Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Bombardieri, missili ed elicotteri. Le armi Usa per piegare Teheran Analisi di Mirko Molteni
Testata: Libero Data: 13 gennaio 2026 Pagina: 9 Autore: Mirko Molteni Titolo: «Bombardieri, missili ed elicotteri. Le armi Usa per piegare Teheran»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 13/01/2026, a pag. 9 con il titolo "Bombardieri, missili ed elicotteri. Le armi Usa per piegare Teheran" l'analisi di Mirko Molteni.
Mirko Molteni
Bomberdieri B2 a Diego Garcia (Oceano Indiano). E se gli americani intervenissero contro l'Iran? La politica di Trump è imprevedibile. Però, intanto, i segnali di un attacco ci sono: una notevole concentrazione di forze attorno all'Iran, come a giugno, quando gli Usa attaccarono nell'ultimo periodo della Guerra dei dodici giorni.
Incombe un eventuale attacco americano all’Iran, nel tentativo dichiarato di dare una spallata al regime degli ayatollah, ma, più realisticamente, volto a indebolirlo distruggendo arsenali e infrastrutture missilistiche e nucleari, di cui gran parte è sopravvissuta ai raid israeliani e americani del giugno 2025. Oggi è prevista una riunione fra il presidente USA Donald Trump, il segretario alla Guerra Pete Hegseth, capo del Pentagono, il segretario di Stato Marco Rubio e il capo di Stato Maggiore Congiunto delle forze statunitensi, generale John Daniel “Dan” Caine. Esamineranno le opzioni degli Stati Uniti, quasi sicuramente raid aerei e missilistici e cyber-attacchi informatici.
Improponibili sono truppe d’invasione in un paese, l’Iran, esteso 1,6 milioni di km quadrati, 4 volte l'Iraq e 2 volte e mezzo l'Afghanistan. Paese molto popoloso, oltre 90 milioni di abitanti e con un esercito terrestre di 350.000 soldati, più 190.000 Pasdaran, la truppa d'elite, e 600.000 Basij, la milizia popolare governativa. Impossibile quindi un’invasione. Plausibile però che piccoli gruppi di truppe speciali USA, come la Delta Force dell’esercito o i Seal della marina, compiano rapide incursioni per sabotaggio o azioni mirate contro esponenti del regime, “stile Venezuela”. Ma è sempre difficile.
Teheran è lontana dalle coste, distando fra 700 e 1.200 km dalle acque del Golfo Persico e del Mare Arabico.
Gli elicotteri Blackhawk dei commandos USA hanno un’autonomia di 590 km, ma possono compiere rifornimenti in volo e passare dall'Iraq, la cui frontiera dista dalla capitale iraniana 500-600 km. Su simili azioni peserebbe la “maledizione” della fallita Operazione Eagle Claw del 1980, quando la Delta Force abortì l’incursione a Teheran per liberare gli ostaggi nell’ambasciata americana.
Strumenti principe sarebbero i raid aerei e missilistici. Come in giugno, l'US Air Force potrebbe usare i grossi bombardieri invisibili ai radar Northrop B-2 Spirit, dal lugubre aspetto di una nera manta. I B-2 sono inquadrati nel 509° Stormo dell'USAF di base a Whiteman, nel Missouri, nel centro degli Stati Uniti. Da lì decollano per missioni in tutto il mondo, avendo un'autonomia di 11.000 km aumentabile con rifornimenti aerei. Per l’attacco all'Iran alcuni B-2 possono essere spostati su basi avanzate come l’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, oppure l'isola di Guam, nel Pacifico. Ma nei raid del giugno 2025, per ingannare gli iraniani, due B-2 vennero mandati a Guam facendo pensare a un attacco proveniente dal Pacifico, mentre i sei B-2 che bombardarono l’Iran volarono direttamente dal Missouri al Medio Oriente passando su Atlantico e Mediterraneo rifornendosi in aria 4 volte, con un volo da record di 37 ore a una velocità media di 900 km/h. Ogni B-2 può portare missili da crociera JSOW e JASSM, ma anche grosse bombe perforanti GBU-57 MOP, da 14.000 kg l’una, per distruggere i bunker a 60 metri di profondità. Stesse bombe usate sui centri d’arricchimento dell’uranio iraniani di Fordow e Natanz, ma che secondo il Pentagono non avrebbero distrutto i livelli più profondi. Nuovi raid sarebbero l’occasione di «finire il lavoro» iniziato a giugno.
Se Trump intende agire con azioni di massa potrebbe voler attendere diversi giorni, il tempo necessario affinché in Medio Oriente giunga almeno una grossa portaerei americana, con i suoi 70 aerei da combattimento imbarcati, tra F-18 ed F-35. Attualmente fra Golfo Persico e Mare Arabico, la US Navy non dispone di alcuna portaerei.
La più vicina sarebbe la Abraham Lincoln, segnalata nel Mar Cinese Meridionale, mentre la portaerei Washington, in Giappone, è più lontana. Delle altre 9 portaerei americane, la Ford è ancora nei Caraibi per la pressione sul Venezuela e le restanti sono negli USA.
Passando dallo stretto della Malacca, la portaerei Lincoln, dopo aver doppiato l’India, arriverebbe nel Mare Arabico con una rotta di 7500 km, circa 6-7 giorni di navigazione. Quindi, sempre che la Lincoln non sia già stata instradata in segreto verso l’Iran, ci si chiede se Trump preferisca attendere che una portaerei possa partecipare alla battaglia, oppure decidere di fare a meno degli aerei imbarcati e limitarsi ai B-2 e ad altri aerei dell’USAF, come F-16 ed F-35, che potrebbero usare come trampolino la base di Al Udeid, in Qatar, le cui piste lunghe 3750 metri sono adatte anche a bombardieri pesanti come i B-1B Lancer e i B-52H. Già nel Golfo, la marina americana dispone di tre cacciatorpediniere lanciamissili classe Arleigh Burke della 5° Flotta USA che ha il quartier generale in Bahrein. Si tratta delle navi Mitscher, Roosevelt e McFaul, armate con missili da crociera Tomahawk con gittata di 1.600 km, quindi in grado di colpire la maggior parte dell’Iran dal mare. Gli americani hanno in zona anche tre navi Littoral Combat Ships, sorta di corvette per operazioni costiere, di nome Canberra, Tulsa e Santa Barbara, che non hanno armi a lungo raggio, ma possono far decollare elicotteri per incursori e lanciare missili antinave RGM-184A contro navi militari iraniane.
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