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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
16.01.2026 L’ayatollah per ora è salvo ma la flotta Usa si avvicina
Commento di Amedeo Ardenza

Testata: Libero
Data: 16 gennaio 2026
Pagina: 14
Autore: Amedeo Ardenza
Titolo: «L’ayatollah per ora è salvo ma la flotta Usa si avvicina»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 11/01/2026, a pag. 10, con il titolo "L’ayatollah per ora è salvo ma la flotta Usa si avvicina", la cronaca di Amedeo Ardenza.

Trump, prima promette aiuto agli insorti iraniani e poi cambia idea. Ed elogia la decisione del regime degli ayatollah di sospendere le esecuzioni capitali (ma la repressione armata continua). Per ora l'intervento armato Usa è escluso. Ma nei prossimi giorni arriverà in zona la portaerei Lincoln e allora gli americani avranno anche più forze per intervenire, sempre che Trump non cambi idea un'altra volta ancora.

L’imprevedibilità è il tratto forse più caratteristico di Donald Trump. «Gli aiuti stanno arrivando», ha proclamato giorni fa rivolto ai manifestanti in Iran massacrati dalle forze dell’ordine. E mercoledì la sua amministrazione ha sollecitato gli americani in Iran a lasciare il Paese. Giovedì, poi, non una retromarcia ma un apparente rallentamento della corsa verso un’azione militare contro gli ayatollah. «Oggi», ha affermato Trump, «ci sarebbero dovute essere molte esecuzioni e invece non è successo. Celo hanno detto fonti importanti dall’altra parte e spero che sia vero». Ore dopo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt spiegava che ieri circa 800 esecuzioni in Iran erano state fermate. E in serata Trump a Nbc News confermava: «Abbiamo salvato molte vite» ma «non vi dirò se agirò».
Un dialogo a distanza con il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi, che su FoxNews, aveva spiegato che in Iran ci sono stati scontri dopo che «dei terroristi hanno ucciso dei poliziotti e hanno aperto il fuoco sui dimostranti per fare intervenire l’America», ma che si tratta di un complotto israeliano e che «non abbiamo programmato alcuna impiccagione». Strano. Secondo la ong Iran Human Rights, la “giustizia” iraniana ha fatto impiccare almeno 975 persone nel 2024 e almeno 1.922 nel 2025 – ossia 5,2 al giorno. A spingere Trump a più miti consigli sarebbe stata la pressione di Arabia Saudita, Qatar, Oman ed Egitto, coinvolti in una mediazione diplomatica fra Teheran e la Casa Bianca per evitare l’escalation militre.
Le capitali del Medio Oriente non vogliono la guerra alle porte ma soprattutto l’idea che lo zio Sam possa intervenire per eliminare questo o quel dittatore – ieri Nicolas Maduro, oggi Ali Khamenei e domani a chi tocca? – per poi prendere il controllo delle riserve di idrocarburi della nazione “decapitata” non è certo allettante. Con l’aggravante, per i sauditi, del rischio che un Iran senza più ayatollah torni a orbitare attorno agli Usa scalzando il regno wahabita dal suo ruolo di amico degli americani nella regione. Giovedì, insomma, il barometro della guerra puntava di nuovo sul sereno, anche perché, come rivela il Wall Street Journal, «Trump è stato informato che un attacco su larga scala contro l’Iran difficilmente porterebbe alla caduta del governo e potrebbe innescare un conflitto più ampio».
Eppure, sempre giovedì il Pentagono ha dato ordine alla portaerei USS Abraham Lincoln di lasciare l’Indo-Pacifico per fare rotta verso il Medio Oriente, «in un contesto di crescenti tensioni con l’Iran». Se non è guerra è quantomeno deterrenza. Non va d’altra parte escluso che Trump voglia davvero dare una spallata al clero sciita al potere ma abbia bisogno di tempo. Proprio la recente cattura del presidente del Venezuela e la caccia alle sue petroliere potrebbero essere la causa di tanti tentennamenti. Ieri sempre il Wsj osservava come il Pentagono abbia adesso dodici navi da guerra nelle acque dei Caraibi ma solo sei in Medio Oriente. «Oggi non c’è nessun gruppo di battaglia di portaerei né in Medio Oriente né in Europa dallo scorso ottobre, quando Trump ha ordinato alla portaerei USS Gerald R. Ford e alla sua flotta di scorta di lasciare il Mediterraneo per puntare verso il Venezuela». In attesa della Abraham Lincoln, ieri il Tesoro Usa ha annunciato sanzioni contro «gli artefici della brutale repressione» delle manifestazioni di piazza in Iran, tra cui Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, e sanzioni contro «le reti bancarie ombra che consentono all’élite iraniana di rubare e riciclare i profitti generati dalle risorse naturali del Paese». «Gli Stati Uniti sostengono con fermezza il popolo iraniano nella sua richiesta di libertà e giustizia», ha affermato il segretario al Tesoro, Scott Bessent. Sempre secondo Bessent, nel timore di un collasso della Repubblica islamica, la leadership iraniana starebbe trasferendo ingenti somme di denaro all’estero.
«Vediamo, decine di milioni di dollari trasferiti fuori dal Paese: stanno abbandonando la nave», così Bessent al canale Newsmax. Secondo indiscrezioni riportate dall’emittente israeliana Channel 14, negli ultimi due giorni i leader iraniani avrebbero trasferito 1,5 miliardi di dollari in criptovalute in conti vincolati a Dubai. Tra le persone coinvolte figurerebbe anche Mojtaba Khamenei, figlio della Guida suprema Ali Khamenei e suo potenziale successore.
Sullo sfondo di queste operazioni diplomatiche, militari e finanziarie resta il popolo iraniano ad affrontare disarmato i suoi oppressori. Media internazionali, riferiscono di una calma inquietante dopo giorni di crescenti tensioni e violenze. Secondo Al Jazeera, a Teheran, dove sono continuati i raid delle forze di polizia negli ospedali a caccia di manifestanti feriti, le misure di sicurezza sono state notevolmente rafforzate, «perché non diminuisce l’incertezza sul futuro». Diverse ambasciate, come quella britannica e portoghese, hanno deciso di chiudere, altre, tra cui quella italiana, hanno mantenuto il personale indispensabile. Ieri sera il New York Times scriveva che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe chiesto a Trump di non attaccare Teheran. Dall’imprevedibile all’inverosimile.

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