Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Teheran troppo debole, Hamas pronto a lasciar Gaza Analisi di Francesca Musacchio
Testata: Il Tempo Data: 13 gennaio 2026 Pagina: 13 Autore: Francesca Musacchio Titolo: «Teheran troppo debole, Hamas pronto a lasciar Gaza»
Riprendiamo da IL TEMPO del 13/01/2025, a pag. 13, con il titolo "Teheran troppo debole, Hamas pronto a lasciar Gaza", l'analisi di Francesca Musacchio.
Hamas annuncia la consegna dell’amministrazione di Gaza a un comitato di tecnocrati palestinesi, una scelta che arriva mentre l’Iran, suo principale sponsor, è sotto forte pressione interna ed esterna
Hamas prepara il passaggio dei poteri a Gaza mentre il regime degli ayatollah trema sotto i colpi delle proteste popolari. La decisione annunciata dal movimento islamista di consegnare l’amministrazione della Striscia a un comitato indipendente di tecnocrati palestinesi, che dovrebbe amministrare l’enclave in base al piano di cessate il fuoco del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, potrebbe segnare una svolta per il destino di Gaza.
Il portavoce di Hamas, Hazem Kassem, in una dichiarazione video ha chiarito: «Questa decisione è chiara e definitiva e contiene anche istruzioni per facilitare il successo del lavoro di questa agenzia palestinese, in linea con il superiore interesse nazionale e con il piano per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza».
L’organizzazione terroristica, fino a poche settimane fa, respingeva qualsiasi ipotesi di disarmo o arretramento politico. Ma adesso la scelta di lasciare il potere arriva mentre a Teheran il regime è sotto pressione interna ed esterna e mentre i segnali militari attorno all’Iran si moltiplicano. Un caso probabilmente, ma secondo alcuni analisti dietro questa decisione ci sarebbe la consapevolezza che, caduto il regime iraniano, anche per Hamas sarebbe più complicato andare avanti.
Hamas, proxy strategico della Repubblica islamica e beneficiario diretto del suo sostegno politico, finanziario e militare, sembra infatti muoversi come se il centro di gravità stesse cedendo. Dietro l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele c’era l’Iran. Oggi, nel momento in cui Teheran appare più vulnerabile, Hamas compie un passo che somiglia più a una presa di distanza che a una mossa tattica volontaria.
Il contesto regionale, infatti, è incandescente. Secondo segnalazioni circolate nelle ultime ore l’Iran, con il supporto pare della Turchia, starebbe coordinando preparativi ostili verso Nato e Israele, mentre militanti di Hamas verrebbero trasferiti a Cipro del Nord con l’ipotesi di attacchi contro obiettivi israeliani in caso di un’azione iraniana.
Sullo sfondo, il movimento incessante di assetti militari statunitensi racconta una regione in allerta. Dal Golfo Persico al confine tra Iran e Pakistan, l’attività aerea americana è fuori dall’ordinario. Aerei cisterna KC-135R sarebbero decollati dal Qatar, insieme a bombardieri strategici B-52. I droni MQ-4C Triton monitorano l’Iran meridionale. Velivoli di rifornimento e sorveglianza entrano e rientrano ripetutamente dallo spazio aereo iraniano, suggerendo la presenza di caccia stealth non rilevabili dai radar.
In parallelo, aerei speciali statunitensi sono atterrati in Pakistan, alimentando l’ipotesi che quelle basi siano nuovamente a disposizione di Washington per un’eventuale operazione contro Teheran, dopo contatti tra i vertici militari pakistani e una delegazione israelo-americana.
Mentre lo scenario esterno si fa minaccioso, all’interno l’Iran mostra il volto più cupo. L’Organizzazione di intelligence dei Pasdaran avrebbe diffuso direttive operative che ordinano l’infiltrazione delle proteste con agenti travestiti da manifestanti, incaricati di guidare i cortei e persino di scandire slogan monarchici a favore dei Pahlavi, nel tentativo di delegittimare la rivolta.
La repressione intanto si inasprisce. Sono iniziate impiccagioni pubbliche di manifestanti condannati per apostasia dopo processi per direttissima. E il ministero dell’Intelligence di Teheran ha fatto sapere che dieci persone sono state arrestate perché considerate «terroristi» aiutati da attori esterni.
Intanto Israele si prepara allo scenario peggiore. Il Ministero della Salute ha infatti ordinato agli ospedali di passare in modalità emergenza, richiamando le lezioni dell’operazione «Rising Lion» contro l’Iran.
Per inviare la propria opinione al Tempo, telefonare 06/675881, oppure cliccare sulla e-mail sottostante