Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il riconoscimento del Somaliland (nel corno d'Africa) da parte di Israele fa parte della "dottrina delle periferie" che è in vigore sin dai tempi di Ben Gurion: riconoscere l'indipendenza di paesi anche lontani, come il Kurdistan o il Somaliland, che però combattono contro gli stessi nemici di Israele.
“Solo Israele vi sostiene.” Queste parole, pronunciate in tono beffardo e minaccioso, sono state rivolte dal Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan alla popolazione del Kurdistan iracheno, dopo i risultati del suo referendum sull'indipendenza del settembre 2017, in cui il 93% dei partecipanti aveva votato a favore. Purtroppo Erdoğan aveva ragione. Solo Israele aveva riconosciuto l'indipendenza del Kurdistan. Diversi Paesi, temendo di inimicarsi il regime di Ankara, si erano preoccupati dell’iter e delle consultazioni, esortando i curdi a trovare un consenso con gli stessi Stati che li avevano sempre perseguitati così duramente. La reazione in Medio Oriente è stata ancora più rigida, con un leader palestinese – imperturbabile di fronte all'assoluta ipocrisia di pretendere uno Stato per il suo popolo negando lo stesso diritto ai curdi – che ha affermato che “l'indipendenza curda sarebbe una spada avvelenata contro gli arabi.” Nel giro di pochi giorni, le forze armate irachene costrinsero la leadership curda ad annullare i risultati del referendum, conquistando, per buona misura, il 40% del territorio precedentemente controllato dal Governo Regionale del Kurdistan. Dieci anni dopo, uno Stato curdo indipendente su uno qualsiasi dei territori contigui tra Iran, Iraq, Turchia e Siria, abitato da 25 milioni di curdi, non è ancora all'orizzonte. Eppure, l'impulso che ha spinto Israele a riconoscere la sovranità curda è stato lodevole. E facendolo ha rappresentato anche una sfida diretta all’impianto narrativo che guida gli accademici occidentali che si approccianoalla regione: popolazioni indigene arabe e musulmane che combattono gli intrusi colonialisti. L'azione di Israele ha consentito un'interpretazione diversa: che il Medio Oriente sia dominato dal panarabismo e dal panislamismo a scapito delle sue nazioni non arabe senza Stato, come i curdi, e delle sue assediate minoranze nazionali e religiose non musulmane, tra cui i drusi, i bahai e gli yazidi. Per questi gruppi, Israele, in quanto Stato ebraico indipendente che prospera in una regione ostile, rappresenta un obiettivo per il quale essi stessi stanno lottando. La posizione di Israele sull'indipendenza curda non è stata una reazione d’impulso. Era radicata in una politica formulata negli anni '50, agli albori dello Stato. Nota come “Dottrina della Periferia”, i suoi autori furono il padre fondatore dello Stato ebraico e primo Primo Ministro, David Ben-Gurion, insieme a Eliyahu Sasson, suo consigliere per gli affari mediorientali. Esaminando l’atteggiamento belligerante delle nazioni arabe nei confronti di Israele, i due conclusero che gli Stati laici e non arabi della periferia della regione – Turchia, Iran, Etiopia –fossero alleati naturali e vitali di Gerusalemme. La stessa logica si estendeva a quei gruppi, in primis i curdi, che si trovavano ad affrontare gli stessi nemici. Tale situazione è ovviamente cambiata radicalmente da quando quella politica era stata formulata per la prima volta. La Turchia non è più uno Stato laico ma islamista. Lo stesso vale per l'Iran, che era governato dallo Scià all'epoca in cui emerse la dottrina della periferia. Tuttavia, ora che la Repubblica Islamica è sull'orlo del collasso, quel precedente rapporto potrebbe ancora essere ripristinato. Lo stesso vale per l'Etiopia, dove l'imperatore Hailé Selassié fu rovesciato da un regime comunista; ancora una volta, tuttavia, il cambio di regime ad Addis Abeba ha rafforzato i legami tra Etiopia e Israele negli ultimi anni. Questa situazione aiuta a spiegare perché, al momento in cui scrivo, Israele è l'unico Stato al mondo ad aver riconosciuto l'indipendenza del Somaliland.
