Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il paradiso delle 72 vergini può attendere, le 72 valigie di contanti no Newsletter Giulio Meotti
Testata: Newsletter di Giulio Meotti Data: 15 gennaio 2026 Pagina: 1 Autore: Giulio Meotti Titolo: «Il paradiso delle 72 vergini può attendere, le 72 valigie di contanti no»
Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Il paradiso delle 72 vergini può attendere, le 72 valigie di contanti no".
Giulio Meotti
L'ayatollah Alì Khamenei è ricchissimo, con un patrimonio di circa 95 miliardi di dollari
Sono tutti uguali.
Gli alti funzionari della DDR abitavano in ville da nababbi in un bosco in riva al lago di Wandlitz, a nord di Berlino. Wandlitz, circondata da un alto muro e da reticolati e vigilata da un reparto speciale, era chiamata “Honecker City” o “Volvograd” (dal nome delle auto svedesi usate dagli alti papaveri comunisti). Dentro il filo spinato e le torrette di guardia: mobili svedesi di design, legni pregiati, marmi italiani, vini francesi, banane tutto l’anno, elettrodomestici Siemens, pellicce, profumi, il meglio che il capitalismo occidentale poteva offrire. Fuori: code per l’olio di semi, carta igienica razionata, Trabant fatiscenti e l’odore persistente di carbone bruciato.
La Reuters ha appena scoperto che, appena arrivato al potere, Nicolas Maduro ha spedito in Svizzera oro del valore di 5 miliardi. D’altronde, la figlia di Chavez è diventata la donna più ricca del Venezuela non certo lavorando.
Ricordiamo come è iniziata la “rivoluzione bolivariana” agognata anche da tanti compañeros italiani: “nazionalizzando” i pozzi petroliferi, ovvero sono stati rubati a chi ci ha messo i soldi e li ha costruiti. All’inizio il gioco ha funzionato e il regime ha regalato sussidi a tutti i poveri che inneggiavano al socialismo. Poi si sono accorti che il petrolio è difficile da estrarre e così è finita, con i soldi che sono finiti e i poveri che sono diventati ancora più poveri.
“Il sogno di una società in cui il denaro non avrebbe avuto alcun ruolo”, scriveva il New York Times di Cuba nel 1974. In effetti, in spregio al vile denaro, i Castro sono stati particolarmente sfacciati nel trasferire l’economia a se stessi e ai propri associati, racconta l’Huffington Post. Fidel Castro, rivelò Forbes, aveva accumulato una ricchezza personale di 900 milioni di dollari. Rivelazione che il Comandante liquidò come un pettegolezzo. Pettegolezzo, forse, anche la storia dello yacht privato, delfini e tartarughe e che viaggiava con due donatori di sangue personali, raccontato ne La Vie Cachée de Fidel Castro (La vita nascosta di Fidel Castro), a firma dell’ex guardia del corpo Juan Reinaldo Sánchez, membro della cerchia ristretta d’élite di Castro. Sánchez, che ha fatto parte della guardia pretoriana di Castro per 17 anni, ha raccontato di un’isola privata - Cayo Piedra, che era il “giardino dell’Eden” dove Castro intratteneva ospiti selezionati tra cui lo scrittore Gabríel Garcia Márquez.
Il Grupo de Administración Empresarial è oggi la più potente holding dell’isola e gestisce il 75 per cento dell’economia cubana, i guadagni in valuta estera dal turismo e importazioni, i migliori hotel, tutti i negozi al dettaglio, società di autonoleggio e agenzie di importazione. Un’azienda a conduzione familiare. È guidata da Luis Alberto Rodriguez, genero di Raúl Castro.
Sandro Castro, nipote di Fidel, ha in mano i locali notturni di tutta L’Avana ed è finito in un video diventato virale, mentre beve birra al volante di una Mercedes. Un altro nipote di Castro, Tony, si è fatto riprendere in uno yatch di lusso. La nipote di Raúl, Vilma Rodríguez, trae profitto dagli Airbnb sull’isola.
Suha Arafat, la moglie del guerrigliero palestinese, ha accumulato una fortuna nelle banche svizzere. La performance di povertà e antisionismo in kefiah era riservata al pubblico di gonzi occidentali; il bilancio reale si regolava in altra valuta.
Doha, con i suoi hotel a cinque stelle, i suoi negozi lussuosi, le strutture artistiche e l’anno scorso la Coppa del mondo di calcio, offre uno stile di vita ai capi di Hamas molto lontano dalla realtà di Gaza. Una società immobiliare del Qatar ha svelato un progetto di sette acri che comprende quattro torri e un centro commerciale di proprietà del leader di Hamas Khaled Mashaal, sua moglie e suo figlio: 250 appartamenti di lusso, un club privato e attrazioni turistiche.
La famiglia del finanziere di Hezbollah Mohammed Ja’far Qasir vive nel lusso. Una delle sue figlie ha pubblicato una foto sui social con in mano una borsa di Valentino (dieci volte il reddito medio in Libano).
