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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
15.01.2026 Iran, cautela e doppiezza
Commento di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 15 gennaio 2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Iran, cautela e doppiezza»

Iran, cautela e doppiezza
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://israel247.org/iran-prudence-et-duplicite-271086.html

 
Michelle Mazel

I due prigionieri francesi in Iran (ora tornati in libertà) spiegano solo in parte "l'approccio cauto" del governo Lecornu sulla rivoluzione iraniana. In realtà, quel che manca è il coraggio.

Secondo Le Figaro, “Martedì 13 gennaio il capo del governo francese ha giustificato l'approccio cauto della Francia alle proteste in Iran, descrivendo la situazione 'più che fragile e preoccupante' di Cécile Kohler e Jacques Paris, detenuti da più di tre anni e attualmente agli arresti domiciliari presso l'ambasciata francese a Teheran.” 

Sappiamo che martedì prossimo si aprirà il processo per apologia del terrorismo a carico dell'iraniana Mahdieh Esfandiari, che potrebbe essere scambiata con Cécile Kohler e Jacques Paris. Non ci resta quindi che fare delle ipotesi sul ragionamento che ha portato Sébastien Lecornu a questa conclusione. Immagina forse che le Guardie Rivoluzionarie, infuriate, lancerebbero un raid contro l'ambasciata francese per prelevarli? Oppure lui conta sul fallimento della rivoluzione e sulle successive rappresaglie del regime, che colpirebbero gli interessi francesi in quel Paese? È per questo che i leader europei si accontentano di bei discorsi e niente di più? Soprattutto, si cerca invano per le strade della vecchia Europa quella manifestazione di sostegno popolare così generosamente dispiegata a favore dei terroristi di Hamas – all’indomani delle atrocità del 7 ottobre! – e quello slogan che invoca la distruzione di Israele.

Eppure, è impossibile ignorare ciò che sta accadendo a Teheran e altrove nell'impero degli Ayatollah. Le immagini di un popolo che insorge per liberarsi da una dittatura oppressiva, la repressione brutale, la lista delle vittime che si allunga ogni giorno di più, vengono trasmesse a ciclo continuo sugli schermi di tutto il mondo. E allora ? Una risposta parziale è stata fornita da un diplomatico europeo che replica ad una constatazione del giornalista israeliano David Jablinowitz: “Il sostegno finanziario che voi avevate per protestare contro Israele non è più disponibile.”

“ In realtà, gran parte del sostegno finanziario per protestare contro Israele proviene da attori malintenzionati che lo promuovono e che sono collegati in un modo o nell'altro.”

Eccola la verità. Un fatto finalmente viene riconosciuto: le prime manifestazioni contro Israele sono iniziate l'8 ottobre, il giorno dopo i massacri e prima dell'intervento militare israeliano a Gaza. Esse erano state preparate molto tempo prima. Cartelli, striscioni e slogan erano già pronti e gli organizzatori aspettavano solo il momento giusto. Ma da dove proveniva questo granitico sostegno finanziario? In gran parte dall'Iran, senza dubbio; è noto che gli ayatollah avevano destinato ingenti somme alla lotta contro “il nemico sionista” e agivano per la sua distruzione tramite Hamas e Hezbollah, organizzazioni terroristiche a loro affiliate. 

Questa è in realtà una critica importante fatta da parte delle forze trainanti dell'attuale rivolta popolare: perché alimentare questi movimenti quando agli iraniani manca tutto?

Dovremmo anche sottolineare il silenzio dei rappresentanti democratici eletti e delle passionarie della causa palestinese negli Stati Uniti, che non non hanno fretta nel condannare un regime islamico. Anche i Paesi arabi dimostrano una certa cautela.

Ah, se solo si potesse condannare Israele!


takinut3@gmail.com

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