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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
13.01.2026 Il regime stringe il cappio, strade di sangue a Teheran
Cronaca di Mariano Giustino

Testata: Il Riformista
Data: 13 gennaio 2026
Pagina: 5
Autore: Mariano Giustino
Titolo: «Il regime stringe il cappio, strade di sangue a Teheran»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 13/01/2026, a pagina 5, la cronaca di Mariano Giustino: "Il regime stringe il cappio, strade di sangue a Teheran".

FNSI - Il Cdr di Radio Radicale: «Mariano Giustino espulso da Meta per  censura. Agcom intervenga»
Mariano Giustino

Carneficina nella Repubblica Islamica iraniana, i pasdaran e i guerriglieri sciiti importati da Iraq e Afghanistan stanno facendo strage dei manifestanti, nel silenzio delle comunicazioni (Internet è spenta dall'8 gennaio)

È una carneficina di giovani vite in lotta per la liberazione del proprio Paese, l’Iran, dalla Repubblica islamica.
Un regime che potremmo definire il nuovo Zahhak: il mostro serpentino con tre teste e sei occhi che nella mitologia persiana simboleggia l’oppressione.

Il numero dei morti si impenna di ora in ora.
Sono oltre tremila, gridano i medici degli ospedali, ormai al collasso in tutte le città iraniane.
«Non c’è posto negli obitori», lamenta il personale sanitario.

A Kahruzak le autorità hanno utilizzato un vecchio carcere per portarvi i corpi dei giovani trucidati.
«Gli ayatollah hanno portato l’inferno sulla terra», gridano le madri e i familiari delle vittime, ammassate per le strade.

È terribilmente drammatica la vita in Iran.
I cadaveri vengono portati via con i camion e le vie sono piene di sangue.
La gioventù iraniana viene massacrata a fari spenti, facendo affidamento sull’oscuramento di Internet e sulla codardia della comunità internazionale.

A compiere i massacri sono le milizie mercenarie sciite fatte affluire in Iran dalla guida suprema Khamenei, in particolare dall’Iraq, dal Libano e dall’Afghanistan.
Le milizie irachene affiliate al regime iraniano — Kata’ib Hezbollah, Harakat al-Nujaba, Sayyid al-Shuhada e Badr — sono impiegate in prima linea per la brutale repressione dei manifestanti.

Il trasferimento di queste forze avviene attraverso tre valichi di frontiera.
La copertura ufficiale parla di «pellegrinaggi ai luoghi sacri dell’Imam Reza a Mashhad».
In realtà, le milizie si radunano nella base di Khamenei ad Ahvaz e vengono poi inviate nelle varie regioni del Paese per partecipare alla più violenta repressione mai messa in atto finora.

Il regime sta facendo affluire veri e propri criminali jihadisti per eseguire uccisioni di massa.
Una repressione feroce che, nonostante tutto, non è riuscita a soffocare l’insurrezione popolare in corso.

Intanto Khamenei appare preda di un’angoscia paranoide e non si fida nemmeno del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione.
Si parla di esecuzioni di massa che avvengono direttamente per strada, senza nemmeno procedere ad arresti.

I corpi dei giovani ribelli vengono trasferiti in strutture ad hoc per occultarne i cadaveri.
Le sparizioni sono diverse centinaia.

Negli ospedali la situazione è orribile e disumana.
Si moltiplicano le segnalazioni di irruzioni delle forze paramilitari, che usano gas lacrimogeni anche all’interno delle strutture sanitarie per spezzare la resistenza del personale medico e delle famiglie dei feriti.
I manifestanti feriti vengono arrestati direttamente nei reparti.

Molti feriti sono stati colpiti alla testa con fucili a pallettoni, riferiscono i medici.
A causa dell’interruzione delle linee telefoniche non è stato possibile contattare chirurghi specialisti.
Si registrano gravi carenze di sangue, di attrezzature chirurgiche e soprattutto di specialisti in oftalmologia.

Le vittime con lesioni agli occhi sono numerose.
Non esistono strutture ospedaliere sufficienti per affrontare questi casi.

Nella città di Abdanan l’insurrezione è stata repressa in modo sanguinoso, in quello che è ormai noto come il «Sabato di sangue di Abdanan».
Le forze dei Pasdaran hanno attaccato la popolazione sparando con le mitragliatrici.

Anche nelle province di Lorestan e Kermanshah, abitate da curdi e lori, si sono svolte manifestazioni su larga scala, accompagnate da uccisioni altrettanto brutali.
Perfino le cerimonie commemorative delle persone uccise diventano teatro di nuove violenze, perché le autorità temono che si trasformino in occasioni di protesta.
Per questo motivo si rifiutano persino di consegnare i corpi alle famiglie.

La popolazione non è più in grado di procurarsi beni di prima necessità.
Gli acquisti sono possibili solo in contanti.
Tutti i distributori di carburante sono chiusi, poiché il blackout di Internet rende inutilizzabili le carte bancarie.

Sono pochi i ripetitori Starlink rimasti attivi, circa uno per capoluogo.
Ma il blackout non può durare a lungo, poiché anche le istituzioni dello stesso apparato statale risultano ormai paralizzate.

Oggi la Repubblica islamica dell’Iran è sull’orlo di una controrivoluzione.
La storia insegna che i regimi non crollano per un singolo fallimento, ma per una fatale confluenza di fattori di stress.

Crisi economico-monetaria devastante.
Élite divise.
Opposizione diversificata ma unita nell’obiettivo finale.
Una narrazione convincente della resistenza.
Un contesto internazionale favorevole.

Quest’inverno, per la prima volta dal 1979, dopo quarantasette anni, l’Iran soddisfa tutte queste condizioni.

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redazione@ilriformista.it

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