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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
15.01.2026 Arrivano i mostri: soccorso rosso agli ayatollah
Cronaca di Alessandro Gonzato

Testata: Libero
Data: 15 gennaio 2026
Pagina: 5
Autore: Alessandro Gonzato
Titolo: «Deliri sinistri sul regime iraniano «Khamenei è come il Papa»»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 15/01/2026, a pag. 5, la cronaca  di Alessandro Gonzato intitolata: "Deliri sinistri sul regime iraniano «Khamenei è come il Papa»".


Alessandro Gonzato

Per Odifreddi, matematico, Khamenei è "come il Papa". E a sinistra, fra intellettuali, Albanese, Di Battista e Boldrini, si è sentito pure di peggio in difesa del regime islamico che spara sulla folla.

Turbanti. A sinistra uno paragona il sanguinario Khamenei al Santo Padre; un altro sostiene che Trump farà peggio dell’ayatollah; un altro ancora gli dà ragione (al profeta di sventura, non a Maometto, e chissà pure all’ayatollah).
Poi, lo stesso, rilancia. C’è inoltre chi dice che sì beh, insomma, la teocrazia islamista non va bene, l’estremismo islamico ha dei difetti, e però quel presidente americano... Venghino siori e siore, la celebrazione delle barbe iraniane è in città.
Il professor Piergiorgio Odifreddi, che però è di Cuneo, ce l’ha bianca e gli incornicia il volto. «Khamenei», ha detto in tivù, «è l’analogo del Papa».
Scusi? Un attimo prima aveva detto che «gli ayatollah in Iran sono come i preti in Italia fino a qualche anno fa». Prego? «Sì, quando c’era lo Stato Vaticano». Odifreddi, ormai ospite fisso di quel volpone di David Parenzo – all’Aria che Tira – prima ancora ha paragonato Donald alla guida suprema islamista: «Trump dice che in Iran anche solo un morto è troppo. Però anche in America sono state uccise persone durante le proteste». In studio il deputato di Avs Marco Grimaldi, a sua volta barbutissimo e in parlamento con la kefiah finché i cortei pro-Pal andavano di moda, sembra annuire, ma potremmo sbagliarci. Come sottofondo, in tali contesti, suggeriamo alla pur efficientissima regia la musica del Benny Hill Show.
Nel suo editoriale, invece, Marco Travaglio informa: «I regime change o falliscono rafforzando i regimi che dovevano rovesciare o ne issano al potere di uguali o di peggiori».
Rispettiamo il direttore del Fatto Quotidiano, sennonché ci risulta difficile immaginare qualcosa di peggiore rispetto a una repressione che ha provocato almeno 12mila morti in pochi giorni, oltre mille esecuzioni in un anno (dati Amnesty International) e tra le vittime ci sono adulte vere e presunte, omosessuali, dissidenti politici, infedeli vari.
Dibba Di Battista, ovviamente, gli dà ragione e ne diamo conto tra poco. Ancora Travaglio: «Si può anche uccidere, o rapire, o mettere in fuga l’ayatollah Khamenei, 87 anni, ma un regime che dura da 46 anni non finisce con lui. Non è un monolite, ma un meccanismo complesso, stratificato, fra potere teocratico, pasdaran, polizia morale...». Può essere vero, ma quindi va lasciato tutto com’è? L’editoriale termina così: «Riusciranno i nostri eroi a scatenare un’altra guerra al buio senza sapere dove e fare pure peggio degli ayatollah?».
Eccolo Dibba, il Che Guevara de Roma. Prima, sui social, il rivoluzionario del congiuntivo si accoda al direttore del Fatto: «Ha totalmente ragione». Poi aggiunge un «leggete qui, iscrivetevi al mio canale».
Noi avevamo una gran voglia di farlo ma in quel momento in redazione è saltatala corrente. No! Imprecazioni a raffica.
Comunque siamo riusciti ad accedere lo stesso alla sua rubrica “Scomode Verità”, e sono scomodissime perché Di Battista spiega che «l’Iran non confina con la Svezia e la Norvegia, ma con l’Iraq e l’Afghanistan». E tutto questo lo abbiamo appreso senza abbonarci? Quanto sapere!
Eravamo rimasti a quando in parlamento Dibba confondeva Austerlitz con Auschwitz. In seguito ci ha reso edotti sul fatto che Gesù nacque in Palestina, il che ci ha fatto querelare l’insegnante di catechismo che ci ha sempre parlato della Giudea.
A “Dimartedì”, su La7, Pier Luigi Bersani parte dubbioso ma finisce assertivo: «La domanda è: noi che non supportiamo dittatori che siano ayatollah o Maduro eccetera, dobbiamo appoggiare un intervento coloniale? No», si risponde Bersani, «noi siamo quelli che cercano un punto di equilibrio, che si chiama diritto internazionale», lo stesso rispettato nell’allora Jugoslavia, eccetera.
Poteva mancare Francesca Albanese? Sì, e non ne avremmo sentito la mancanza. E invece... Su X una persona chiede alla non avvocato: «Come mai lei si è spesa tanto per il popolo palestinese, la sua libertà, i suoi diritti, e per il popolo iraniano non ha ancora detto una parola? Forse che la sua battaglia nascondeva qualcosa di diverso? Penso proprio di sì». Risposta: «Perché sono la relatrice Onu sul territorio palestinese occupato.
Non mi “spendo”. Mi dedico al mandato conferitomi (...
) La buona notizia è che l’alfabetismo funzionale si cura». Anche l’analfabetismo si cura. In ogni caso neppure il Venezuela rientra nel mandato Onu sul territorio palestinese, eppure sul tema la Albanese è stata ciarliera. C’è poi l’immarcescibile Laura Boldrini la quale adesso s’è scoperta fervente difensore (o difensora, oppure difensicre) del popolo iraniano. Sennonché in passato in Iran ci è andata velata, e le donne laggiù il velo lo stanno bruciando perché sono costrette a portarlo. Vabbè: dettagli.

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