Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Khamenei ringrazia l’ONU Commento di Giulio Meotti
Testata: Il Foglio Data: 15 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Giulio Meotti Titolo: «Ayatollah all’Onu»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 15/01/2026, a pagina 1-V, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Ayatollah all’Onu".
Giulio Meotti
UN Women parla il linguaggio dei buoni propositi ma tace davanti al sangue, e nel silenzio perde ogni autorità morale.
Quando la difesa dei diritti delle donne diventa selettiva e subordinata agli equilibri geopolitici, non è più tutela ma propaganda.
In Iran le donne pagano con gli occhi, il corpo e la vita, mentre chi dovrebbe difenderle preferisce non vedere
Eppure, per mesi, silenzio assordante da UN Women. Solo tardive, timide dichiarazioni, quando ormai il danno era fatto e la credibilità compromessa. Ora si ripetono contro le donne iraniane.
UN Women deve ancora esprimersi sul bagno di sangue in corso nella Repubblica islamica. L’anno di UN Women inizia così: “A tutte le donne a cui è stato detto che sono troppo forti, troppo emotive, troppo ambiziose, troppo autoritarie, vi ascoltiamo, crediamo in voi, siamo al vostro fianco e combattiamo insieme gli stereotipi”. Le donne iraniane effettivamente sono forti e ambiziose, ma UN Women non è al loro fianco. L’anno prosegue con l’annuncio che “l’istruzione femminile non è un privilegio” (in Iran se vai a scuola a capo scoperto effettivamente quel privilegio te lo tolgono). Il 4 gennaio, UN Women elogia il metodo di lettura braille: effettivamente potrebbe essere utile alle donne iraniane accecate dagli sgherri della Guida suprema, Ali Khamenei. Ragazze, madri e studentesse accecate da proiettili di gomma e pallini di metallo sparati a bruciapelo negli occhi durante le proteste. Centinaia di casi documentati di cecità intenzionale, di mutilazioni oculari, di aggressioni con proiettili di piombo camuffati da strumenti di contenimento. E ancora: acidi, arresti di massa, torture nelle prigioni, impiccagioni.
Da Pechino, alleato dell’Iran, UN Women ci fa poi sapere che “l’uguaglianza di genere deve diventare realtà”. Poi l’immancabile e sempre buono annuncio sull’insicurezza alimentare. Si passa agli auguri di buon compleanno a Rigoberta Menchú. Si prosegue con la denuncia che nel mondo il 75 per cento dei posti nei parlamenti è ricoperto da uomini: effettivamente in Iran esiste un problema di rappresentanza politica femminile.
UN Women il 12 gennaio conclude con l’immagine di alcune donne in hijab, che in Iran è legge di stato, per spiegarci che “l’obiettivo è abbattere tutte le barriere”. Congratulazioni intanto all’ambasciatore ugandese Adonia Ayebare per la vittoria alla presidenza del Consiglio esecutivo di UN Women: in Uganda, le donne non hanno alcuna tutela legale contro lo stupro coniugale, le molestie sessuali sono dilaganti e il 95 per cento delle donne ha subìto violenza fisica o sessuale. Eppure, è proprio da lì che dovrebbe arrivare la leadership morale sulla parità di genere globale.
Le donne israeliane violentate dai jihadisti non contano, perché Israele è il nemico designato. Le donne iraniane accecate, stuprate, impiccate non contano, perché l’Iran è alleato di Cina e Russia, pilastri del nuovo ordine multipolare che molti nel Palazzo di vetro vogliono corteggiare e costruire. Le Nazioni Unite hanno tenuto riunioni di emergenza del Consiglio di sicurezza per condannare l’arresto del dittatore venezuelano Maduro e il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele. Eppure, le Nazioni Unite si rifiutano di tenere qualsiasi riunione di emergenza per le migliaia di manifestanti massacrati in Iran. Non è che sono silenti sulla Repubblica islamica, è che sembrano proprio complici.
Israele esce da quelle stanze e fa bene. Ma il dramma più grande è l’espulsione delle vere vittime dall’agenda di chi dovrebbe difenderle.
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