Ex colonia della Somalia britannica nel Corno d'Africa, il territorio rimase indipendente per meno di una settimana nel 1960, prima che i suoi leader decidessero di unirsi alla Somalia italiana, appena indipendente, per formare la Repubblica Somala. Quell'unione si rivelò decisamente iniqua, con gli abitanti della Somalia del Nord (Somaliland) che subirono discriminazioni sia politiche che economiche. Verso la fine degli anni '80, sotto il dittatore somalo Siad Barre, la politica di Mogadiscio in Somaliland divenne apertamente genocida, con il massacro sistematico di circa 200.000 membri del gruppo etnico di maggioranza Isaaq. Nel 1991, durante la guerra civile che rovesciò il regime di Siad Barre, il Somaliland dichiarò l'indipendenza. Sebbene il Paese abbia rappresentato un'ammirevole isola di stabilità e di buon governo in mezzo agli orrori che si sono verificati nel resto della Somalia, solo nel dicembre 2025 la sua indipendenza è stata riconosciuta da un’altra nazione, Israele. Come per il Kurdistan, Israele è l'unico Paese al mondo ad aver adottato questa posizione lungimirante. Eppure, come in Kurdistan, gli stessi Paesi, guidati dalla Turchia, hanno denunciato il riconoscimento da parte di Israele, nel tentativo di annientare le aspirazioni dei somalilandesi. Erdoğan ha tuonato che la decisione israeliana era “illegittima e inaccettabile”, minacciando che avrebbe destabilizzato la regione circostante, apparentemente inconsapevole dell'ironia nell’opporsi all'indipendenza del Somaliland, invocando i diritti sovrani di uno Stato fallito come la Somalia. La scorsa settimana, il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar si è recato ad Hargeisa, capitale del Somaliland, per una storica visita ufficiale. Non vi sono dubbi sul valore strategico per Israele di avere un alleato in un'area che confina con il Mar Rosso, direttamente di fronte allo Yemen, dove i ribelli Houthi sostenuti dall'Iran hanno condotto una campagna missilistica contro Israele e le navi mercantili internazionali dirette verso il Canale di Suez. Il nascente rapporto tra Israele e il Somaliland dimostra anche che Israele non è odiato e isolato nella regione, nonostante il gruppo di Stati autoritari confinanti insista nel dire il contrario. Anzi, le critiche che Israele ha dovuto affrontare, mettono a nudo la fragilità morale della loro campagna per l'indipendenza dei palestinesi e di nessun altro. La persistenza della dottrina della periferia non significa che la porta verso la pace tra Israele e gli Stati arabi sia chiusa. Nell'ultimo decennio, gli Accordi di Abramo, che hanno forgiato la normalizzazione e la pace tra Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan e, più recentemente con il Kazakistan, hanno dimostrato decisamente il contrario. Né la dottrina può essere adottata senza complicazioni; ad esempio, Israele si trova ora ad affrontare una tensione nella sua politica nei confronti della Siria, dove il suo impegno a proteggere la minoranza drusa potrebbe scontrarsi con i suoi sforzi per raggiungere un accordo con il regime islamista sunnita guidato da Ahmed al-Sharaa. Ecco perché le democrazie mondiali, guidate dagli Stati Uniti, dovrebbero smettere di chiudere un occhio sugli abusi commessi nei confronti delle minoranze mediorientali da parte dei governanti arabi e islamisti. Se si vuole che si attui la pace e che la prosperità si diffonda, allora il Medio Oriente deve essere capito nella sua realtà: come un mosaico di minoranze e nazionalità indigene, piuttosto che come una regione arabo-islamica costretta a tollerare la presenza di uno Stato ebraico imposto dall'esterno. In questo spirito, gli Stati Uniti dovrebbero unirsi a Israele nel riconoscere la legittima indipendenza del Somaliland.