Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
La rivolta in Iran è destinata a fallire Commento di Antonio Donno
Testata: Informazione Corretta Data: 15 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Antonio Donno Titolo: «La rivolta in Iran è destinata a fallire»
La rivolta in Iran è destinata a fallire. Commento di Antonio Donno
Antonio Donno
Un po' di pessimismo della ragione: la rivoluzione in Iran anche questa volta è destinata a fallire, come le quattro precedenti dal 1999 al 2022.
La rivolta sanguinosa che sta avvenendo in 200 città dell’Iran è destinata a fallire, come quella del giugno scorso. Le motivazioni sono sempre le stesse. La rivolta è isolata in un contesto negativo, sia interno, sia internazionale. Sul piano interno, essa è priva di un’organizzazione che possa puntare a costruire eventi di rivolta secondo un piano prestabilito e un successione temporale che metta in difficoltà la reazione delle milizie iraniane fedeli a Khamenei; in secondo luogo, le forze armate iraniane non presentano momenti di scissione al loro interno, ma si mantengono compatte intorno a un potere che garantisce loro condizioni di vita accettabili, molto migliori di quelle che il popolo iraniano sta vivendo da molto tempo a questa parte.
È, dunque, una situazione generale del paese divisa in due blocchi. Da una parte, le milizie di ogni tipo che sono presenti in seno alla struttura sociale e politica dell’Iran rappresentano un fattore di primaria importanza per le sorti del potere degli ayatollah; esse godono di privilegi economici e sociali che la grande maggioranza della popolazione iraniana è ben lontana dal possedere, seppure in forma più modesta. In secondo luogo, la situazione economica del paese è allo stremo e peggiora di giorno in giorno. Industria, agricoltura, esportazioni sono in caduta libera e la gente deve sopravvivere acquistando alimenti il cui costo è aumentato enormemente. Al di là delle contestazioni politiche nei confronti di un potere centrale corrotto, sono proprio le inaccettabili condizioni di vita che spingono gli iraniani a rivoltarsi spontaneamente contro il potere centrale. È una rivolta per il pane, per la pura sopravvivenza.
Se la situazione interna è terribilmente tesa, tanto da dare vita alle rivolte popolari, la situazione internazionale dell’Iran è anch’essa molto complessa. Assente cronicamente l’Europa per debolezza politica e disinteresse verso una situazione che nel tempo potrebbe avere dei risvolti anche nel continente europeo, la questione è nelle mani di Russia, Cina e Stati Uniti. Finora Trump si è limitato a imporre sanzioni sempre più gravose, tanto che la situazione sociale dell’Iran potrebbe esplodere da un momento all’altro in modo ancora più grave. Per la Cina e la Russia la questione è diversa. Esse osservano attentamente l’evoluzione della rivolta popolare iraniana, confidando che, ancora una volta, possa essere repressa dalle forze armate iraniane, seppur con grande spargimento di sangue. Comunque, i due paesi sarebbero eventualmente pronti a dare una mano a Khamenei e soci. La sopravvivenza del regime degli ayatollah in un quadrante internazionale di grande importanza strategica è un fattore cruciale per Russia e Cina.
Tuttavia, non v’è ragione per Cina e Russia di temere che la situazione interna dell’Iran possa degenerare in una direzione diversa da quella attuale, cioè di un paese il cui problemi economici e politici non interessano agli Stati Uniti. Trump ha dichiarato, senza mezzi termini, che la questione iraniana non rientra nel quadro della politica internazionale di Washington. E questo è ancora più vero se si considera la sostanza degli accordi tra Trump e Putin, accordi che si inquadrano nella prospettiva di non-interferenza reciproca nelle questioni internazionali (vedi la questione dell’Ucraina). In questo contesto, la rivolta iraniana è destinata ancora a fallire in una repressione sanguinosa e senza scrupoli. In definitiva, la situazione iraniana è sotto il controllo di Russia e Cina, mentre gli Stati Uniti si dichiarano estranei alla questione. Essa non è di pertinenza di Washington.
Quale che sia la durata della rivolta popolare iraniana, essa è destinata a fallire, per le ragioni dette. Trump ha tutto l’interesse a non coinvolgere il suo paese in una questione che, dal punto di vista delle relazioni internazionali, riguarda la Russia e la Cina. Come i fatti recenti stanno dimostrando, l’attenzione di Trump punta verso l’America Latina, come i fatti del Venezuela hanno dimostrato. Trump vede la situazione internazionale divisa in due blocchi, le Americhe di pertinenza di Washington, l’Oriente della Russia e della Cina.
E l’Europa della Nato, l’Europa democratica? I rapporti di Trump con questa parte dell’Europa non sono idilliaci, perché il presidente americano ritiene che l’Europa abbia condizionato economicamente gli Stati Uniti sin dal secondo dopoguerra, a danno del suo paese.