manifestanti, arrestarli e impiccarli.

Dal suo esilio, il principe Reza Pahlavi ha chiesto un momento di silenzio in memoria del popolo iraniano, “che ha pagato il prezzo più alto possibile per la libertà”. Ha dichiarato che tornerà in Iran per garantire una transizione stabile e ha definito gli iraniani un popolo “coraggioso e nobile, che ha suscitato l’ammirazione del mondo”. “Siete i giovani della guardia immortale dell’Iran. Non permettete a questo regime di creare l’illusione di essere permanente”, ha affermato. Decine di migliaia di basij avrebbero disertato rifiutandosi di partecipare alla repressione, costringendo Khamenei a ricorrere alle più fedeli e spietate milizie mercenarie sciite straniere.

Intanto aerei cargo C-17A dell’aeronautica militare statunitense sono diretti verso la base di Diego Garcia, alcuni decollati da Ramstein, mentre la portaerei USS Lincoln naviga dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente. Washington annuncia nuove sanzioni, sostenute anche dall’Unione europea, mentre il confronto entra in una fase sempre più critica e carica di incognite.

 

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