E veniamo all’Iran.
L’impero finanziario del leader supremo, Ali Khamenei, vale 95 miliardi di dollari. Niente male per il fan dei Miserabili di Victor Hugo.
Il clero iraniano ha scoperto dunque il vero paradiso: quello con codice IBAN.
Khamenei controlla la Setad, che lo rende uno dei capi di stato più ricchi del mondo. Setad accumulò questa enorme fortuna attraverso sistematici e illegali sequestri di proprietà, sottratti al popolo iraniano dopo il 1979. È la più grande holding opaca del Medio Oriente, un capitalismo di stato mascherato da fondazione religiosa. Il nome in persiano è “Setad Ejraiye Farmane Hazrate Emam” - Quartier Generale per l’Esecuzione dell’Ordine dell’Imam. Il nome si riferisce a un editto firmato dal primo leader della Repubblica Islamica, Khomeini, prima della sua morte nel 1989. Setad fu creato per aiutare i poveri e i veterani di guerra e avrebbe dovuto esistere solo per due anni.
La ricchezza di Mojtaba, secondogenito di Khamenei, è stimata in tre miliardi di dollari. Il terzo figlio di Khamenei, Seyyed Masoud, responsabile della gestione di molte delle istituzioni estremamente redditizie della Guida suprema, ha accumulato più di 400 milioni. Il figlio minore di Khamenei, Maitham, ha sposato la figlia di uno dei più famosi commercianti iraniani. La figlia maggiore di Khamenei, Bushra, ha sposato il figlio del direttore dell’ufficio del padre, Mohammed Jelbaidjani. L’altra figlia di Khamenei, Hoda, ha un grande interesse per gli abiti firmati e possiede un salone di bellezza. Un nipote di Khamenei, Hassan, ha la responsabilità delle trasmissioni televisive statali, oltre che dell’acquisto di telecamere e altre apparecchiature elettroniche per le stazioni televisive del regime.
Atefeh Eshraghi, pronipote di Khomeini che vive nel Regno Unito, ama le borse di Dolce e Gabbana.
E pensare che Michel Foucault, figura di spicco della cultura francese, autore di saggi acclamanti e ancora discussi come Storia della follia e Sorvegliare e punire, aveva visto nella Repubblica islamica una forma di “spiritualità politica”.
Rasoul Tolouei, figlio di un generale delle Guardie rivoluzionarie iraniane, è stato fotografato a una festa sontuosa per la figlia di due anni, in posa con una tigre e alla guida di una Cadillac. Niente hijab e martirio, solo weekend di snowboard, feste in piscina e drink.
Mahmoud Bahmani, ex governatore della Banca centrale iraniana, ha detto oltre 5.000 figli del regime vivono al di fuori dell’Iran e che “assieme hanno 148 miliardi nei conti bancari”, più delle riserve di valuta estera del paese.
Mentre chiama alla “resistenza”, Khamenei si trova nel bunker iperprotetto di Lavizān, a nord di Teheran. Una struttura militare che si estende per cento metri sotto terra, dove la famiglia Khamenei vive blindata. Il rifugio è dotato di schermature metalliche anti-bomba, ma non invulnerabile. Lo segue un’equipe medica composta da cinque sanitari, un cardiologo e un chirurgo. Nel bunker sono presenti ottanta guardie scelte e, all’esterno, duecento pasdaran.
Alla fine degli anni ‘90, Fatimeh Hashemi, figlia di uno dei religiosi più ricchi dell’Iran, il defunto ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, venne fotografata con abiti Chanel sotto il chador. Il figlio più giovane dell’ex presidente iraniano Rafsanjani, Yaser, possiede una fattoria di cavalli nel quartiere super alla moda di Lavasan, a nord di Teheran. Da dove ha preso i soldi Yaser? Imprenditore di formazione belga, gestisce una grande azienda di import-export che produce alimenti per l’infanzia, acqua in bottiglia e macchinari industriali.
Più la retorica dell’uguaglianza e del martirio è radicale, più il privilegio di queste dittature deve essere assoluto e invisibile al popolo.
Predicano il sacrificio, accumulando in paradisi fiscali; esortano alla resistenza, vivendo blindati; chiamano il popolo alla jihad, mandando i figli a studiare a Londra.
Sono tutti uguali. E alla fine cadono tutti. Per fortuna.
La vera domanda è: come hanno fatto tanti intellettuali e uomini di cultura, i Garcia Marquez, i Saramago, i Foucault, i Sartre e i Pinter a inginocchiarsi di fronte a queste bande di cleptocrati assassini?
La newsletter di Giulio Meotti è uno spazio vivo curato ogni giorno da un giornalista che, in solitaria, prova a raccontarci cosa sia diventato e dove stia andando il nostro Occidente. Uno spazio unico dove tenere in allenamento lo spirito critico e garantire diritto di cittadinanza a informazioni “vietate” ai lettori italiani (per codardia e paura editoriale).
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